Lo scozzese rimonta due set su Gasquet e fa impazzire il Centrale. La serba cede in due set alla Tanasugarn. Avanti Safin. Luigi Ansaloni
Wimbledon - Erano già tutti pronti a tornare a casa, mestamente e con la coda tra le gambe, gli inglesi. La "Graveyard symphonyI", sorta di inno funebre tipico di queste parti, era pronta a suonare con i tipici rintocchi di campane in tutta la Gran Bretagna. Il loro"last - man standing" ai Champions, Andy Murray, era sotto 5-7, 3-6, 4 -5 e servizio Gasquet, il francesino, che stava giocando un match da paura. A questo punto entrano in gioco sentimenti umani: paura, rabbia, orgoglio. Il braccio, fino ad allora così amico del divino Richard, non ascolta più i comandi del suo signore, e inizia a diventare molle. Gli scozzesi, autentici "bravehearts", fiutano la preda: Gasquet perde il servizio e da allora è tutta un'altra guerra. Murray si rialza e inizia a combattere punto su punto, supportato da un Centrale che somiglia a Wembley, al più caliente Maracanà o...alla sala stampa di Wimbledon, dove i giornalisti inglesi fanno un tifo sfegatato (piccola nota: avessimo fatto noi italiani anche solo un centesimo del loro casino, a quest'ora eravamo pronti a tornare a casa con la valigia e il foglio di via). Lo scozzese, in chiara trance agonistica, vince il terzo set (7-5) e il quarto (6-2) . Il quinto è puro romanzo: la notte che scende, il campo che specchia i flash, Gasquet che chiede la sospensione, ovviamente non data (figurati). Sullo sfondo di tutto questo lui, Murray, che vince 6-4 al quinto e regala a un popolo il sogno. Adesso c'è Nadal, ma questa è un altra storia.
E di storie questo caldo lunedì londinese da "tutti in campo appassionatamente", dove il tempo continua ad essere una positiva rivelazione, ne ha raccontante davvero tante. Pronti, via e Jelena Jankovic è costretta a salutare la compagnia, sconfitta piuttosto nettamente (6-3 6-2) dalla tailandese Tanasugarn (mai una tennista del suo paese era arrivata così lontana a Wimbledon). La serba abbandona così, almeno per il momento, anche il sogno di conquistare le testa della classifica WTA, che dopo l’eliminazione della connazionale Ivanovic sembrava nettamente alla sua portata. Anche Svetlana Kutznetsova, testa di serie numero 4, lascia ogni speranza di diventare regina: la russa ha dovuto cedere alla Radwanska dopo tre combatutissimi set (6-4 1-6 7-5). Ana Ivanovic ringrazia sentitamente: la numero uno, a fine torneo, sarà ancora lei. Dato storico piuttosto rilevante: non era mai successo infatti che nessuna delle prime quattro teste di serie approdasse ai quarti di finale del tabellone femminile.
Prosegue invece la marcia verso la storia delle due sorelle Williams: Venus si è sbarazzata della diciottenne russa Alisa Kleybanova, mentre Serena ha avuto facilmente la meglio, nel derby tutto americano, sulla Mattek. Avanti anche la cinese Zheng (che non ha ancora perso un set nel torneo), che sconfiggendo l’ungherese Szavay ha eguagliato la connazionale Na Li, che nel 2006 aveva raggiunto i quarti di finale sui verdi prati londinesi. Passano il turno anche Nicole Vaidisova e Nadia Petrova: la ceca ha battuto la Anna Chakvetadze con il punteggio di 4-6, 7-6, 6-3 mentre la russa ha eliminato in un derby la rivelazione Alla Kudryavtseva per 6-1 6-4.
Tra gli uomini Roger Federer conferma la legge del più forte e ottiene la dodicesima vittoria consecutiva contro Lleyton Hewitt: lo svizzero ridimensiona molto l’australiano, apparso in gran forma nei primi turni, sconfiggendolo in tre set con il punteggio di 7-6 6-2 6-4. Con questo successo, comunque vada a finire il torneo, Fed Express rimarrà numero uno del mondo. Nei quarti il cinque volte vincitore dei Championship affronterà Mario Ancic, che ha avuto la meglio su Verdasco dopo una prodigiosa rimonta di due set (3-6 4-6 6-3 6-4 13 -11). Bene anche Rafael Nadal: il numero due del mondo ha sconfitto senza sudare minimamente la mina vagante Youznhy, sotterrandolo con il punteggio di 6-3 6-3 6-1).
E come non citare la storia tutta fatta di salite e discese di Safin, che ha vinto la sua battaglia contro Wawrinka, numero nove del mondo: il russo, in un campo numero uno tutto per lui (anche nel box per la stampa lo schieramento appariva chiaro, con giornaliste impegnate a farsi fotografare con Marat in sottofondo), ha piegato lo svizzero giocando un gran match. L'approdo ai quarti di finale (prima volta in uno Slam dall'Australian Open 2005) è più che meritato: gli tocca lo spagnolo Feliciano Lopez, vincitore sul cipriota Baghdatis al termine di una partita vietata ai deboli di cuore. Un derby, quello tra Marat e l'efebico iberico, non solo sul campo: i due sono considerati infatti i tennisti più belli dell'intero circuito. Staremo a vedere, è proprio il caso di dirlo.
Luigi Ansaloni