Abbiamo cercato di capire il come e il perchè i campi di Wimbledon siano diventati così lenti. Tra le cause anche questioni di prestigio... Ne abbiamo parlato con Giorgio Di Palermo. Michele Fimiani
Sarà un caso che il gigante Ivo Karlovic negli ultimi due anni abbia vinto il torneo su erba di Nottingham e puntualmente sia stato eliminato al primo turno a Wimbledon?
E sarà sempre un caso il fatto che fino ad una quindicina di anni fa, durante le fasi finali del torneo londinese, l’erba lasciava spazio a grandi chiazze marroni sia a fondocampo che nei pressi della rete, mentre adesso il giorno della finale in mezzo al campo il colore predominante è ancora il verde splendente?
E’ innegabile, l’erba di Wimbledon non è più la stessa, i campi dell’All England Club permettono ormai anche ai “giocatori da fondo” di essere competitivi e scoraggiano sempre più i tennisti a tentare la via della rete. Una superficie ormai ribattezzata “erba battuta”.
Ne abbiamo parlato con Giorgio Di Palermo, 12 anni di carriera come ATP Manager, il quale ci ha raccontato come e perché sono cambiati i campi qui a Londra.
“L’erba viene tagliata leggermente più alta e la densità di fili per centimetro quadrato è sensibilmente diminuita” dice Giorgio. “Ma soprattutto è radicalmente stato modificato il fondo del campo. Per intenderci, se Borg faceva una scivolata in mezzo al terreno di gioco si creava una immensa voragine, con l’immediata conseguenza che se poi la pallina cadeva nelle vicinanze della buca il rimbalzo era assolutamente imprevedibile. Ragion per cui anche giocatori che prediligevano il gioco dal fondo come il cinque volte campione svedese, erano costretti ugualmente a cercare la via della rete onde evitare le complicazioni dovute alle irregolarità del campo.
Oggi non è più così, se Nadal fa una scivolata il terreno rimane duro e compatto, i rimbalzi sono sempre regolari e conseguentemente si può scambiare dal fondo senza sorprese indesiderate.”
Chissà quanto invidierà i tennisti di oggi un giocatore metodico e calcolatore come Lendl, che probabilmente proprio a causa dell’imprevedibilità dei campi in erba non è mai riuscito a conquistare il torneo che più desiderava!
La questione è adesso cercare di capire il perché tra il 2000 e il 2002, anni in cui sono state fatte le modifiche decisive al fondo del campo, i responsabili del torneo londinese hanno deciso di rallentare i campi. Scelta tra l’altro ancor più curiosa dato che in quegli anni Sampras era in declino e il miglior tennista inglese, Tim Henman, era un erbivoro puro.
Sicuramente una prima ragione è dovuta al fatto che gran parte degli spettatori non ne poteva più di pagare profumatamente un biglietto per il centrale e assistere magari ad una gara di “tiro al piccione” tra Sampras e Ivanisevic. Difatti con l’avvento delle nuove racchette, che hanno permesso ai tennisti di servire a velocità impensabili con gli attrezzi di legno, il numero degli ace è vertiginosamente aumentato e molto spesso non era nemmeno più necessario andare a rete per conquistarsi il punto.
La vera ragione che ha spinto gli organizzatori a cambiare il fondo dei campi londinesi potrebbe però essere stata un’altra; Wimbledon alla fine degli anni novanta ha vissuto infatti il rischio di perdere il prestigio e l’importanza che aveva avuto fino a quel momento a causa dei mutamenti che il gioco del tennis stava avendo in quel periodo. All’inizio degli anni novanta ai vertici della classifica mondiale c’erano i vari Sampras, Becker, Edberg e Stich che prediligevano i tappeti veloci e che consideravano Wimbledon il torneo più importante della stagione. Quando però il gioco si è spostato sulla linea di fondo e hanno cominciato a farsi strada giocatori del calibro di Moya e Corretja le cose sono cambiate. Se a Londra non si fossero adeguati ad un gioco più lento il torneo avrebbe rischiato di perdere la partecipazione dei primi tennisti della classifica.
Ed ecco come repentinamente siamo arrivati ai campi in “erba battuta”, campi che hanno visto David Nalbandian e Rafael Nadal arrivare in finale e che in qualche modo hanno agevolato la cinquina di Roger Federer, giocatore erroneamente considerato da erba, ma che fondamentalmente gioca sui prati dal fondo, salvo andare sporadicamente a rete solo quando è necessario.
Il rallentamento dei campi a Wimbledon è quindi semplicemente un adeguamento al gioco moderno che non deve meravigliarci più di tanto; pur contravvenendo allo spirito di qualche anno fa dove ogni innovazione era vista come sale negli occhi, all’All England Club le novità sono ormai di casa e nessuno si stupisce più se la finale si gioca di domenica o se vengono costruiti impianti dotati di tetto retrattile.