Nemmeno ai tempi delle tre finali tra Edberg e Becker era possibile prevdere con tanta sicurezza la composizione della finale. La sensazione? Solo Nadal può battere Federer e solo Federer può battere Nadal. Rino Tommasi
WIMBLEDON - C’era uno, ieri, nella sala stampa di Wimbledon che dopo aver auspicato il ritorno al challenge round (la sfida tra il detentore del titolo ed il vincitore di un torneo di qualificazione) aggiungeva che a questo punto anche questa soluzione (abbandonata nel 1922) non andava bene perché anche lo sfidante, oltre al detentore, erano noti fin dall’inizio del torneo.
Nemmeno ai tempi della rivalità tra Stefan Edberg e Boris Becker, protagonisti di tre finali consecutive tra il 1988 ed il 1990, era stato possibile prevedere con identica sicurezza la composizione della finale.
E’ vero che Nadal ha ceduto un set (contro Gulbis al secondo turno) mentre Federer ha compiuto percorso netto ma in tutto il torneo non si è mai pensato che ci potesse essere alla fine una soluzione diversa.
La sensazione è stata, vedendo giocare Federer, che solo Nadal potesse batterlo mentre invece a vedere giocare Nadal si arrivava alla medesima conclusione, che potesse perdere solo contro Federer.
Le due semifinali si sono entrambe concluse in tre set anche se hanno offerto, ciascuna, il brivido di un tie-break. Federer non ha mai ceduto il servizio ma ha concesso due palle break nel quarto gioco del secondo set. Anche Safin ha difeso bene il proprio servizio, lo ha perso solo due volte, la prima e l’ultima volta che gli è toccato servire. Safin è stato bravo a rendere la partita più aperta ed interessante del previsto ma non c’è stato un momento in cui si è potuto pensare ad una soluzione diversa.
In quanto alla seconda semifinale, Nadal era troppo favorito e forse per questo l’ha affrontata con minor cattiveria. Vinto facilmente il primo set per 6-1, lo spagnolo si è trovato 3 a 5 nel secondo senza peraltro consentire al suo avversario di arrivare al set-point. Rifugiatosi nel tie-break Nadal lo ha vinto per 7 punti a 3 dopo di che la partita è rientrata sui binari previsti.
Poiché il mio mestiere non quello di vendere i tappeti e nemmeno gli eventi che poi dovrò descrivere, ripeterò ancora una volta che una finale tra le due sorelle Williams potrà anche essere bella perché si tratta di due campionesse ma non suscita in me (e credo nella maggior parte degli appassionati) nessuna curiosità.
In altre parole che vinca Venus (come io penso) oppure Serena è un problema che non può dividere il pubblico allo stesso modo di una finale tra Federer e Nadal. La stessa ipotesi, avanzata con superficialità simile alla scarsa conoscenza del problema, che il risultato possa essere stabilito in una riunione di famiglia oppure da papà Richard non ha alcuna credibilità. Non è stato così nemmeno all’inizio di carriera, figuriamoci oggi che le due ragazze hanno una propria identità ed un proprio orgoglio.