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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Sandra, il ritorno dopo la malattia
Cristian Reichel, la gazzetta dello sport del 15-07-08
SALISBURGO — II destino delle gemelle Klemenschits ha scosso la scena sportiva. Dopo aver raggiunto i top 100 del ranking Wta (nel doppio) un cancro raro allo stomaco ha fermato Daniela e Sandra nel gennaio 2007, purtroppo dopo 22 interventi chirurgici e 27 cicli di radioterapia Daniela è morta nell'aprile scorso. Sandra, invece, ha vinto la sua lotta per la vita. Contro la malattia. «Pare che il cancro si sia fermato, ma lei deve continuare a stare attenta» dicono i medici. A gennaio scorso Sandra è tornata in campo: «Fa parte della terapia» spiega Kurt Waltl, massaggiatore della federazione austriaca (Ötv) che ha aiutato economicamente le Klemenschits per sostenere le spese mediche di 320.000 €. Un grosso sostegno è arrivato anche da Roger Federer. Ieri al torneo di Bad Gastein (Salisburgo), Sandra si è presentata per la prima volta ai giornalisti dopo la malattia. Per domani, grazie ad una Wild-Card, è previsto il ritorno in campo della 25enne salisburghese al fianco della tedesca Marlene Weingärtner per sfidare nel primo turno del doppio le russe Koritzeva/Voskobojeva. «Non sentiamo nessuna pressione, vogliamo solo divertirci», ha detto Sandra che dopo mesi di paura, lutto e dolore dice: «La salute è la cosa più importante in assoluto, ora voglio vivere tutti giorni al massimo».
Senorita Errani, l'ultima emigrante
Paolo Vannini, il corriere dello sport del 15-07-08
TENNIS - Non si offende se la chiamano "la più spagnola delle italiane" e non si riferiscono solo alla sua scelta di vivere ed allenarsi a Valencia. «Per me è un complimento perché gli spagnoli sono dei gran lavoratori, gente che suda e soffre in campo; non a caso stanno ottenendo risultati straordinan». Profilo di Sara Errani, 21enne di Bologna, papa fruttivendolo, madre farmacista, un fratello, Davide (26 anni), ex calciatore in C2 e D (centrocampista di Faenza, Pro Vercelli, Cervia, ultimo anno nella Reno Centese), che le era accanto domenica. Il nome nuovo del tennis femminile italiano si racconta dopo la vittoria agli Internazionali di Sicilia e il suo balzo al 51° posto della Classifica mondiale. Quarta italiana dietro a Schiavone, Pennetta e Knapp, ma con la prospettiva di salire ancora. Una progressione costante quella della biondina dagli occhi cerulei che non incanta alla prima visione ma contro cui giocare è difficilissimo. Chiedetelo a Flavia Pennetta, n. 21 del mondo, che ha visto improvvisamente spezzarsi i fili di una settimana brillante proprio per trovare soluzioni contro le palle arrotate e maligne di Sara. «Flavia ha detto che perdere da me sulla terra ci può stare? Altro elogio che mi prendo tutto E poi Flavia è un'amica, fino a 5' prima di entrare in campo nella semifinale di Palermo stavamo giocando a calcio assieme. Comunque quella contro di lei (una rimonta da 1-5 e set point sotto; ndc) non è stata la mia migliore partita: preferisco la vittoria contro la Kirilenko a Miami dopo un match combattutissimo». EMIGRANTE - Spagnola per scelta proprio come la Pennetta. «In Italia ho provato tanti allenatori diversi ma non ho trovato nessuno che volesse dedicarsi a me e seguirmi nei tornei. Così dopo qualche altra esperienza (negli States; ndc) sono andata in Spagna. Mi alleno a Valencia e mi trovo benissimo, il mio coach è Fabio Lozano e non ho mai avuto modo di pentirmi della decisione». Italiani tutto estro e poca dedizione al sacrificio, insomma? «Non so se sia per questo che da tempo nessun nostro tennista arriva nei primi 10, però posso dire che ora anche nel maschile c'è un bel gruppetto che può andare molto lontano Seppi, Bolelli e Fognini hanno talento e testa. Noi donne? I risultati li facciamo. Quanto a diventare la prima in Italia è un bello stimolo, ci proverò ma la strada è lunga. Questa vittoria mi darà ancora più convinzione era la mia prima finale nel circuito e l'ho vinta, non sono una che sento la pressione, riesco a giocare bene anche quando arrivo infondo». Il suo è un tennis fatto di tattica, pazienza e determinazione. «Sono una terraiola? Non guardo all'estetica, eppoi ho giocato bene anche sul veloce, contro la Davenport per esempio o agli Us Open, dove ho passato per la prima volta un turno negli Slam. Devo migliorare tanto, in particolare il servizio ma mi sento pronta per un salto di qualità. Ora farò l'Olimpiade, poi ci sarà New York. Vorrei finire la stagione fra le prime 50 Ma soprattutto spero che il titolo di Palermo sia solo il primo di una lunga serie».