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Wimbledon

Marat Safin
splendido ribelle

Un bellissimo ritratto del tennista russo dipinto da Marco Lombardo, capo della redazione sportiva de "Il Giornale", alla vigilia della finale degli Australian Open 2004, poi persa, contro Roger Federer.

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Quando nel 2000 aveva appena vinto gli Us Open, era il numero uno del mondo, spaccava racchette in maniera seriale, girava con le Safinette al seguito, frequentava fuori dal campo solo discoteche e pensava di essere un Dio: <Tutto girava cosi in fretta, tutti mi volevano, tutti mi adoravano. E io mi dicevo: ''Nessuno ti puo battere">. Quando poi un anno fa si ritrovò con una caviglia a pezzi e a fare da spettatore per sei mesi credeva di essere giunto <nel fondo dell'abisso>. Ora che invece è in finale agli Australian Open, ha una fidanzata fissa e si allena con regolarità, è sicuro: <Posso tornare in vetta: è il mio obiettivo, ma non è una certezza. Sono cambiato, non ho più 20 anni>.

Infatti, ne ha 24. Marat Safin, il russo piu amato del circuito, è finalmente riapparso da quel numero 86 in classifica dov'era sprofondato, cioè praticamente da un incubo. Andata e ritorno in un fiato: dalla finale a Melbourne persa nel 2002 con lo svedese Johansson a quella che stanotte disputerà con Roger Federer per il primo titolo che conta del 2004, con in mezzo gli infortuni - è vero - ma anche troppe giornate buttate via alla faccia del suo talento. L'uomo dell'Est che ama leggere libri impegnati e che fa sognare le ragazze del mondo ha deciso che la sua storia, quella tennistica soprattutto, doveva cambiare e adesso è tornato a guardare tutti dall'alto e non solo per i suoi 193 centimetri: <Ho avuto due infortuni nello stesso punto: i medici mi avevano dato tre mesi per il recupero, ne ho passati sei a sognare il tennis mentre guardavo le partite tv. Mi dicevo: "Ehi, dovresti essere lì in campo, questo match lo vinceresti senza problemi">.

E qualcuno pensava che Marat non sarebbe mai cambiato. Fino a quando un giorno, con il suo amico-allenatore Denis Golovanov, ha affittato una macchina, preso una mappa e delle canne da pesca e si è diretto al parco di Yoshemite a caccia di trote: <Lì, mentre pescavo e cucinavo i pesci, ho capito che sono quel che sono: io sono nato a Mosca, dove tutto è bianco o nero, non potevo certo cambiare la mia personalità. Però avrei potuto cambiare la mia vita: dovevo solo guarire>. Cosi, sbarazzatosi delle Safinette, con una fidanzata in più (Dasha) e qualche racchetta rotta in meno, ha ricominciato. Prima da Montecarlo, dove ha ricostruito fisico e morale, poi dall'Australia dove Federer - tornato comunque numero uno - sa di avere un avversario in più e non solo stanotte. E Marat Safin, l'ex ragazzo ribelle del tennis, che dopo aver battuto in semifinale il 34enne Agassi in cinque set ha scherzato: <Il mio obiettivo? Arrivare a giocare così alla sua età>. Ma forse non era uno scherzo.
 

Marco Lombardo

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