Un altro torneo è alle spalle: promossi e bocciati del secondo Slam dell'anno. Enzo Cherici
Ancora loro. Federer e Nadal. Roger e Rafa. Per il terzo anno consecutivo l'ultimo atto del torneo parigino ha vissuto la recita dei soliti protagonisti. Peccato stavolta si sia trattato di un assolo. Un po’ perché uno dei due attori ha deciso di prendersi tutta la scena. Ma in particolare perché l'altro protagonista ha deciso di non presentarsi in teatro, se non per una fugace apparizione nel corso del secondo atto. Per fortuna il torneo femminile ha riservato qualche emozione in più, con partite sorprendenti e cambi clamorosi ai vertici della classifica. Andiamo allora a scoprire i promossi e i bocciati di questo secondo Slam dell'anno.
I più: +
Nadal
Per Super-Rafa ormai non ci sono più aggettivi. Ogni volta che sta per prendere il via la stagione sul rosso parte il solito ritornello: troppi punti da difendere; troppi tornei uno dietro l'altro; prima o poi inciamperà; e bla e bla e ancora bla. Lui non se ne cura e fa quello che gli riesce meglio: massacrare chiunque gli si pari innanzi. Semplicemente fantastico. Un extra-terrestre. Quest'anno soltanto le vesciche sono state capaci di metterlo KO. Per il resto, una macchina da guerra. Con picchi straordinari raggiunti nel corso della semifinale di Amburgo contro Djokovic. Quello che ha combinato in questo Roland Garros è presto detto: zero set persi; la miseria di 41 giochi smarriti lungo la strada, meno di 6 a match; in tutto il torneo ha subito la bellezza di…12 aces (soltanto Bellucci e Almagro hanno raggiunto la fantasmagorica cifra di 3); ha battuto (eufemismo) uno dopo l'altro il numero 3 e il numero 1 del mondo. Domanda: come si può battere uno così sulla terra battuta? Risposta: non si può. Continuando di questo passo finirà per offendersi ogni volta che lo paragonano a Borg. Di un altro pianeta.
Monfils
Tema: come si può arrivare in semifinale d'uno Slam giocando dritti e rovesci dalla terza fila delle tribune. Svolgimento: guardare i match di Gaël Monfils.
Nel corso della prima settimana lo avevamo infilato nel calderone con gli altri francesi. Stavolta però la copertina se la merita tutta. Avrà anche avuto un tabellone non impossibile fino ai quarti, tutto vero. Ma altrettanto vero che dai quarti in poi la fortuna se l'è anche meritata. Prima facendo fuori un inguardabile David Ferrer (con lui faremo i conti dopo), poi creando non pochi grattacapi a sua maestà Federer. Tanto che se riesce ad arrampicarsi fino al quinto set non si sa come va a finire. Il difficile però viene adesso. Dovrà confermarsi e non sarà affatto facile. Ce la farà? Uhmmm…
Ivanovic
I tornei dello Slam sono pieni zeppi di vincitori e vincitrici che hanno trovato la forma strada facendo. Da questa edizione di Parigi ne abbiamo una in più. Ana proveniva da un periodo non facile, addirittura con la sconfitta al primo turno rimediata al torneo di Roma. Anche a Parigi partiva col freno a mano tirato ed appariva tutto fuorché convincente. Poi però, partita dopo partita – complici forse anche i risultati che via via si materializzavano col passare dei turni – aumentava la sua consapevolezza. La prospettiva di diventare la nuova numero uno faceva il resto e non ce n'era più per nessuno. Solo la connazionale Jankovic è stata in grado di impensierirla (addirittura con qualche episodio da moviola nel corso del match), ma ormai aveva inserito il pilota automatico. Concederà il bis a Wimbledon? No!
Safina
Una ventata d'aria nuova. S'è ritrovata più volte in difficoltà contro avversarie più titolate (Sharapova e Dementieva), non s'è persa d'animo e le ha battute con carattere annullando dei matchpoint. È probabilmente arrivata alla sua prima finale di uno Slam un po’ in debito d'ossigeno, ma soprattutto appagata per il risultato raggiunto. Fosse stato un quarto di finale forse l'esito avrebbe potuto essere diverso. Peccato perché era in una condizione di forma straordinaria. Mai vista colpire la palla come in queste ultime settimane. Speriamo non abbia la testa del fratello (ciao Marat, ti aspettiamo).
