Già dalla prima edizione nel 1896 il tennis faceva parte del programma. Poi dal 1924 al 1988 una lunga pausa. Ecco perchè non condivido il tennis alle Olimpiadi. Italiani: baratterei una medaglia con un piazzamento agli US Open... Rino Tommasi
Anche se il tennis è stato, nel 1896, una delle nove discipline che hanno fatto parte del programma della prima edizione dei Giochi, il rapporto tra questo sport e le Olimpiadi non è mai stato sereno e continuo.
Infatti si è interrotto nel 1924 dopo che a Parigi la medaglia d’oro nelle prove di singolare la conquistarono gli americani Vincent Richards ed Helen Wills.
Le ragioni per cui il tennis è uscito dalle Olimpiadi nel 1928 e vi è rientrato solo 60 anni dopo a Seoul non sono mai state completamente chiarite. Sicuramente agli inglesi non faceva piacere che ogni quattro anni il torneo olimpico potesse togliere un po’ di prestigio a Wimbledon e gli inglesi hanno sempre avuto molto peso nelle decisioni del Comitato Olimpico. Pare anche che ci fosse in atto una disputa sulla marca di palle da usare, un aspetto commerciale che non giovava all’immagine di una disciplina dilettantistica.
Ugualmente non favoriva il ripristino di un rapporto la svolta verso il professionismo che il tennis ha assunto prima ancora di gettare, nel 1968, la maschera dell’ipocrisia e diventare ufficialmente prima “open”, poi dichiaratamente professionistico.
Prima del reintegro avvenuto nel 1988 ci furono comunque due tentativi abbastanza comici se non addirittura patetici di riportare il tennis dell’ambito olimpico. Nel 1968 a Città del Messico fu organizzato un torneo non ufficiale al quale ha partecipato anche il nostro Nicola Pietrangeli ed è stato vinto dallo spagnolo Manuel Orantes. Nel 1984 a Los Angeles il tennis fu ammesso come sport dimostrativo (sic !) senza assegnazione di medaglie e con limite di età ai 21 anni. Le due gare di singolare le vinsero Stefan Edberg e Steffi Graf.
La definizione sport dimostrativo aveva avuto una sua funzione alla nascita dei Giochi perché vi potevano essere discipline che non avevano ancora una loro universalità. Erano ammesse “in prova” per dimostrare la loro validità ma è evidente che questo non era il caso del tennis nel 1984.
Finalmente nel 1988 il tennis è tornato a fare ufficialmente parte del programma olimpico ed a distribuire medaglie.
Chi ha la bontà di leggermi sa che non sono mai stato favorevole al ritorno del tennis ai Giochi anche se riconosco l’importanza che questa decisione ha avuto in alcuni paesi e per alcune federazioni. La stessa Federazione Italiana riceve dal Coni un contributo per la “preparazione Olimpica” che non ha alcun significato e nessuna giustificazione.
Le mie riserve trovano conferma nella semplice lettura dell’albo d’oro dei vincitori del singolare maschile nelle cinque edizioni del torneo olimpico che sono andate in archivio. Mentre il singolare femminile ha avuto solo campionesse di prestigio (Graf, Capriati, Davenport, Venus Williams ed Henin) tra gli uomini hanno vinto giocatori come Mecir ma soprattutto Rosset e Massu che nella loro carriera non hanno mai ottenuto risultati importanti nei tornei del Grande Slam.
In sintesi credo che alle Olimpiadi debbano essere presenti solo quelle discipline nelle quali la vittoria rappresenta la massima aspirazione per un atleta. Al di la delle dichiarazioni di facciata non c’è tennista che preferirebbe vincere il torneo olimpico piuttosto che una prova del Grande Slam. E’ la stessa motivazione per la quale sono decisamente contrario alla presenza del calcio nel programma olimpico.
Aggiungo un’altra considerazione. Avendo ormai alle spalle una lunga milizia olimpica mi da personalmente fastidio l’inevitabile classificazione del tennis tra le discipline minori nel quadro di una manifestazione nella quale sono giustamente protagoniste l’atletica leggera, il nuoto, la ginnastica, la scherma, il canottaggio, ecc.
Tra gli altri problemi c’è quello che ogni quattro anni il torneo olimpico sconvolge o almeno complica il consolidato calendario che il tennis si è ormai dato. Dal 21 luglio al 3 agosto sono in programma a Toronto ed a Cincinnati due Masters Series ed in contemporanea con il torneo olimpico si giocherà anche a Washington, dove ha deciso di partecipare Andy Roddick, il primo giocatore americano che ha preferito rimanere a casa piuttosto che andare in Cina, un intermezzo che non gioverà per preparare l’Open degli Stati Uniti, che inizierà a New York il 25 agosto.
IL TORNEO OLIMPICO
Il torneo olimpico si svolgerà a Pechino dal 10 al 17 agosto. Avrà nelle gare di singolare tabelloni di 64 giocatori con incontri al meglio dei tre set. In altre parole il formato è quello di un Masters Series maschile o di un Tier I femminile. Poichè si giocherà su campi in cemento le considerazioni tecniche ed i pronostici sono simili a quelli che precedono le due prove dello Slam che si giocano su questa superficie (Open d’Australia e degli Stati Uniti).
In particolare, dopo l’esito dell’ultima edizione di Wimbledon, Rafael Nadal che a dispetto del computer è stato il miglior giocatore del mondo nei primi sei mesi dell’anno, deve dimostrare di essere capace di domare, dopo l’erba, anche il cemento.
Dovrebbe avvicinare i primi due il serbo Novak Djokovic che è stato sconfitto da Federer l’anno scorso a Flushing Meadows ma ha vinto in Australia. La vittoria di un giocatore diverso dai primi tre sarebbe una grossa sorpresa.
Più difficile formulare un pronostico nel singolare femminile perché il cemento dovrebbe costituire un terreno neutrale tra le serbe che hanno vinto a Roma ed a Parigi e le Williams che hanno dominato a Wimbledon. Senza naturalmente dimenticare la Sharapova che ha bisogno di tornare a vincere qualcosa di importante.
GLI ITALIANI
In tutta la storia del tennis olimpico l’Italia ha conquistato nel tennis una medaglia di bronzo. L’ha ottenuta nel 1924 a Parigi Uberto De Morpurgo che in una finale per il terzo posto (una partita di scarso fascino perché mette di fronte due giocatori delusi dopo aver perso in semifinale) sconfisse il francese Jean Borotra (due vittorie a Wimbledon ed una al Roland Garros) per 7-5 al quinto set.
Una medaglia di bronzo l’ha malamente mancata ad Atlanta Renzo Furlan che ha perso nei quarti di finale, contro l’indiano Paes, una partita che era certamente alla sua portata.
Per quanto riguarda Pechino le possibilità degli azzurri non sono molte. Quelle di un piazzamento dipendono dal sorteggio perché difficilmente un tennista italiano avrà un posto come testa di serie.
Le migliori prestazioni italiane di questa stagione sono state ottenute da Flavia Pennetta (quarto turno al Roland Garros), da Simone Bolelli (terzo turno a Parigi e Wimbledon) e da Andreas Seppi (terzo turno a Wimbledon).
A Pechino per conquistare una medaglia bisogna arrivare in semifinale e vincere lo spareggio per il terzo posto. Sarebbe un'’impresa ma personalmente preferirei un buon piazzamento all’Open degli Stati Uniti.