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Lutto nel tennis

E' morto a 85 anni
Renato Gori, ex n.5 d'Italia

Era celebre per il suo tocco di palla e le sue smorzate. E' stato lo storico maestro del C.T.Firenze per mezzo secolo. Era stato convocato anche in Coppa Davis. Ubaldo Scanagatta

 

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La sua smorzata ti spezzava le gambe. Te ne faceva una a destra e una a sinistra, poi ti ricacciava in fondo e te ne rigiocava un’altra. Era impossibile, con lui, non imparare a correre, non imparare a scivolare correttamente, così come terminare una lezione di tennis senza il fiatone e il cuore in gola. Pochi sapevano usare il drop-shot (la palla corta) meglio di lui, di Renato Gori, il maestro di tennis che per più di mezzo secolo _ insieme all’altro maestro “storico” del Circolo Tennis Firenze, Gino Ballerini _ ha tirato su tutti i migliori ragazzi usciti dal circolo delle Cascine (incluso chi scrive) e approdati nelle classifiche nazionali. Se scommetteva di darti 6-0 puoi star sicuro che te lo dava. Se doveva essere 6-3…uguale.
Renato, scomparso nei giorni scorsi all’età di 83 anni (classe 1925), era cresciuto letteralmente su quei campi. Suo padre, Arturo, era il custode (e il primo accordatore di racchette) del C.T.Firenze, ospite della casetta vicino ai vecchi spogliatoi. Invece di giocare a cowboys ed indiani con i figli dei soci Renato giocava a tennis, dacchè usciva di scuola fino all’imbrunire. Ore e ore. Così nel primo dopoguerra, dopo essere stato promosso nel ’47 in prima categoria e aver battuto Canepele n.1 d’Italia nel ’49 nei campionati toscani, era diventato il quinto tennista italiano alle spalle dello stesso Canepele, di Cucelli e dei fratelli Del Bello, aveva superato tre turni al Foro Italico, era stato convocato in Coppa Davis e vinto alcuni tornei internazionali in Svizzera e Germania. Bell’uomo, simpatico e intraprendente, piaceva molto anche al gentil sesso. Andò in America nel ‘55, sposò una bellissima e dolcissima americana bionda dagli occhi azzurri, Vivian _ testimoni di nozze due suoi grandi amici e compagni di doppio, oltre che futuri presidenti del CT Firenze, Giancarlo Scanagatta e Eugenio Migone _ e quando tornò in Italia nel ’60, a 35 anni, cominciò a fare il maestro. E a farti correre finchè non ne potevi più. Però imparavi, perché per contrastarlo minimamente dovevi sviluppare quel tocco di palla che oggi molti non sanno neppure che cos’è.

 

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