I meno: -
Federer
Si può arrivare per la terza volta consecutiva a giocarsi la finale del torneo a te meno favorevole ed essere considerati tra le delusioni? Si può. Anzi si deve, se ti chiami Roger Federer ed arrivi in finale racimolando poi la miseria di 4-games-4. Alcuni numeri emblematici della finale. Federer ha portato a casa il 49% dei punti quando ha messo in campo la prima (26/53), il 21% con la seconda (5/24). Ha messo a segno soltanto 2 aces (suo record negativo?) e non è sceso a rete più di quattro volte in tutto il match, ricavandone solo uno striminzito quindici. Una debacle. Punti totali: 92-52 a favore di Nadal. Neanche il più sfegatato supporter dello spagnolo avrebbe osato sperare tanto.
Diciamola tutta: Federer esce con le ossa rotte da questa edizione del Roland Garros. Anche negli anni scorsi aveva perso la finale, vero. Anche negli scorsi contro lo stesso avversario non aveva mai dato l'impressione di poter vincere, vero anche questo. Ma mai come quest'anno ha fornito un'impressione di impotenza. Si ha l'impressione che, al di là dei numeri, lui per primo non si senta più il numero uno. E forse neppure il due. Succede da qualche mese a questa parte una cosa impensabile fino a nemmeno un anno fa: quando Federer batte Nadal o Djokovic sembra quasi si tratti di un risultato a sorpresa. La rivincita? A Wimbledon. Forse.
Sharapova
Uno dei regni più brevi della storia del tennis. Ritrovatasi numero uno quasi per caso, dimostrava già a Roma che quella posizione poteva essere meritata altrove, ma non sulla terra. A Parigi però, l'assenza della Henin aveva aperto squarci interessanti nel tabellone anche per lei. Niente da fare. Anche quest'anno qualcosa non è andata per il verso giusto e contro Dinara non le è stato sufficiente un matchpoint a suo favore per portare a casa una partita che sembrava ampiamente alla sua portata. Vincerà mai al Roland Garros? L'impressione è che, in prospettiva, abbia più chances lei di Federer. Se non altro perché la sua Nadal in gonnella è uscita di scena una volta per tutte. Si rifarà a Wimbledon, Williams permettendo.
Ferrer
Nessuno gli chiedeva di vincere a Parigi. Ma come sia riuscito nell'impresa di farsi cacciar fuori da Monfils rimarrà per sempre un mistero. Eppure sembrava aver recuperato una buona condizione. Al turno precedente s'era preso la rivincita contro quel simpaticone di Stepanek, cancellando lo smacco di Roma. Tutto lasciava presagire una sua semifinale contro Federer. E invece…Invece potrebbe aver preso sotto gamba l'impegno. Peccato mortale per uno sportivo a tutti i livelli, ma addirittura imperdonabile quando capita nei quarti di finale di uno Slam. E se ci fossimo tutti sbagliati su questo spagnolo dalle caratteristiche quantomeno atipiche? Da sempre diciamo che la sua superficie preferita è la terra e che si adatta bene anche sul duro. In base ai risultati degli ultimi mesi sembrerebbe vero addirittura il contrario. Lo spagnolo è iper competitivo su cemento e indoor (semi Us Open; finale al Master; quarti in Australia), mentre sembra aver perso confidenza sull'amata terra rossa. Mentre sul rapido riesce a sfruttare alla perfezione la velocità di palla degli avversari (tutti mediamente più potenti di lui), sul rosso questo giochetto non gli riesce. A maggior ragione quando dall'altra parte della rete c'è un tipetto alla Monfils che manda stracci bagnati da 100 metri di distanza e non consente minimamente di appoggiarsi alla sua palla. Con lui ci ritroveremo sul cemento americano. Come dite? Wimbledon? Se ha comprato i biglietti, forse.
Enzo Cherici