Ubitennis
Il ritratto

La favola di
Rafa Nadal

Ripercorriamo la carriera del campione, dai primi colpi al successo di Wimbledon. I sacrifici e la genuinità del ventiduenne più emulato dai giovani tennisti. Elisa Piva

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La bellissima favola di Rafa, un giocatore di terra battuta, tutta corsa e remate dal fondo che grazie all’abnegazione, all’umiltà e al talento è stato capace di trasformarsi, e ha stupito tutti consacrandosi sull’erba di Wimbledon, il torneo più nobile, risultato che fin solo a tre anni fa pareva impossibile.

Rafa è partito dalla piccola Manacor, da una famiglia di sportivi, allenato da sempre dallo zio Toni. Da subito si notava che Nadal aveva la stoffa del campione, ne sa qualcosa Carlos Moya, messo in difficoltà da un ragazzino di 13 anni, costretto ad impegnarsi lui che era allora n°1 del mondo e campione del Roland Garros. Rafa si allenava sulla amata terra rossa, sognando un giorno di poter emulare il suo idolo, divenuto poi grande amico, mentore, un fratello maggiore; colpiva quel ragazzino spagnolo, perché sembrava il classico giocatore da terra battuta, remava da fondo campo, ma correva come un pazzo e recuperava ogni palla, come il più umile dei lavoratori, e non mollava mai, nemmeno quando la partita sembrava persa, sul volto la grinta di chi vuole vincere a tutti i costi, di chi non vuole cedere nemmeno un punto. Il suo tennis però era grezzo, un picchiatore da fondo senza fantasia, un “arrotino” dal grande dritto in topspin ma dalla mano da fabbro, un “pallettaro”, si diceva di lui, come tutti i giocatori da terra battuta, fuori dalla superficie prediletta impossibile ottenga grandi risultati. Invece nel 2005 tutti si sono dovuti ricredere, c’era qualcosa in Rafa che lo differenziava da tutti gli altri specialisti del rosso, non era ordinario, un ragazzo di 19 anni che arriva in finale al Master Series di Miami e senza timore affronta il n°1 già consacrato non può passare indifferente. Perse quella finale, dopo essere stato in vantaggio per due set, ma l’avversario si chiamava Roger Federer e a quel tempo la maggior esperienza dello svizzero fece la differenza. Nemmeno lui però potè far finta di niente, un giovanotto gli aveva tenuto testa con una tenacia senza uguali, e la superficie era il cemento.

Finalmente arriva l’amata terra rossa, e Rafa è ora maturo per rivelare al grande pubblico le sue immense qualità agonistiche, affascinato il mondo del tennis assiste all’ascesa di colui che sarebbe diventato il più grande giocatore di terra battuta di tutti i tempi, Nadal infila il grande Slam su terra: Montecarlo-Roma-Parigi, a soli 19 anni, raggiungendo anche la seconda posizione mondiale. Oltre al calibro delle vittorie quello che impersona maggiormente è la tenuta mentale dello spagnolo, non sembra avere tensione, non conosce paura, non tira mai indietro il braccio, e nei momenti importanti pare giocare ancora meglio, sembra estrarre il coniglio dal cilindro con recuperi miracolosi. Il maiorchino è davvero una macchina da terra rossa, perfetta sì, ma da solo da terra battuta: il servizio è poco più che una rimessa in gioco, poi fa tre passi indietro e comincia lo scambio da fondo, ogni scambio è una maratona, troppo logorante forse? Lui sembra non stancarsi mai! Il dritto invece è portentoso, una rotazione mancina da 5000 giri al minuto, un colpo micidiale che lui tira da ogni parte del campo, il rovescio serve per contenere, ma nel suo bagaglio tecnico non ci sono variazioni, non c’è gioco di volo, la zona nei pressi della rete è un tabù.
Rafa è comunque un fenomeno, si dimostra intelligente, e imparerà, tutti sono certi che saprà migliorarsi; talmente rapido nell’apprendere che i progressi si possono ammirare ad occhio nudo di mese in mese, da imprese quali la vittoria in casa a Madrid, su una superficie rapida.
Poi ci si mette la sfortuna, un infortunio al piede gli impedisce di partecipare al master di fine anno, le prospettive di recupero sono pessimistiche, urge un’operazione; Rafa piange quando è a casa, teme di non poter più tornare in campo, soffre dinanzi ad una partita di tennis in tv, però non si da per vinto, si opera e ricomincia la riabilitazione. La stagione successiva lo vede costretto a saltare il primo slam in Australia, a Dubai finalmente il tanto atteso ritorno, e la vittoria, in finale proprio contro Federer, lui torna e lo fa con un successo, in ogni aspetto si dimostra il campione che vive in lui. Rafa si commuove, capisce di essere tornato, sa che il peggio è passato, felice di poter combattere di nuovo suoi campi contro gli avversari e non contro gli infortuni.
Inizia così la grande rivalità con il n°1 del mondo, il dominio e la conferma durante la stagione sulla terra, e poi, inaspettata anche per lui, una finale a Wimbledon: gli esperti sono increduli, nessuno dava credito a Nadal, pur sempre un campione, ma per niente adatto alla superficie erbosa, invece lui stupisce, e strappa addirittura un set a Federer in finale, sì, ora è chiaro, Nadal non è un solo giocatore da terra battuta, è un fenomeno che sa imparare in fretta, capirà come adattarsi ai campi in erba. Così è stato, nel giro di un anno Nadal rinforza il servizio, gioca più vicino alla linea di fondo, è più aggressivo, inserisce nel suo bagaglio tecnico il back di rovescio, si arma di coraggio e si presenta a rete più spesso, all’occorrenza aggiunge pure il serve & volley, dimostra insomma di saper accarezzare la pallina e non solo di picchiarla. Ogni anno si pensa a quanto possa essere difficile per Nadal confermare i risultati precedenti, ma lui smentisce tutti e li migliora persino, raggiungendo il record di Vilas delle vittorie consecutive sulla terra e portandolo a 81, e arrivando ancora in finale a Wimbledon, ad un solo punto dalla storica doppietta. Nadal, a differenza dell’anno passato in cui il risultato fu tanto inaspettato quanto gradito, è deluso e piange dopo la sconfitta, lui sa che la vittoria era a portata di mano, ma non si da per vinto, la resa non fa parte del suo vocabolario.

E così era scritto, così doveva finire così, doveva essere Rafa Nadal a mettere fine alla striscia di vittorie sull’erba di Federer, così come era stato lo svizzero ad interrompere la sua striscia di vittorie sul rosso. Sembrava una favola, il sole ormai tramontato e i flash dei fotografi ad illuminare un viso, già raggiante, di un ragazzo travolto dalle emozioni. Al termine di un match epico si è compiuta l’impresa, come lui solo Borg, Roland Garros e Wimbledon, uno dopo l’altro, vinti con grinta, forza di volontà, attaccamento alla partita, mai uno scoramento nonostante le circostanze avrebbero steso un colosso, Rafa ha una forza mentale superiore a tutti, sovrumana, nessuno, nemmeno il grande Federer può competere con lui.

Quando si chiude la partita però, Rafa esce dal campo e torna bambino, fa tenerezza, bellissime le immagini finali con gli abbracci con la famiglia, le lacrime di felicità, con il dito accarezza il suo nome nell’albo d’oro, quasi incredulo, la semplicità di questo ragazzo è dolcissima e al contempo disarmante.

Rafael Nadal è nella leggenda, una doppietta storica a suggellare la grandezza di un ragazzo, campionissimo di soli 22 anni.
 

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