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Wimbledon

Ivo l'erbivoro qui
scivola sempre

E' il quarto k.o. al primo turno che subisce il gigante croato Karlovic. Eppure da due anni è lui che vince il torneo di Nottingham. Come si spiega? Ubaldo Scanagatta

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WIMBLEDON  - Si ha un bel dire che il servizio è arma letale sull’erba, ma non basta essere alti due metri e 07 centimetri, mettere a segno 23 aces, servire 90 prime su 127 (72% è percentuale altissima per uno che cerca sempre l’ace) e fare 75 punti su 90 “prime”, per garantirsi il passaggio al secondo turno. Può non bastare nemmeno se si gioca contro un qualificato semisconosciuto, come il tedesco di Heidelberg Simon Stadler, 24 anni e appena n.172 del mondo che ha in Helmut Luethy lo stesso allenatore di Popp, il tedesco che vinceva qualche match soltanto a Wimbledon.
Tant’è che Ivo Karlovic, favorito n.18, ci ha perso in quattro set (4-6,7-6,6-3,7-5). Quel che più mi stupisce è che con ieri sono quattro volte di fila che qui perde al primo turno. Tre anni fu vittima anche del nostro “semidesaparecido” Bracciali, eppure aveva battuto il record di aces in un match di tennis: 52.
La vicenda è abbastanza curiosa perché sono due anni di fila che Karlovic vince il torneo prologo di Wimbledon, a Nottingham. Quindi non si può sostenere che, al di là del servizio, non sappia giocare sull’erba. Solo che qui non gli danno il tempo di arrivare da Nottingham, di provare quest’erbetta rallentata (anche quella del vicino Queen’s non è come quella dell’All England Club), lo buttano in campo nelle prime ore del pomeriggio e zac, lui finisce fuori dallo Slam dove nessuno vorrebbe mai incontrarlo, dove lui avrebbe teoricamente più chances di far strada.
Forse varrà la pena ricordare che del tennista più alto del mondo _ almeno fra i “pro” _ si sentì per la prima volta parlare al di fuori della natìa Croazia, nel 2003, allorquando sconfisse al primo turno Lleyton Hewitt sul “centre court”.
 

L’australiano era il campione in carica, il “centrale” gli spettava di diritto, così come ieri è stato riservato ad un elegantissimo Federer (6-3,6-2,6-2 all’amico Hrbaty) cui la Nike si ingegna ogni anno a inventarsi qualcosa, quando la giacca immacolata e i pantaloni lunghi di flanella come ai tempi del tennis d’antan, quando un cardigan come quello sfoggiato ieri in misto lino e cashmere e orlato d’oro. I cinque bottoni realizzati artigianalmente rappresentano le cinque vittorie di Roger a Wimbledon e sul petto spiccano le iniziali RF ricamate a mano.
 

Che c’entra questo con il tennis? Con le vittorie di Bolelli su Bogdanovic (7-6 4-6,6-3,7-6), di Seppi su Kamke (5-7,6-3,6-2,6-4) di Safin su Fognini (6-1,6-2,7-6), di Reynolds sull’impresentabile Volandri (6-2,6-2,e ritiro: ma ha proprio bisogno di venire qui a ritirare le 10.000 sterline spettanti agli sconfitti al primo turno?), della Szavay sulla Garbin 6-1,6-3? C’entra perché a Wimbledon il tennis è prima ancora che un torneo, almeno nei primi giorni, un “social event”, e sui giornali inglesi si pubblicano fotomontaggi di Venus che spunta su da una conchiglia, proprio come la Venere del Botticelli, con i capelli lunghi e neri che si copre i seni e il basso ventre, si scovano immagini sensuali di una Ivanovic senza veli (ma solo di profilo), si pubblicano le foto più sexy delle varie wags&girlfriends di Roddick (la modella Brooklyn Decker), di Hewitt (l’attrice Bec Cartwright), di Fish (Stacey Gardner, altra attrice) l’ex di Safin Dasha Zhukova (ora compagna di Roman Abramovic) ma che ora ha trovato una "Safinette" ancora più bella.
 

Ubaldo Scanagatta

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