L'azzurro, numero 201 del mondo e proveniente dalle qualificazione, ci racconta la sua incredibile "due giorni": l'allenamento, lo svenimento, la corsa in ospedale, la ferita al naso, l'attesa di poter giocare, il successo contro l'inglese Baker. Luigi Ansaloni
Arriva in conferenza stampa con un curioso cerotto al naso, Stefano Galvani. Più che un giocatore di tennis sembra un pugile. “In effetti è vero, questo cerotto non mi sta male, ma vi assicuro, non era proprio voluto!”, dice con un sorriso grande così. Il suo combattimento, pur non con guantoni ma con una racchetta, l’ha comunque vinto, e anche alla grande: ha dato un dispiacere ai tanti inglesi presenti qui a Wimbledon, sconfiggendo senza problemi in tre set il “padrone di casa” Baker con il punteggio di 6-4, 6-2, 6-3. Quel cerotto sul naso Stefano, 31 anni, numero 201 della classifica ATP (lo scorso anno si era issato fino alla 99esima posizione), se l’era “guadagnato” lunedì, quando durante un allenamento di routine è stato colpito da un improvviso malore che lo ha steso nemmeno fosse un micidiale pugno. “Non mi ricordo praticamente niente - dice Galvani - ero in campo da solo, mi stavo allenando come sempre. Ad un certo punto ho sentito che qualcosa non andava, ma non ho avuto il tempo di capire niente e boom, sono finito per terra. E’ stato un calo di pressione, non mi era mai successo”. Qualche minuto di “buio”, poi i ricordi cominciano di nuovo ad affiorare: “Mi ha trovato così Vassallo, che cercava di svegliarmi. Poi mi hanno portato in ospedale, dove hanno fatto tutti gli accertamenti, ma fino all’ultimo minuto non sapevo se potevo giocare oppure no. Mi hanno chiesto di fare un ulteriore esame, un’ecografia al cuore, e l’ho fatta anche volentieri, per la mia salute. Poi è arrivato l’ok e sappiamo tutti come è andata”. Un incontro, quello contro Baker, andato via senza problemi: “Mi aspettavo un po’ di più dal mio avversario. Sai, un inglese, sull’erba, è sempre una grossa incognita. Invece ho giocato il mio miglior tennis e non ho avuto problemi”. Galvani, che aveva debuttato in un torneo dello Slam al Roland Garros nel 2001 contro un certo Roger Federer, giovedì se la vedrà con il russo Mikhail Youzhny, testa di serie n.17: “Un brutto, bruttissimo cliente sull’erba, che lo scorso anno ha messo in difficoltà persino Nadal - dice - ma mi piace incontrare avversari così. Mi divertirò, senza dubbio”. Infine un sorriso e un pensiero anche per la famiglia: “Questi soldi del passaggio del turno (15.000 sterline, ndr) ci volevano proprio. Ho una famiglia da mantenere e mio figlio cresce. Sono proprio felice di tutto, è una bella giornata”.
Luigi Ansaloni