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Le interviste da Wimbledon

Mario Ancic 30.06

M. Ancic b. F. Verdasco 3-6, 4-6, 6-3, 6-4, 13-11 trad a cura di Alessandro Mastroluca

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D. Stavo guardando le statistiche di questa partita.
R. Anch'io.

D. La riga che recita "61% di efficacia a rete", pensi che possa essere sufficiente per battere Roger Federer?
R. Per essere onesto con voi, non ho ancora pensato un secondo a Roger Federer.

D. Allora parliamo della partita di oggi.
R. Sì, penso che la partita sia stata incredibile, drammatica. Sì, penso che drammatica sia l'aggettivo migliore. I primi due set, be', non mi capita molte volte di sentire davvero che il mio avversario gioca in modo incredibile. Voglio dire, qualunque cosa tentassi, qualsiasi cosa provassi a fare, mi spediva fuori dal campo. Serviva alla grande, perciò ho litigato un po' con le risposte per tutto il match. Tra l'altro è mancino. Io rispondo bene ma quando c'è un effetto diverso, il modo in cui piazzava la palla, ho faticato molto. Dopo due set, sentivo di non aver fatto niente di sbagliato eppure ero due set sotto. Mi sono detto continua a combattere. Forse qualcosa può girare come capita sull'erba. Anche se in fondo non importa la superficie. Ho fatto il break e penso che il match sia iniziato lì. Ho giocato meglio nel quarto set. Lui è un po' sceso, e giocare è diventato naturalmente un po' più facile. Era quello che volevo, brekkare subito, e costringerlo a pensare un po' di più nel match. E poi il quinto è stato una battaglia. E' finita 13-11, ma poteva andare in un altro modo. Ma penso di aver avuto qualche chance in più, ero io a mettere sempre pressione al servizio. Quando stavo servendo per il match sul 7-6 ha tirato tre grandi risposte. Ma come ho detto, al quinto la mia percentuale è molto scesa, almeno credo, anche se ho giocato meglio. Avevo un ritmo migliore alla risposta. Avevo più fiducia e in ogni game sentivo di avere più chance di strappargli il servizio di quante ne avesse lui.

D. Il ginocchio ti ha dato fastidio?
R. Sì, per tutto il quinto set. Ma è una di quelle cose cui non pensi.

D. Puoi darci un'impressione di cosa ti fa Wimbledon. Su certi giocatori ha un'influenza. Chiaramente credo che abbia un impatto su di te e sul tuo gioco. Ci dai un'idea di cosa vuol dire venire qui e giocare bene?
R. Come ho sempre detto, Wimbledon significa tanto per me. Adesso forse vuol dire anche di più perchè l'ho saltato l'anno scorso e non sapevo...cioè, se penso a dov'ero l'anno scorso e dove sono adesso, per me è come una vittoria. Non importa quello che succederà alla fine della settimana. Questo è il torneo con cui sono cresciuto. E' il torneo che ho sempre sentito alla grande e di cui ho straordinari ricordi.

D. A un certo punto però devi iniziare a pensare ai quarti. Giudicando il tuo servizio e le tur volée di oggi, ti senti soddisfatto? Pensi che siano abbastanza buoni?
R. Non lo so. Non so se saranno sufficienti. Penso che ho servito meglio, se questa era la tua domanda, penso di aver servito un po' meglio contro Ferrer che oggi. Ma come ho detto, ho tutto il tempo per giocare con lui. Ora sono concentrato solo nel passare la giornata nel modo più intelligente possibile, nel curare il ginocchio al meglio e prepararmi al massimo per mercoledì.

