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Challenger

Mariano Puerta
torna al successo

Il punto sui challenger della scorsa settimana, orfani di molti abituali frequentatori a causa dei tanti tornei Atp in corso. Remo Borgatti

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Il riposo che i migliori tennisti si sono concessi dopo le fatiche di Wimbledon ha fatto sì che i tornei ATP della settimana scorsa ospitassero diversi abituali frequentatori del circuito challenger. Nonostante ciò ognuno dei cinque appuntamenti in calendario ha fornito indicazioni interessanti.

A Bogotà, in Colombia, l’argentino Puerta (il primo finalista del Roland Garros nell’era Nadal) ha finalmente ottenuto il primo successo in questa stagione interamente dedicata ai challenger. Il miglior risultato di Mariano in questo 2008 era stata la finale di San Luis Potosi, persa contro il connazionale Dabul. Stavolta invece ha fatto centro a spese del sorprendente brasiliano Marcos Hocevar (7/6, 7/5 lo score) , che in semifinale si era imposto al connazionale Caio Zampieri dopo tre tiratissimi tie-break. Puerta invece ha rischiato molto solo al secondo turno, quando il colombiano Cabal l’ha severamente impegnato in tre partite: 4/6, 7/6, 6/4 lo score. La testa di serie numero 1, Alejandro Falla, ha perso nei quarti dal carioca Miele, a sua volta sconfitto dal vincitore, mentre l’unico italiano in gara, Enrico Burzi, ha superato un turno prima di venire eliminato dal finalista Hocevar. Infine due parole sul doppio, non foss’altro per la presenza del belga Xavier Malisse nella coppia vincitrice (composta anche dal colombiano Carlos Salamanca).

Si giocava sulla terra anche a Scheveningen, in Olanda, e il beniamino locale Jesse Huta Galung, classe 1985, ha messo in fila tutta la concorrenza cedendo un solo set nei cinque incontri disputati. Nel pieno di una stagione passata tra challenger e qualificazioni dei tornei maggiori (da segnalare l’ingresso nel tabellone principale a Parigi), l’orange ha sofferto solo all’esordio contro Bruno Rodriguez (6/2, 3/6, 6/4) per poi mettere in fila uno dopo l’altro il portoghese Gil, Ungur, Ascione e, nell’atto conclusivo, l’esperto argentino Diego Hartfield con il punteggio di 6/3, 6/4. Gli organizzatori avevano concesso la wild-card sia a Verkerk (sconfitto subito da Cristophe Rochus) che al diciottenne lituano Ricardas Berankis, di cui si fa un gran parlare. Quest’ultimo ha battuto il tedesco Phau prima di cedere a Labadze in tre set. Ottimo pure il comportamento dell’italiano Marco Crugnola, entrato in tabellone partendo dalle qualificazioni e artefice delle vittorie sullo spagnolo Alberto Martin e su Kubot. Poi Marco, già nei quarti anche a Sassuolo, ha ceduto il passo al finalista Hartfield.

Sul cemento di Ramat Hasharon è uscito il numero 6, come la testa di serie che gli organizzatori avevano concesso al turco Marsel Ilhan. Dopo aver ottenuto ottimi risultati nei futures, Ilhan ha centrato la sua prima vittoria nel circuito battendo in finale lo slovacco Ivo Klec con un doppio 6/4. L’ostacolo più duro per il tennista della mezzaluna è stato quello del secondo turno, quando il tedesco dal cognome impronunciabile (Gojowczyk) l’ha costretto al terzo (4/6, 7/6, 6/4 lo score), mentre l’avversario più celebre è stato l’israeliano Harel Levy, sconfitto nei quarti. Non c’erano nostri portacolori nel tabellone principale e allora vale la pena spendere due parole sul torneo di doppio, vinto senza cedere set (ma arrivando tre volte al tie-break) dalla coppia Erlich/Ram, che in stagione vanta pure i successi degli Australian Open e del masters series di Indian Wells.

Dopo due ore e mezza di finale, posticipata al lunedì a causa della pioggia, il britannico Alex Bogdanovic ha messo a segno il primo acuto di una stagione finora avari di risultati. Sul cemento di Granby, in Canada, il suddito della regina Elisabetta è venuto a capo in finale del thailandese Udomchoke con il punteggio di 7/6, 3/6, 7/6; da notare che il primo tie-break si è concluso 16/14 e il secondo 8/6. Ancora più curioso è il fatto che in semifinale il futuro vincitore si era imposto con il medesimo score allo statunitense Todd Widom. Quest’ultimo si era segnalato per la vittoria sul giapponese Soeda, numero 1 del seeding canadese. Per Stoppini, il solo italiano in tabellone, una sconfitta al primo turno contro l’australiano Lindahl.

Infine, scorpacciata di nostri tennisti sulla terra di San Benedetto del Tronto. Presenti in buona quantità, gli italiani hanno però difettato in qualità. Il solo Galvani infatti ha raggiunto la semifinale, poi persa contro Diego Junqueira in tre partite. Raggiunto in finale dal connazionale Maximo Gonzalez, Junqueira non si è ripetuto perdendo 6/4, 7/6. Già messosi in evidenza al Roland Garros, dove aveva superato le qualificazioni e un turno del tabellone principale prima di arrendersi al russo Youzhny, Gonzalez ha così conquistato il suo primo torneo stagionale dopo essersi ben comportato in altri challenger della nostra penisola (finale a San Remo e semifinale a Torino). Dicevamo dei nostri: Lorenzi, Brizzi, Ianni, Fabbiano, Bracciali e Viola hanno perso al primo turno; Aldi e Di Mauro, che si erano imposti a connazionali, al secondo. Parziale consolazione per Cipolla il successo in doppio insieme a Silva.

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