Ubitennis
Rassegna Stampa del 13 Agosto 2008

Sugli Internazionali di Roma una polemica violenta e stranissima (Rossi). Autografi e volée, la carica dei "dilettanti" strapagati (Azzolini)

............

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Rubrica a cura di Daniele Flavi

Sugli Internazionali di Roma una polemica violenta e stranissima.

Massimo Rossi, libero del 13.08.08

L'indomani della nostra prima medaglia d'oro a Pechino, uno dei tre principali quotidiani sportivi italiani (non di colore rosa) su 21 pagine totali ne dedicava 14 al calcio estivo, e in particolare alle notizie di calcio mercato, cinque alle Olimpiadi e due alla pubblicità. Lo stesso giorno il Direttore di Raisport Massimo de Luca, amabilissima persona, ottimo giornalista e buon giocatore di tennis prima di scegliere purtroppo lo sport (?) del golf, si vedeva costretto a difendersi - benissimo - dagli attacchi di chi protestava per la scelta di aver mandato in onda in diretta la gara di spada maschile - conclusasi appunto con la conquista del primo oro italiano - piuttosto che la partita di calcio Italia-Corea valida per il secondo turno di qualificazione al torneo olimpico. Mi auguro che Raisport e il suo direttore continuino così, magari anche a beneficio della gara di tennis, sport certamente non minore, al pari della scherma e di tutte le altre discipline olimpiche, ma che tale invece viene spesso considerato dai mezzi di comunicazione. Un esempio eloquente dell'incultura che spesso governa le scelte dei nostri quotidiani sportivi lo offre egregiamente il Direttore del mensile Tennis Italiano, che con grande efficacia si limita a mettere visivamente a confronto le prime pagine della Gazzetta e dell'Equipe il giorno dopo la finale di Wimbledon. Per la rosea la notizia principale veniva individuata nell'assalto finale dell'Inter al giocatore Lampard (assalto rimasto peraltro senza esito), mentre tutta la prima pagina del principale quotidiano sportivo francese era dedicata a una foto gigante dei due protagonisti della storica sfida londinese. Ma il difetto di comunicazione, per quanto riguarda il tennis, attecchisce addirittura all'interno della sua federazione, come dimostra il grande spazio "conquistato", in pieno torneo olimpico, dal presidente della federtennis, che trovandosi a Pechino proprio perché a capo di una federazione olimpica, lungi dal commentare i risultati dei nostri atleti, come per esempio la bella vittoria di Andreas Seppi sul forte spagnolo Robredo, ha invece innescato una violenta polemica a distanza con il sindaco di Roma Alemanno, paventando un declassamento del torneo di Roma da parte dell'ATP se non verrà approvato in fretta dal Comune il progetto per il nuovo stadio centrale, con il rischio che il Master Series degli Internazionali venga spostato dal Foro Italico a Milano o a Torino. Curiosa polemica, questa, posto che alla federazione nazionale spetterebbe di tutelare anche i tifosi milanesi e torinesi, mentre dovrebbe essere solo del Comune di Roma l'interesse a trattenere nella città eterna l'importante tappa italiana del circuito ATP.


Autografi e volée, la carica dei "dilettanti" strapagati

Daniele Azzolini, avvenire del 13.08.08

Il Federer abbacchiato di questi tempi trova sollievo nei Giochi, sarà per quel sugoso melting pot di schiamazzante umanità che lo blandisce, o per la semplice constatazione che nel laborioso via vai di un'Olimpiade non si fa in tempo a pensare, ma è qui che Roger sta provando a lenire le recenti ferite, giusto nella settimana che lo vedrà alla fine retrocesso. Snebbiare la propria mente nella città dello smog, delle polveri sottili che ti piombano addosso subdole, con evoluzioni da pattuglia acrobatica, è impresa ai limiti del paradosso, ma Roger trae forza da nuove constatazioni, prima fra tutte quella che esiste ancora una parte del mondo a lui devota, convinta della sua leadership, pronta a omaggiarla fra le grandi star di questi Giochi, lui che di medaglie non ne ha ancora vinta una. Più in generale, l'impressione che si trae dell'osservare l'empito con cui i giovani cinesi inseguono i loro miti, è che lo star system sportivo, da queste parti, non sia una vana definizione. Se provassimo a dare ordine di classifica alla tracimante voglia di autografi, scatti rubati, inseguimenti, appostamenti, invocazioni, che fa necessario corredo alle giornate e impegna centinaia di giovani cacciatori di cimeli, è assai probabile che essa finirebbe per ricalcare, quasi in fotocopia, l'ultima graduatoria dei campioni proposta da Forbes, la rivista americana che mette in fila i paperoni dello sport. Kobe Bryant, l'uomo da 24 milioni e 500 mila euro, è al primo posto. Il suo alter ego LeBron James, 23 milioni e 800, al secondo. Poi Ronaldinho, un sorriso da 23 milioni e 200 mila euro prima del passaggio al Milan, che forse gli varrà qualche euro in meno. Il quarto, per l'appunto, è Federer, che di milioni ne vale 22, davanti a Yao Ming, stella cinese dei Rockets, 223 cm per 17 milioni e rotti di ingaggio. Come si vede, una volta tanto Nadal sta dietro, intorno alla decima posizione. Vale solo 15 milioni. Ma certo non è ai soldi che Federer pensa, quando si interroga sulle sue attuali, forse momentanee, comunque umanissime fragilità. La sua stagione anomala ha dapprima avviato le pratiche del sorpasso, infine le ha avvalorate. Comunque vada il torneo olimpico, che pure mette in palio punti validi per la classifica, Nadal gli sarà davanti il giorno 18, il lunedì successivo alla finale di Beijing. E allora, tanto vale pensare alla ricostruzione, o chissà, alla rifondazione. Tanto più che i Giochi, per Federer, per Nadal, così come per gli altri che con loro competono a colpi di dollari, pos sono essere affrontati da lor signori con la giusta dose di spirito olimpico. Sui campi del Green Tennis, lo stadio che somiglia a un fiore alieno, non ci si sbatte per la pecunia, per la carriera. In palio c'è una medaglia in similoro, c'è una nuova occasione di confronto, c'è un duello che continua. Citi its, altius, fortius Non era questo il motto di De Coubertin? E dite, non sono proprio loro, quei campioni così ricchi da potersi sentire dilettanti, i suoi nipotini più cari? Ieri Nadal ha lasciato in surplace Hewitt (61 6-2). Federer ha scherzato con il salvadoregno Aravalo, che però si chiama Rata. Negli ottavi avrà Berdych, che Io superò ai Giochi di Atene e che ieri ha battuto (6-3,7-6) il nostro Seppi. Resta in corsa Francesca Schiavone che ha recuperato un brutto secondo set (sotto 2-4) alla polacca Radwanska, sistemandola poi per 6-3,7-6. tennis e business Rafael Nadal prossimo n° 1 qui ai Giochi è solo al quarto posto nella graduatoria degli assi più ricchi dello sport
 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web