D. E' decisamente inusuale per un tennista laurearsi in giurisprudenza. Puoi dirci qualcosa su quest. Certamente durante le ore di studio ci dev'essere stata qualcosa che ti aiutato con il tuo gioco sul campo.
R. Non lo so. Cioè, penso che se finchè sei uno sportivo o un top player è difficile frequentare anche l'università. Hai lavorato per quello tutta la vita e sei buono a qualcosa. ma dall'altro lato volevo avere qualcos'altro oltre il tennis. La laurea in giurisprudenza penso mi dia molte possibilità per quando terminerà la mia carriera agonistica. Quando avrò finito, sarò molto felice di questa decisione. E poi, ad essere onesti, mi ha molto aiutato ll'anno scorso. Perchè non ho giocatro a tennis, e mi è servito a restare forte mentalmente, ad essere positivo, perchè altrimenti sarebbe stato molto più duro, sarei probabilmente restato a casa a dare testate contro il muro tutto il giorno. Sai, senza niente da fare. Forse avrei potuto guardare il tennis, ma sarei impazzito ancora di più. Perchè non sono lì? Mi sarei stressato. Invece sentivo che, okay, non avevo il tennis, ma avevo comunque qualcosa di ugualmente importante per la mia vita.

D. Quale aspetto della legge preferisci?
R. Diritto civile.

D. Quando hai battuto Federer qui sei anni fa, dove pensavi di arrivare dopo sei anni e dove credevi potesse essere Roger di lì a sei anni? Dove credevi che voi due sareste stati oggi?
R. Penso che entrambi siamo giocatori migliori di sei anni. All'epoca Federer non era ancora Federer. Naturalmente potrei star qui a raccontarvi storie su quanto grande sia stata quella vittoria e su come ho battuto Federer, ma allora non era il Federer che conosciamo noi oggi. Allora era il possibile futuro top10 che stava faticando negli Slam. Penso che dall'anno successivo, quando ha vinto Wimbledon ed è esploso, è diventato un giocatore totalmente diverso. Dopo di allora abbiamo giocato tre o quattro volte contro. Mi ha battuto. Lui è incredibile, da allora sull'erba non ha più perso. Ma se non fosse per quello, penso che molti si sarebbero già dimenticati di quella vittoria.

D. Tutti conosciamo la storia della tua malattia. Quando stavi soffrendo, magari nei momenti più difficili, immaginavi qualcosa nel tennis che ti avrebbe spronato a tornare? Che so, giocare di nuovo sul centrale. C'è qualcosa su cui ti sei davvero concentrato nel recupero?
R. Non è un clichè, ma giocare ancora sul centrale a Wimbledon. Era qualcosa per la quale avvertivo una vera passione. Per me giocare qui è come per un calciatore giocare a Wembley. E' lo Yankee Stadium per il baseball, il Madison Square Garden per il basket. E' come un luogo sacro. Questo mi ha ispirato. Naturalmente l'obiettivo era provare ad arrivarci, perchè sapevo che se ci fossi arrivato era perchè stavo giocando grandi match. Volevo sentire di nuovo cosa significava arrivare lontano negli slam, vincere tornei e il mio obiettivo era tornare a giocare queste grandi partite.

D. Roger ci ha detto, e riconfermato oggi, che nel 2002 ti aveva sottovalutato e quella era stata la sua colpa. Il fatto che l'hai battuto sei anni fa sull'erba, il fatto di essere uno dei pochi ad esserci riuscito, pensi ti servirà a non sopravvalutarlo, a non affrontarlo con eccessivo timore?
R.Be', due anni fa abbiamo giocato i quarti. Penso che Roger abbia disputato un match brillante. Io tendo ad andare sul campo e non pensare troppo al nome dell'avversario; provo a fare il meglio che posso quel giorno. E' successo lo stesso due anni fa, ma dall'altra parte della rete c'era semplicemente qualcuno che giocava meglio di me quel giorno. Ma la cosa su cui mi concentro è non farmi condizionare dal nome dell'avversario; voglio solo dare il massimo del mio gioco. Con chiunque dovrò giocare, non importa se si chiama Roger Federer. Ci sono otto giocatori rimasti nel torneo, e contro sette di questi devi giocare al massimo per avere una chance di vincere. Non importa se è Roger Federer o un altro, il mio obiettivo è questo.

D. La partita è finita 13-11 al quinto. Tu sei tra i fautori del tiebreak nel quinto set o credi che si possa continuare così?
R. Penso che sia divertente per la gente. No, penso che il sistema sia buono. Non ho niente in contrario.

 

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