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Roland Garros

Sempre loro
Federer-Nadal

Ma ha sofferto più lo svizzero, inaspettatamente, dello spagnolo che ha dominato Djokovic. Monfils, perso subito il servizio, ha invece reso dura la vita al n.1 del mondo. Ubaldo Scanagatta

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PARIGI _ La stessa degli ultimi due anni. La finale maschile del Roland Garros è quella prevista. Certo meno prevista del modo in cui Rafa Nadal e Roger Federer ci sono arrivati.

Eravamo tutti persuasi che fra Rafa Nadal n.2 e Novak Djokovic n.3, per una semifinale che valeva intanto il secondo posto nel ranking mondiale, dovesse esserci più partita che non fra Federer e l’ “imbucato” Monfils, n.59. Tutti a dire che la partita era vera la prima, non la seconda. Mai previsione fu più errata.

Infatti, vuoi per la performance mostruosa di Nadal _ “Un partido casi perfecto, la mia migliro partita qui” l’ha definito Rafa stesso prima di mettere le mani avanti… “Ma casi perfecto contra Federer puede non bastar” _ e vuoi per la pessima vena mostrata da Federer, c’eravamo sbagliati.

Nel giorno del compleanno di Bjorn Borg (52 anni e in tribuna), il suo delfino Nadal ha letteralmente surclassato Djokovic per un’ora e 50 minuti, fino al 6-4,6-2, 3-0 e doppio break. Poi, forse per dimostrare che è umano anche lui, è calato un pelino e tanto è bastato perché il serbo con un guizzo d’orgoglio abbastanza inconsueto (quanti ritiri in passato per Nole!) li recuperasse entrambi e si arrampicasse al tiebreak.

Era, “Djoker”, il primo avversario dello spagnolo capace di tanto. Il brasiliano Bellucci al primo turno si era accontentato di cinque games e nessun altro aveva potuto imitarlo. Ma il serbo arrivava a conquistarsi addirittura un setpoint, sul 6-5 per lui, ma servizio Nadal. Una gran bella battuta seguita da un drittone micidiale di Nadal lo coglieva in contropiede ed era tiebreak. Che Nadal, rientrato nei suoi cenci, dominava. 6 punti a zero, tre sprazzi del serbo, ma 7-3 finale per il mallorquino (6-4,6-2,7-6) in 2h e 49m) che approda alla sua quarta finale consecutiva pronto a far poker di successi. Questa era la sua ventisettesima vittoria consecutiva a Parigi dove non ha mai perso, il quarantaduesimo set vinto sugli ultimi quarantatre. Invincibile. Anche se lui dice: “Prima di ogni match penso che potrei perderlo…”. Deve essere l’unico a pensarla così.

Invece un brutto Federer, in edizione… economica, tante inguardabili volee di rovescio infossate a rete (“Guardava la zona vicino alla rete come se fosse infestata dai pescicani” soleva dire il suo ex coach Peter Lundgren) ha corso con Monfils tutti i rischi che Nadal non ha vissuto. Lo svizzero ha dominato il primo set, ma ha completamente ciccato il secondo, e tanto nel terzo (1-1) che nel quarto (3 pari) ha dovuto salvare palle break che gli avrebbero potuto complicare terribilmente la vita. Entusiasmo alle stelle quando sul 4-5 al quarto Monfils, detto “la Monf”, ha salvato due matchpoint. Non c’è stato bisogno di un quinto set, 6-2,5-7,6-3,7-5 per lo svizzero in 3 h e 4m, che però domani dovrà giocare molto ma molto meglio se vorrà evitarsi l’ennesima umiliazione contro Superman Nadal.

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