Le difficoltà di Roger contro Nadal. Parigi, lo slam a noi più favorevole? Furlan (1995) tra gli uomini e la Schiavone (2001)
tra le donne, gli ultimi nei quarti. Rino Tommasi
PARIGI - Da quando lo ha giocato e vinto, quindi dal 2005, Rafael Nadal è sempre stato il favorito del Roland Garros anche se l’ostinata fedeltà alle indicazioni del computer da parte degli organizzatori non gli hanno mai concesso la prima testa di serie.
E’ così anche quest’anno. Malgrado un bilancio di 8 vittorie ed una sola sconfitta nei confronti di Roger Federer sulla terra battuta, il favorito di questa edizione è inevitabilmente il numero due del tabellone.
Al di là di ogni considerazione tecnica, si ha l’impressione che Federer sia vittima di una specie di blocco psicologico, senza trascurare i problemi tecnici che sul rosso gli propone il giovane rivale.
Vale la pena ricordare che nelle ultime due finali, giocate a Montecarlo e ad Amburgo, a Federer non sono bastati un vantaggio di 4 a 0 (secondo set nel Principato), di 5 a 1 e di 5 a 2 (primo e secondo set in Germania) per chiudere un set contro quel formidabile agonista che è lo spagnolo. E’ vero che ad Amburgo, dopo essere stato raggiunto sul 5 pari, Federer si è preso la soddisfazione di vincere quel set al tie-break ma al riguardo mi viene facilmente in mente un paragone pugilistico.
Federer è, nei confronti di Nadal, come un pugile che ha in mano l’avversario ma non riesce a metterlo k.o., dopo di che rischia di perdere ai punti nel rush finale.
Il maggior motivo di curiosità, alla vigilia del sorteggio, riguardava la posizione nel tabellone di Novak Djokovic, che rimane la più valida alternativa al duopolio di testa. Ebbene Djokovic è capitato dalla parte di Nadal e questo potrebbe essere un piccolo vantaggio per Federer che nel suo tabellone troverà avversari più teneri come gli spagnoli Ferrer e Ferrero, Davydenko e Wawrinka.
Unica, parziale insidia per Nadal un incontro di quarto turno con il russo Youzhny che nei suoi confronti ha un bilancio piuttosto interessante anche se non fa testo una vittoria ottenuta nel gennaio scorso a Chennai (6-0, 6-1 per il russo dopo che Nadal aveva dovuto lottare tre ore per battere Moya).
Fuori dai tre nomi che ho già citato, è difficile trovare soluzioni diverse o a sorpresa. Montecarlo ha avuto in semifinale i primi quattro del mondo, Amburgo ne ha avuti tre, solo Roma ha fatto eccezione ma, dopo che Federer e Nadal sono usciti, ha inevitabilmente finito per vincere Djokovic.
Insomma verdetti molto chiari che difficilmente potrebbero essere modificati dalla distanza del tre su cinque sulla quale si gioca al Roland Garros.
Più equilibrato si presenta il torneo femminile, rimasto orfano di Justin Henin , che aveva vinto quattro delle ultime cinque edizioni del torneo. Maria Sharapova e le due Williams , che saranno le favorite a Wimbledon, non hanno nella terra il migliore alleato. La Jankovic vincendo a Roma per la seconda volta consecutiva, ha dimostrato di essere la più in forma e la più integra. E’ dalla stessa parte della connazionale Ivanovic, la grande delusione del Foro Italico e la finalista dell’anno scorso a Parigi.
Per tradizione e per attitudine il Roland Garros dovrebbe essere, tra le prove del Grande Slam, la più favorevole ai nostri giocatori anche se l’ultimo italiano a raggiungere i quarti di finale è stato, nell’ormai lontano 1995, Renzo Furlan.
L’ultima italiana nei quarti di finale è stata Francesca Schiavone nel 2001.
Le migliori prestazioni azzurre sono state, naturalmente, le tre vittorie di Nicola Pietrangeli (1959 e 1960) e di Adriano Panatta (1976) mentre nel singolare femminile vantiamo una sola semifinale, raggiunta da Silvana Lazzarino nel 1954.
Sono ricordi lontani, purtroppo le possibilità di rinnovarli non sono molte. Dobbiamo accontentarci di lottare per un piazzamento.
Rino Tommasi