Nessun problema per Federer, Nadal e le Williams. Il ritorno di Safin: Nole ci lascia le penne. Questo e tanto altro in "Montagne Russe", la rubrica settimanale curata da Enzo Cherici
Lasciamo per un momento da parte Federer, Nadal e le Williams. La loro presenza nella seconda settimana era scontata e, per certi versi, persino dovuta. Troppo superiori rispetto alla concorrenza per inciampare nei primi turni d'un torneo importante come Wimbledon. Facciamo allora una panoramica su quel che ha combinato il resto della truppa, analizzando le tante sorprese – positive e negative – di questa prima settimana londinese.
Chi sale
Safin
"Se becca la giornata giusta, sono dolori per tutti". L'avevamo sentita ripetere talmente tante volte questa frase negli ultimi anni, che avevamo quasi smesso di crederci. E invece Marat la giornata giusta l'ha trovata per davvero, dimostrando una volta di più che quella frase tutto era salvo che campata in aria. Non c'è niente da fare, Safin al suo meglio è l'unico (ma occhio a Gulbis) che possa competere tecnicamente con i primi tre giocatori del mondo: per informazioni, rivolgersi a Djokovic. Imperioso.
Murray
Il suo match con Tommy Haas è probabilmente stato, assieme a Nadal-Gulbis e Youzhny-Stepanek, il più bello della prima settimana. Desta impressione la sua grande tranquillità. Mentre Henman ogni volta che metteva piede a Wimbledon sembrava ostaggio delle sue mille paure (e di Sampras), il buon Andy sembra svolazzare sui prati londinesi leggiadro come una libellula, come se la cosa non lo riguardasse. E invece attorno a lui c'è un'attesa talmente frenetica che sembra quasi si sia alla vigilia del suo ipotetico quarto con Nadal. Calma. C'è prima un certo Gasquet da far fuori e, se l'altalenante talento francese si mantiene sugli attuali standard, sarà tutt'altro che facile. In rampa di lancio.
Gasquet
Toh! Chi si rivede. Il semifinalista dello scorso anno sembrava sprofondato in una crisi senza fine. Il verde dei parti evidentemente gli ha fatto bene. Dopo i primi segnali di risveglio in quel del Queen's, l'eterna promessa è tornata tra noi in concomitanza con l'appuntamento più importante dell'anno. Due primi turni molto convincenti, ma un match con Simon dove, pur vincendo, ha mostrato alcune crepe. Più nella testa che nel gioco. Va detto che è tornato ad essere finalmente aggressivo, cercando la rete appena possibile, come sempre dovrebbe fare. Francamente faceva male vederlo remare a tre metri dalla linea di fondo come negli ultimi sei mesi. Ritrovato.
Hewitt
Caro Leyton, che dolore c'hai dato! Al di là dei demeriti di Simone, va detto che il suo match contro Boleli è stato un capolavoro. Raramente lo avevamo visto così in palla e concentrato nelle sue ultime apparizioni. Il campione del 2002 ha portato a casa il 93% dei punti quando ha messo la prima palla, non facendo mai arrivare a 40 il nostro giocatore nei propri turni di servizio. Durante gli scambi sembrava che Simone avesse di fronte un muro di gomma: rimandava di tutto e non sbagliava mai. Federer farà bene a non prenderlo sottogamba. Redivivo.
Tipsarevic
Intanto ha confermato gli ottavi dello scorso anno. Nel 2007 aveva fatto fuori Fernando Gonzalez in un braccio di ferro terminato 8-6 al quinto. Quest'anno ha portato a casa l'ancor più prestigioso scalpo di Andy Roddick. Da l'idea di essere veramente centrato e ha di fronte a se un'autostrada per arrivare in semifinale. Saprà approfittarne? Poderoso.
Schuettler-Clement
Della serie: mai dire mai. Entrambi finalisti a sorpresa di un'edizione dell'Australian Open (ed entrambi massacrati da Agassi), riassaporano gli ottavi di finale in uno slam dopo svariati anni di assenza. Alzi la mano chi si aspettava di ritrovarli a questo punto del torneo. E invece Clement approfitta del buco lasciato dalla prematura dipartita di Davydenko (ma nessuno se n'è accorto), mentre Schuettler manda addirittura a casa un inguardabile Blake. Risultato: eccoli ancora in gara, pronti a giocarsi le loro chances per un impensabile quarto di finale. Tenaci.
Seppi-Bolelli
Lo diciamo subito: salgono entrambi, perché il loro torneo nel complesso è stato senz'altro positivo. Però occorre fare alcuni distinguo. Seppi ha giocato due turni così-così, superando un lucky loser e battendo a fatica il francese Serra (non certo un asso sui prati). Il suo miglior match è stato di gran lunga quello contro Safin, dove ha fatto match pari contro un Marat in palla (alla fine li hanno divisi solo 3 quindici), che l'ha sconfitto solo per aver giocato da campionissimo i due tie break. Diverso il discorso per Simone. Il suo capolavoro l'ha compiuto al secondo turno vincendo un match straordinario contro Fernando Gonzalez. Non era affatto scontato, visto che parliamo di un giocatore che aveva già raggiunto risultati importanti a Wimbledon, facendo addirittura soffrire in un'occasione un certo Roger Federer. Non ci è piaciuto però contro Hewitt. Vero che l'australiano è parso su ottimi livelli, ma da Simone ci attendevamo un altro tipo di match. Soprattutto un atteggiamento meno rassegnato in campo. Nessuno tra gli spettatori presenti sul bellissimo campo numero 1 ha mai avuto il minimo dubbio circa l'esito finale del match. Siccome siamo tutti convinti delle potenzialità di Simone (e di Andreas), siamo strasicuri che in futuro lo ritroveremo nella seconda settimana di Wimbledon, dove seppellirà Hewitt sotto una montagna di aces e dritti vincenti. Basta soltanto crederci un po’ di più. Promettenti.
