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Roland Garros

Una serba n.1
13 anni dopo

La rivalità fra le due ragazze serbe è forte e la Jankovic non è riuscita a nasconderla quando ha imitato l'esultanza di Ana. Ubaldo Scanagatta

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PARIGI _ Vide giocare Monica Seles, ultima regina serba della racchetta, che aveva cinque anni. In tv. E chiese ai suoi genitori di iscriverla a un tennis-club. La iscrissero in un circolo dove un campo era…una piscina olimpica che non poteva essere riscaldata. “Così ci si giocava a tennis, anche se gli “out” non erano regolamentari. Così si giocava più spesso dritto che incrociato” ha raccontato 1000 volte Ana Ivanovic che grazie anche a quei colpi più diretti e penetranti è diventata ieri la nuova n.1 del mondo. Non so se ne diventerà più forte, ma Ana non è meno bella di Maria, la regina detronizzata. E non meno bugiardella: “Non sapevo di essere diventata n.1, me l’ha detto la signora degli spogliatoi dopo il match…”.

Strano non sapesse che grazie alla sconfitta della Kuznetsova e della sua vittoria in semifinale (6-4,3-6,6-4) sulla connazionale Jelena Jankovic _ anche lei prodotto straordinario di quella piscina _ lei sarebbe succeduta sul trono WTA a Maria Sharapova. Al contrario della russa che vinse Wimbledon a 17 anni, Ana (20 anni) deve però ancora vincere il suo primo Slam.

L’opportunità le si presenterà per la terza volta domani, quando giocherà da favorita _ un anno dopo la prima finale persa qui con Justine Henin e quattro mesi dopo quella in Australia (sconfitta dalla Sharapova) _ contro Dinara Safina che però ora non può più essere considerata soltanto la “sorella di Marat Safin”, dopo aver vinto il torneo di Berlino battendo tre top-ten e sconfitto qui Sharapova, Dementieva e ieri Kuznetsova (6-3,6-2).

Dei due derby in programma ieri quello, russo non è stato memorabile né sotto il profilo estetico né sotto quello tecnico, né per l’andamento. La Safina, rinfrancata dai precedenti exploit e decisa a non rischiare tre volte (“Avevo annullato matchpoint sia alla Sharapova sia alla Dementieva, non si può sempre vincere così…”) ha giocato con una tale aggressività che la Kuznetsova, unica semifinalista in possesso d’uno Slam, ne è rimasta travolta. Insomma, nemmeno una “…ova” disputerà la finale femminile, com’era invece accaduto negli ultimi Slam. Ce n’erano 21 nel tabellone inflazionato dalla presenza di russe, ceche e tenniste dell’Est.

Il secondo derby invece, quello serbo, è stato invece bellissimo sotto tutti i punti di vista. Belle, sexy e pure brave le due serbe rivali anche nella scelta delle mises: un’elegante completino rosa (molto) shocking per Ana, un abitino verde acqua per Jelena. Brave ma anche un tantino dissolute, se è vero che in tutti e tre i set chi è stata avanti 3-1 l’ha poi perso.

Così la Jankovic ha avuto la peggio perché avanti 3-1 è stata sia nel primo sia nel terzo set, dopo aver rimontato il secondo da 1-3. Infastidita dagli urletti, dal saltini, dai pugnetti e dagli “Aide!” (il nostro Alè) della Ivanovic, la Jankovic a un certo punto si è prodotta in un sua esilarante imitazione. D'istinto. E le è riuscita benissimo. Novak Djokovic, re degli imitatori, evidentemente ha fatto scuola.

Oggi semifinali maschili. Prima la più attesa, Nadal-Djokovic (7-3 in toto i precedenti, ma 4-0 sul “rosso”), poi Federer-Monfils (3-0) abbastanza scontata.

Ubaldo Scanagatta

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