Il clamore della vittoria di Flavia con Venus è paragonabile a quella dell'altra azzurra con la Seles nel 1990. Uno dei risultati più prestigiosi mai ottenuti da un italiano in uno Slam. Rino Tommasi
PARIGI - Allo scadere della prima settimana siamo rimasti aggrappati a Flavia Pennetta, l’unica rimasta in gara tra gli undici italiani che avevano trovato posto nei due tabelloni del Roland Garros.
La vittoria della Pennetta, giunta l’altra sera quando ormai il giudice arbitro si apprestava a sospendere il gioco per l’oscurità, avrebbe meritato maggiore attenzione perché costituisce uno dei risultati più prestigiosi mai ottenuti da una nostra giocatrice in un torneo dello Slam.
E’ vero che proprio qui al Roland Garros nel 1954 Silvana Lazzarino era giunta in semifinale ma è doveroso ricordare che prima di perdere per 6-0,6-1 da Maureen Connolly la tennista romana non aveva dovuto battere nessuna avversaria di valore internazionale. Più recentemente (2004) Tathiana Garbin era riuscita, proprio qui, a battere Justine Henin ma era un momento di grande crisi per la campionessa belga.
Come clamore di risultato credo che il riferimento più appropriato per l’impresa di Flavia sia la vittoria ottenuta da Linda Ferrando a Flushing Meadows nel 1990 su Monica Seles che era la terza testa di serie.
A questo punto per raggiungere i quarti e la seconda settimana la Pennetta deve battere oggi la spagnola Carla Suarez Navarro, numero 132 in classifica . Dopo aver superato le qualificazioni la Suarez Navarro ha battuto la Parmentier, la Mauresmo ed infine l’australiana Dellacqua. Non credo sia un peccato di ottimismo o di patriottismo pronosticare la vittoria della nostra giocatrice dopo di che contro la Radwanska o la Jankovic si può giocare a cuor leggero.
Oggi la pattuglia italiana ha perduto sia la Schiavone che la Knapp. Quest’ultima non era certo favorita contro Maria Sharapova, la prima testa di serie ma ha comunque giocato un eccellente primo set prima di cedere nettamente nel secondo.
Sul 3 pari la Knapp ha perduto un servizio da 40-0, lo ha recuperato riuscendo ad allungare il set al tie-break dove ha commesso, sul 2 a 1 in proprio favore, un doppio fallo. Ceduto il tie-break per 7 a 4 la partita è praticamente finita ed il secondo set ha registrato un ingeneroso ma inevitabile 6 a 0. Molto più breve e meno interessante la partita che Francesca Schiavone ha perduto con un doppio 6-1 di fronte alla bielorussa Victoria Azarenka, classificata due posti davanti a lei.
La Schiavone ha detto di essere andata in campo con uno stiramento ma il suo alibi perde valore per due motivi: perché contro la Azarenka, la Schiavone aveva già perso per 6-2, 6-2 nell’unico precedente confronto diretto e poi perché, perduto il singolare, la Schiavone è tornata in campo per giocare (e vincere) un incontro di doppio.
I francesi che sono rimasti senza una giocatrice nel singolare femminile si sono rifatti con la qualificazione per il quarto turno, dopo Chardy e Mathieu, di Gael Monfils che però ha dovuto lottare cinque set per piegare l’austriaco Melzer.
In chiusura di pomeriggio Roger Federer ha dovuto battersi contro Ancic, l’ultimo giocatore capace di batterlo a Wimbledon (2002) e contro la pioggia che minacciava la sospensione. Fornendo una delle migliori prestazioni stagionali Federer ha svolto la pratica in tempo utile.