Qualche riflessione sulle prestazioni dei nostri a Wimbledon, in relazione alle indicazioni pervenute ad inizio stagione. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Giorgio Spalluto
Il fatto che al termine della prima settimana di uno slam non ci sia alcun azzurro in gara è diventata negli anni una sgradevole consuetudine. Non contribuisce a migliorare il nostro stato d'animo il fatto di non essere nel novero delle 17 nazioni (tra cui Thailandia, Israele, Cina e Cipro) che, alla vigilia degli ottavi, può ancora contare su un proprio rappresentante.
I mesi passati, contraddistinti da un innegabile miglioramento delle prestazioni dei nostri uomini di punta, avevano contribuito ad accendere il dibattito sull'effettivo stato di salute del nostro vituperato tennis. Prestazioni come quelle di Bolelli (prima a Zagabria e Miami, e poi sul rosso di Monaco, Roma e Parigi) e del nostro numero 1 Andreas Seppi, autore di una buona stagione indoor e dell'exploit di Amburgo, hanno regalato un po' di ossigeno ad un tennis che, fino all'anno scorso, era quasi esclusivamente sulle spalle di 2 soli giocatori, Volandri e Starace, in grado di competere con i migliori, solo sulla superficie tradizionalmente a noi più favorevole, la terra battuta. In questo momento, invece, il tennis italiano si fonda su 2 giocatori (in attesa della piena maturazione di Fognini) in continuo miglioramente che, dimostrano di poter competere ad alto livello su tutte le superfici. E' proprio qui che risiede la differenza sostanziale tra l'annata che stiamo vivendo e quelle passate, ed è per questo che su Bolelli e Seppi si nutrono delle aspettative che mai si erano riposte su giocatori come Volandri e Starace. Questi ultimi, malgrado l'ottimo best ranking raggiunto negli ultimi mesi (25 Filippo e 27 Potito) non avevano mai convinto a pieno la critica. Ovviamente l'aumento delle aspettative rende ancora più amare certe sconfitte (vedi quella di Simone) che alcuni anni fa non avrebbero fatto notizia. Il convincimento comune, dal tifoso più accanito al giornalista (da sempre accusato di non riconoscere i progressi compiuti dal tennis italiano), che i nostri 2 alfieri potessero fare partita pari con gente come Hewitt e Safin, era già un riconoscimento enorme, sia per i giocatori che per i rispettivi staff tecnici. A proposito di questi ultimi, non bisogna dimenticare come i risultati di questi mesi non siano frutto del caso, ma del lavoro fatto negli ultimi anni e caratterizzato da una programmazione a lungo termine che ha aperto una strada nuova e mai sperimentata per i giocatori italiani.
Tornando alla triste attualità, il bilancio complessivo di 8 vittorie e 12 sconfitte risente della prestazione molto negativa delle nostre ragazze, che per una volta hanno fatto peggio degli uomini. Le nostre punte, Schiavone e Pennetta, orfane della Knapp, non hanno sfruttato il vantaggio di essere accreditate della testa di serie, perdendo al secondo turno due match che, sulla carta, apparivano molto accessibili; non a caso le loro giustiziere, Medina Garrigues e Sugiyama sono uscite nel turno successivo. Per quanto riguarda le altre 4 nostre rappresentanti, non si poteva chiedere molto di più alla sfortunatissima Mara Santangelo (tornata al successo dopo 11 mesi, e fermata dalla Petrova) ed alla Camerin che ha impegnato duramente la Dementieva. Errani e Garbin non sono riuscite ad approfittare dei momenti poco felici di Szavay e Hantuchova.
In campo maschile, le eliminazioni al primo turno dei vari Volandri, Starace e Fognini erano facilmente prevedibili. Ha destato grande impressione il ritorno ad alto livello di Galvani che ha sfiorato l'impresa contro Youzhny. Ancora meglio sono andati Seppi e Bolelli, entrambi al terzo turno, come non succedeva per l'Italia dal 1998 con Bracciali e Sanguinetti. Se l'altoatesino aveva un tabellone non proibitivo fino al match con Safin, Simone ha portato a casa un secondo turno meraviglioso contro quel Gonzalez che, 2 mesi prima, gli aveva negato la gioia del primo titolo Atp in quel di Monaco di Baviera. Nel match contro il cileno, il bolognese ha mostrato una straordinaria presenza mentale nei momenti topici del match, che gli ha consentito di portare a casa ben 3 tie break. Come a Parigi, le ottime prestazioni dei primi 2 incontri non sono state confermate nel turno successivo. A differenza del Roland Garros, però, dove l'avversario (Llodra) era nettamente alla portata di Simone, questa volta bisogna tenere in alta considerazione il valore del giocatore che era dall'altra parte della rete: uno Hewitt ritrovato, bravo a non far entrare mai in partita un Bolelli insufficiente al servizio. Ottima, malgrado si sia trattato di una sconfitta, la prestazione di Seppi che ha messo in seria difficoltà un Safin tornato a livelli di eccellenza, impeccabile, ma anche fortunato, nei momenti decisivi del match. L'altoatesino ha sfornato la sua migliore prestazione in carriera, non arretrando di un centimetro alle continue accelerazioni del russo. Alla fine la differenza l'hanno fatta pochi punti (140 a 137) e la maggiore solidità del russo al servizio. Era da tempo che non si assisteva ad un match così ben giocato da un azzurro, su un palcoscenico così prestigioso.
Insomma, torniamo a casa ancora una volta, prima dell'inizio della seconda settimana di uno slam, ma le indicazioni positive non sembrano mancare. C'è tanta strada ancora da fare, ma la strada sembra essere quella giusta. E questo non è poco…….
Giorgio Spalluto