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Roland Garros

Safina, scacco a due regine

Ha battuto le ultime due n.1, prima Justine Henin e poi Maria Sharapova. Ubaldo Scanagatta

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safina PARIGI _ Una vita vissuta all’ombra del fratello, più bello, più forte, più talentuoso, più personaggio, più popolare, più ricco, più controverso e, incidentalmente (soltanto 9 settimane), n.1 del mondo con all’attivo due Slam vinti (US e Australian Open) e altri due persi in finale.

Ma poche settimane potrebbero cambiare la vita di Dinara Safina. Nelle ultime ha fatto fuori le ultime due n.1 del mondo: un mesetto fa, a Berlino, Justine Henin nell’ultima partita della belga prima del ritiro. Per inciso ha poi vinto il torneo superando Serena Williams, Azarenka e Dementieva (sua prossima avversaria qui nei quarti)

Oggi la Safina ha rimontato la nuova n.1, la connazionale più nota e meno amata (dalle altre russe): Maria Sharapova. L’ha battuta, 6-7,7-6,6-2, dopo aver sprecato due setpoints nel primo set. Nel secondo set la Sharapova aveva condotto 5-2 sciupando un matchpoint sul 5-3 40-30. Anche nel tiebreak Maria era stata avanti 5-2, ma solo per cedere cinque punti di fila.

Insomma, finalmente pare essersi decisa ad uscire alla luce del sole la sorella dell’estroverso Marat, Dinara Safina, 22 anni (sei meno del fratello), un viso schiacciato ben poco femminile, due spalle da far paura, 182 cm d’altezza che al femminile valgono quanto i 193 cm al maschile del fratellone playboy, ultimamente più impegnato nel corteggiare le “safinettes” che negli allenamenti.

Aveva compiuto il suo stesso coraggioso percorso, emigrando ancor bambina dalla Russia per allenarsi in Spagna, Dinara, premurosamente seguita da mamma Reusova (gigantesca anche lei) e da coach incessantemente licenziati, ma ben pochi le avevano fin qui dedicato grandi attenzioni sebbene lei fosse arrivata ad essere la nona tennista delle classifiche mondiali un anno fa e avesse centrato un’importante finale a Roma 2006 (sconfitta dalla Hingis che l’aveva soggiogata psicologicamente).

Ora Dinara, n.14 Wta, e incoraggiata dal pubblico (“Devo dire grazie a mio fratello se i francesi erano per me”) potrebbe avere “rimosso” un’altra regina dal suo trono. Una regina uscita, indispettita, fra i fischi degli spettatori che non hanno imparato ad amarla. Un motivo ci sarà. Certo lei non è quel che si dice una buona perdente. Mentre Dinara ha dimostrato oggi di non essere poi così diversa dal fratello soltanto quando si è lasciata andare ad una sfilza di imprecazioni ed è stata ammonita: "Il sangue è lo stesso" avrebbe detto sorridendo in conferenza stampa.

Chiunque vinca il torneo fra Ivanovic, Jankovic (nellà metà bassa del tabellone) e Kuznetsova (alta), diventerà n.1 del mondo lunedì prossimo (vedi l'articolo che inserirò tra poco nel blog) . E le favorite sono loro, a meno che Dinara non metta d’accordo le tenniste superstiti che, salvo la svizzera Schnyder e la spagnola Suarez Navarro, sono tutte europee dell’Est, in gran parte russe o similrusse. “Se vincessi uno Slam anch’io sarebbe il sogno di tutta una famiglia…potremmo appendere la racchetta al chiodo” ha detto Safina (che non lo farà anche se...).

Anche in campo maschile l’Europa domina: unico non europeo in lizza è il cileno Gonzalez che però al prossimo turno ha Federer con il quale ha perso 10 volte prima di vincere l’ultima al Masters di Shanghai nel girone all'italiana.

Elena Dementieva, due finali di Slam perse da due connazionali nel 2004 qui e a New York, ha battuto due russe di fila, Dushevina e Zvonareva, e ora ha la Safina e se vincesse magari la Kuznetsova: “Mi sembra di giocare i campionati russi, non il Roland Garros”.

Come piacerebbe a noi giocare gli Assoluti italiani al Roland Garros...ma i nostri derby possono avvenire soltanto al primo o al secondo turno, mai alle fasi finali.

 

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