trad. a cura di Daniele Vitelli - 25 giugno
That Justine Henin's sudden retirement last month left a major void in women's tennis is no secret. But perhaps the most gaping hole her exit exposed is the paucity of players among the sport's elite who strike the ball with one hand on the backhand side.
The numbers don't lie: One-handed backhands in women's tennis are likely at an all-time low.
Just three of the top-50 players on the Sony Ericsson WTA Tour use one hand on their backhands, and only one, No. 20 Francesca Schiavone of Italy, is even in the top 30.
Of the top-100, a slim minority of seven has found a way to survive without striking the ball with two hands. The only one under 25 is 56th-ranked Carla Suarez Navarro of Spain. Suarez Navarro, who reached the quarterfinals at Roland Garros, is 19.
"Those are staggering numbers," BBC commentator Tracy Austin says.
The lawns of Wimbledon were once dominated by the elegant swooshing sound of low-skimming one-handed slices — names such as King, Court, Goolagong, Wade, Navratilova and Graf.
From the dawn of the Open era in 1968 through 1996, only one woman with a two-handed backhand managed to triumph at Wimbledon: Chris Evert, who won three titles ('74, '76, '81).
Since 1997, only two women without double-fisted backhands have won: Jana Novotna in 1998 and Amelie Mauresmo in 2006.
The rise of two-handed icons Jimmy Connors, Chris Evert and Bjorn Borg in the 1970s certainly has a lot to do with this a fundamental shift. When players saw the power and depth they could generate from the baseline, the lack of reach and more difficult transition to net with two hands didn't seem such a liability. They were followed by the likes of Tracy Austin, Andrea Jaeger, Andre Agassi and Jim Courier.
Nine-time Wimbledon singles winner Martina Navratilova says she noticed a shift in the 1990s when she sat down for strategy sessions before matches.
"It varied," says Navratilova, now commentating for cable outlet Tennis Channel. "There were a lot of one-handers, some two-handers, some serve and volleyers, some all-around players, some baseliners. It was different game plans. Then in the '90s it was always the same. I got bored."
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Il rovescio ad una mano è ora una rarità nell’era post-Henin
Che l’improvviso ritiro di Justine Henin, il mese scorso, abbia lasciato un grande vuoto nel mondo del tennis femminile non è un segreto. Ma forse il più grande buco che il suo abbandono ha evidenziato è il ristretto numero di giocatrici di alto livello che colpiscono la palla con una sola mano dalla parte del rovescio.
I numeri non mentono: i rovesci ad una mano nel tennis femminile sono al minimo storico.
Solo tre top-50 nel Sony Ericsson WTA Tour usano una sola mano dalla parte del rovescio ed una sola, l’italiana Francesca Schiavone, n.20, è tra le prime 30.
Tra le top-100 una piccola minoranza di sette ha trovato il modo di sopravvivere senza colpire con due mani. L’unica under 25 è la numero 56, l’iberica Carla Suarez Navarro. La Suarez Navarro, che ha raggiunto i quarti al Roland Garros, ha 19 anni.
“Questi sono numeri sconvolgenti,” dice la commentatrice della BBC Tracy Austin.
I campi di Wimbledon erano una volta dominati dal suono elegante dei rovesci tagliati dal rimbalzo basso – di nomi come King, Court, Goolagong, Wade, Navratilova and Graf.
Dall’alba dell’era Open nel 1968 fino al 1996, solo una giocatrice con il rovescio a due mani era riuscita a vincere a Wimbledon: Chris Evert, che vinse tra titoli ('74, '76, '81).
Dal 1997, solo in due occasioni la vincitrice non giocava il rovescio a due mani: Jana Novotna nel 1998 e Amelie Mauresmo nel 2006.
L’avvento di icone con il rovescio a due mani come Jimmy Connors, Chris Evert e Bjorn Borg negli anni 70 ha molto a che fare con questo cambiamento. Quando i giocatori videro la potenza e la profondità che potevano generare dal fondo, la perdita di allungo e la maggiore difficoltà nell’avvicinamento alla rete non sembrarono svantaggi così pesanti. Poi vennero quelli di Tracy Austin, Andrea Jaeger, Andre Agassi and Jim Courier.
La nove volte vincitrice di Wimbledon, Martina Navratilova dice di aver notato il cambiamento quando faceva le sedute di tattica prima dei match.
“C’erano cose diverse “ dice la Navratilova, che ora commenta per la tv via cavo Tennis Channel. “C’erano molti giocatori ad una mano, alcuni a due mani, qualche giocatore servizio e volée, alcuni a tutto campo, alcuni da fondocampo. Le tattiche di gioco erano più d’una. Poi negli anni ’90 si iniziò a vedere sempre lo stesso gioco. Iniziai ad annoiarmi.”