L'Atp ha ufficializzato le squalifiche a Cermak e Martinak. Sanzioni molto leggere... Ma il pugno duro viene usato solo con gli italiani? Enrico Riva
Il mondo del tennis è ancora in attesa di una soluzione per il caso Davydenko. Nel 2007 la sconfitta al primo turno del torneo di Sopot contro l’argentino Vassallo Arguello e il volume di denaro puntato contro il russo, nonostante un set di vantaggio e ben prima che abbandonasse l’incontro per infortunio, hanno portato ad un’indagine che l’Atp dovrebbe risolvere entro la fine dell’anno. Nel frattempo altri sue giocatori sono stati sospesi oggi dal direttivo dell’associazione dei tennisti professionisti. Si tratta dei doppisti Frantisek Cermak, ceco e Michal Mertinak, slovacco, riconosciuti colpevoli di aver scommesso su avvenimenti sportivi. Le indagini risalgono al novembre 2007 e i risultati sono stati presentati dal responsabile della commissione indipendente anti corruzione Peter Bratschi. Cermak, vincitore settimana scorsa del titolo in doppio al torneo di Amersfoort in coppia con Rogier Wassen è stato squalificato per dieci settimane a partire dal 21 luglio 2008 e si è visto infliggere una sanzione di 15.000 dollari. Il 27enne ceco, vincitore di 16 titoli di doppio in carriera tutti sulla terra rossa è stato riconosciuto colpevole di aver puntato somme di denaro tra il 9 settembre 2006 e il 1° febbraio 2007. Più mite la sentenza per Mertinak che è stato bandito dalle competizioni per due settimane a partire dal 21 luglio 2008 e che ha ricevuto una multa di 3.000 dollari. Il 26enne Slovacco, anch’egli vincitore di un titolo di doppio settimana scorsa ad Umag in coppia con il ceco Pala (per altro sconfiggendo in finale Fognini e Berlocq) è stato punito per aver scommesso nell’ottobre 2006.
La commissione precisa che entrambi i giocatori non hanno puntato su incontri in cui erano coinvolti e che non vi sono prove che la loro attività illecita abbia alterato in qualche modo il risultato delle partite in oggetto. Attraverso il vice presidente esecutivo Gayle David Bradshaw l’associazione dei giocatori ha ribadito che “il programma anti corruzione dell’Atp non tollera alcun tipo di scommessa da parte dei giocatori su match di tennis” e che “l’Atp continuerà ad esaminare tutte le informazioni ricevute e ad adottare provvedimenti disciplinari nei confronti di coloro che verranno ritenuti responsabili di condotte illecite”.
Fino ad oggi le indagini sul mondo delle scommesse avevano coinvolto unicamente giocatori italiani. Il primo ad essere squalificato era stato Alessio di Mauro nel novembre 2007, punito con nove mesi di sospensione e 60.000 dollari di sanzione per aver scommesso nel periodo compreso tra il 2 novembre 2006 e il 12 giugno 2007. Successivamente la sanzione era stata ridotta a sette mesi e 25.000 dollari e di Mauro aveva ripreso l’attività nel giugno scorso. A dicembre erano arrivati gli stop per Potito Starace (sei settimane e 30.000 dollari) e per Daniele Bracciali (tre mesi e 20.000 dollari), pene decisamente inferiori a quelle del tennista siciliano per la decisione dei due tennisti di patteggiare. Potito, squalificato dal 1° gennaio 2008, era stato riconosciuto colpevole di aver puntato circa 90 euro in due anni, a Braccio era state contestate cinquanta giocate del valore di 5 euro. A febbraio era stato fermato anche Giorgio Galimberti, punito con cento giorni di stop e 35.000 dollari di multa per aver scommesso tra il giugno 2003 e il gennaio 2006. Nell’arco di pochi giorni stessa sorte era toccata infine a Federico Luzzi che aveva ricevuto dall’Atp una condanna a duecento giorni di sospensione e 50.000 dollari di multa per fatti risalenti al 2004.
Rimane qualche perplessità per il modo in cui l’Atp sta conducendo le delicate indagini sulla questione delle scommesse. Il coinvolgimento iniziale dei soli giocatori italiani è stata una disparità che ha colpito tutti gli addetti ai lavori e la sproporzione tra l’iniziale sanzione comminata a Di Mauro, sotto i riflettori di uno scandalo che appariva di dimensioni gigantesche e che rischiava di far crollare parte della struttura stessa dell’Atp e le miti condanne inflitte ai due doppisti appare ancor più evidente oggi. Lo stesso Davydenko, seppure mai formalmente incriminato per i fatti dell’agosto scorso, aveva patito pesanti ripercussioni nei mesi in cui lo scandalo appariva nelle prime pagine dei giornali, tanto da essere addirittura sanzionato durante un incontro dal giudice di sedia per “scarso impegno”. È chiaro che la caccia alle streghe non giova a nessuno, né ai giocatori che rischiano di essere trascinati nel fango per soddisfare una presunta purificazione del mondo del tennis professionistico, né agli spettatori che percepiscono le indagini come dettate più dalla necessità di porre la parola fine alla questione più che risolvere alla radice il nocciolo del problema.