Quello inglese è senza dubbio il torneo con più prestigio del mondo. Scopriamo quali tradizioni ci sono dietro i meravigliosi campi dell'All England Club. Francesca Cicchitti
Wimbledon un torneo che é sinonimo di tradizione dal 1877 quando si disputava a Worple Road per poi trasferirsi nel 1923 nell’attuale sede di Church Road. Durante le due settimane, l’ultima di giugno e la prima di luglio, il piccolo sobborgo nella zona sud-occidentale di Londra, diventa meta di pellegrinaggio di milioni di appassionati di tennis disposti a fare code interminabili pur di procurarsi un biglietto per accedere al tempio del tennis. Tutto il fascino del torneo si deve proprio alle tradizioni: tra queste le fragole con panna, non meno celebri della cerimonia di apertura o della premiazione, o addirittura della pioggia stessa, le famose “shower” che lo caratterizzano. Le tradizioni però hanno dovuto fare i conti con la contemporaneità, con il mondo moderno. Tante sono state le innovazioni al torneo inglese che, fino a pochi anni fa non ce le saremmo potute immaginare. Già lo scorso anno c’erano due grandi novità: l’introduzione dell’occhio di falco, la così detta “moviola” in campo, quindi due grandi schermi per rivedere i punti dubbi. Altro cambiamento quello del montepremi: il premio del torneo donne è stato portato alla pari con quello degli uomini: gli inglesi si sono dovuti piegare ad adeguarsi agli altri Slam, ma ce ne hanno messo di tempo prima di farlo.
Quest’anno invece sia sul Centrale sia sul Campo numero uno il vecchio tabellone è stato sostituito del tutto con uno nuovo super-tecnologico, che a molti non é piaciuto perché affezionati a quello tradizionale. Ora si può vedere il punteggio, tutti i replay e il numero dei challenge che hanno a disposizione i giocatori. In fine le strutture predisposte per il tetto che coprirà il campo centrale in caso di pioggia. Sono questi dettagli che hanno modificato il volto del Centrale e quindi del torneo più conservatore. La pioggia qui a Wimbledon è una consuetudine che dal prossimo anno non sarà più un problema, almeno sul Centre Court.
Francesca Cicchitti