Ancic-Cilic
Già vedendoli in Coppa Davis contro gli azzurri si ebbe l'impressione che Wimbledon poteva essere il loro torneo. Detto, fatto. Eccoli puntuali all'appuntamento con gli ottavi di finale. Non una novità per Ancic (bella rivincita contro Ferrer), ma novità assoluta per il 19enne Cilic (bravo a sfruttare un tabellone non impossibile). Con i servizi che si ritrovano, Verdasco e Clement passeranno dei bruttissimi quarti d'ora. Caldissimi.
Gulbis
Ha perso contro Nadal? E chi se n'è accorto? La sua prestazione di secondo turno contro il maiorchino resterà per parecchio tempo impressa negli occhi degli appassionati. Già a Parigi s'era spinto fino ai quarti, facendo soffrire un certo Djokovic. Qui ha avuto la sfortuna di beccare al secondo turno Nadal, altrimenti sarebbero stati guai per tutti. Ogni volta che ci sono i sorteggi dei tornei, tutti noi siamo curiosi di sapere da che parte è finito Djokovic. Per il futuro sarà bene dare un'occhiata anche a dove finisce il buon Ernesto. Fenomeno.
Dementieva
Vedendola giocare si è assaliti dal dubbio che abbia una qualche malformazione all'avambraccio che le impedisca di giocare in lungolinea. Spara dritti e rovesci incrociati uno dopo l'altro, con una potenza e lunghezza di palla impressionanti. Ma mai una variazione. Bum, bum e ancora bum. Però è con la testa nel torneo. Le clamorose eliminazioni di Sharapova e Safina le hanno spalancato inattesi orizzonti. Contro la Bacsinszky ha giocato un match orribile, vincendolo solo perché le sarebbe stato impossibile perderlo. Contro la Dulko ha iniziato malissimo, ma ha reagito da campionessa, non accettando di uscire dal torneo. Che sia la volta buona? Davai Elena!
Kudryavteseva-Zheng
Della serie: la classe operaia va in paradiso. Senza dubbio le due più grandi sorprese di questa prima settimana. Perché le due giovanotte, non solo hanno fatto fuori due delle grandi favorite per la vittoria finale, ma hanno brillantemente superato quella che Rino Tommasi da sempre chiama "la prova del 9", continuando la loro marcia fino agli ottavi di finale. Se la vedranno con Petrova e Szavay e possono giocarsi le loro chances. Sorprendenti.
Chi scende
Djokovic
Avrà anche incontrato un Safin in versione deluxe, ma la sua resa senza condizioni è da bocciatura senza appello. Vale la pena di ricordare che quando Federer perse la famosa semifinale contro Safin agli Australian Open, uscì dal campo stremato dopo aver dato tutto, sconfitto solo 9-7 al quinto. Così si comporta un campionissimo, specie se si tratta del sedicente futuro numero 1 al mondo. Dietro la lavagna.
Roddick-Blake-Davydenko
Vale per tutti e tre quanto avevamo scritto alla vigilia di Wimbledon: delusione totale. Roddick, dopo una buona primavera, rischia di sprofondare in una nuova crisi dagli incerti esiti. Ormai sono in troppi quelli che possono metterlo in difficoltà. Blake, riesce nell'impresa di far rinascere il desaparecido Schuettler. Davydenko, prima di Wimbledon se ne va a giocare tornei sulla terra: ovviamente fuori al primo turno. Impresentabili.
Sharapova-Ivanovic
Giovedì scorso ero giunto alla mia terza ora di fila (delle quattro complessive: ed è andata ancora bene) per varcare i mitici cancelli dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club, quando Wimbledon Park è esploso in un boato. "Che succede?", domando curioso. "Sharapova out", mi risponde un connazionale dall'inglese ancora più incerto del mio. Non c'è niente da fare: la gente proprio non la sopporta. E stessa fine rischia di fare la bella Ana Ivanovic. Tra gli spettatori del campo numero 1 non mi sembra fossero in molti quelli a stracciarsi le vesti per la sua inaspettata sconfitta. Anzi. Forse c'è qualcosa da rivedere nel loro atteggiamento. Ma anche nel loro tennis. Perché erano troppo più forti delle rispettive avversarie per farsi far fuori a quel modo. Senza saper opporre la minima contromisura tecnica, in grado di cambiare gli esiti della partita. Bocciatissime.
I "pivot"
Ovvero: Karlovic, Querrey, Anderson, Guccione e Isner. Ogni anno rappresentano lo spauracchio dei big, che non vorrebbero mai trovarseli di fronte, causa servizio oltre ogni immaginazione. Risultato: tutti fuori al primo turno. Addirittura Karlovic, che dovrebbe essere il più talentuoso dei cinque (ed è tutto dire), abbandona Londra di lunedì per il quarto anno di fila. Definirli giocatori serve&volley parrebbe eccessivo. Trattasi di giocatori serve&basta, visto che la palla non torna quasi mai indietro. Non sarebbe male ogni tanto azzeccare anche un dritto e un rovescio. Imbarazzanti.
Pennetta-Schiavone
Siamo buoni e limitiamoci a dire che hanno perso partite che non avrebbero mai dovuto perdere. Speriamo in pronto riscatto allo Us Open. Coraggio.
Enzo Chierici