Primo successo in un Masters Series per il britannico che sfrutta una giornata decisamente negativa di Novak Djokovic. Da domani lo scozzese salirà al numero 6 del ranking. Giorgio Spalluto
Non è stata sicuramente una bella partita, la finale del settimo Masters Series della stagione tra Andy Murray e Novak Djokovic, 2 giocatori separati all’anagrafe da soli 6 giorni (22/5/87 per il serbo, 15/5/87 per lo scozzese). A testimoniare il modesto spettacolo, il numero impietoso di errori gratuiti da una parte e dall’altra: 54 per Djokovic e 43 per Murray che ha saputo sfruttare una delle sempre più frequenti giornate storte del numero 3 del mondo, vero “dottor Jekyll e signor Hyde” del circuito mondiale. Poche ore dopo lo strabiliante spettacolo messo in scena contro il numero 1 in pectore, Rafa Nadal, si è rivisto in campo il Novak Djokovic passivo, ai limiti dell’irritante, visto all’opera contro Simone Bolelli, nel primo turno di questo torneo. Come in quell’occasione la partita si è decisa dopo 2 tie-break, un punteggio che rende meno amara per il serbo, una sconfitta, in realtà, molto più netta di quello che il risultato lascia intendere.
L’inizio del match ha visto protagonista un Murray praticamente perfetto in risposta e strepitoso nell'irretire l'avversario in una ragnatela di colpi senza peso e molto profondi, che hanno fatto perdere letteralmente la trebisonda al povero Djokovic.
Il serbo, col passare del tempo, ha cominciato a perdere fiducia nei propri colpi; in particolare col dritto, Nole ha commesso parecchi dei 31 errori gratuiti che hanno caratterizzato un primo set comunque conclusosi al tie-break, malgrado le 2 palle break ed i tanti punti in risposta dello scozzese, a sua volta praticamente perfetto al servizio (solo 6 punti ceduti nei 6 turni di battuta). Il tie-break ha sintetizzato perfettamente l'andamento del set, con il serbo protagonista di almeno 3 errori gratuiti (2 dei quali sul proprio servizio) che regalavano il terzo set consecutivo allo scozzese che, prima di Toronto aveva perso 8 set di fila contro Nole.
L'inizio del secondo parziale vedeva Murray rifiatare dopo un'ora di gioco perfetto da un punto di vista tattico. Come conseguenza di questo rallentamento, giungevano, nel terzo gioco, le prime palle break dell'incontro per Djokovic che, al terzo tentativo, strappava il servizio all'avversario. Ci pensava, però, lo stesso serbo a rimettere in partita lo scozzese restituendo il break in un gioco caratterizzato da soli errori, tra cui i 2 doppi falli iniziali, che spianavano la strada ad un Murray quasi incredulo di fronte a cotanta generosità. Novak, sempre più incapace di "sentire" e di spingere la palla priva di peso, puntualmente propostagli dal britannico, finiva per perdere la testa ed il servizio nell'ottavo gioco, consentendo, così, all'avversario di servire per il match. Davanti alla prospettiva di portare a casa il primo grande titolo della sua carriera, lo scozzese non riusciva a concretizzare ben 4 match-point, finendo per cedere il servizio ad un Djokovic bravo nel giocarsi senza remore e con gran coraggio le 4 palle match in favore dell'avversario. Si ripeteva, così, quanto accaduto nel secondo set del quarto di finale di Toronto, in cui Murray era stato incapace di sfruttare il vantaggio di un break (ed una palla per il doppio break) finendo per giocarsi tutto al tie-break, anche questa volta (la terza di fila) vinto dallo scozzese.
Per Murray, che da domani salirà alla posizione numero 6 del ranking mondiale, si tratta del primo Masters Series in carriera. Mai un britannico si era imposto nella storia centenaria del torneo di Cincinnati. Si erano fermati in finale Henman nel 2000 e Mark Cox nel 1977. Lo scozzese diventa il terzo britannico ad aggiudicarsi un Masters Series dopo Rusedski e ed Henman, vincitori di un solo titolo, entrambi a Parigi Bercy, rispettivamente nel 1998 e nel 2003
Ha destato molto scalpore l’intervento nella cerimonia di premiazione del capo dell’Atp Etienne De Villiers, nell’occhio del ciclone, non solo della critica ma degli stessi giocatori da un po’ di tempo a questa parte. E’ sintomatico il fatto che il sudafricano abbia voluto presenziare ad una cerimonia di premiazione, mentre nelle stesse ore, nel Delaware, è in corso l’udienza riguardante il declassamento del torneo di Amburgo in favore di quello di Madrid. Tra pochi giorni ci sarà la sentenza che potrebbe cambiare le sorti, non solo del torneo di Amburgo, ma dell’intero movimento professionistico, rappresentato ancora per poco dal sempre meno amato “Mickey Mouse”
Giorgio Spalluto