Le Italiane si fanno onore.
Bella difesa della Vinci, tenace la Pennetta, il vero exploit è quello della Garbin. Ubaldo Scanagatta
L’US Open spende senza parsimonia spiccioli azzurri, sul campo e fuori. Cominciamo dal fuori: il “caso” è quello di Simone Bolelli che, k.o. al primo turno qui in singolo (Wawrinka) e in doppio con Seppi (da due Carneadi, Kas-Petzschner), si è iscritto al torneo di Bangkok (e poi Tokyo) che comincia l’indomani dello spareggio di Coppa Davis Italia-Lettonia a Montecatini (19-21 settembre) per non retrocedere in serie C. Di passare dal cemento USA alla terra rossa toscana e poi ai tappeti indoor asiatici Simone, n.2 azzurro (è n.47 Atp, Seppi è n.32) non ne ha alcuna voglia.
“Troppi cambi di superficie _ sostiene Claudio Pistolesi, il suo coach, che non ha gran feeling con la Federtennis ma che aveva ugualmente sperato di andare a Pechino da tecnico aggiunto, insieme a Barazzutti e Coppo _ Dieci giorni fa abbiamo avvisato il capitano di Davis delle nostre intenzioni”. La palla è così passata al capitano di Coppa Davis. Se questi si impuntasse a convocare ugualmente Simone potrebbe, in base alle regole del Coni, farlo squalificare nel caso di un suo rifiuto. Barazzutti ha messo in preallarme Seppi, Starace e Fognini, ma_ non ha ancora parlato con Volandri e Cipolla, sole possibili alternative ad un Bolelli renitente. A Volandri fu evitata una trasferta in Lussemburgo, ma Barazzutti puntualizza: “Stavolta la questione è diversa”. Convocandolo potrebbe aprire un caso, ma forse dovrebbe farlo. Perchè Bolelli serve anche per il doppio.
Sul campo Flavia Pennetta ha battuto la cinese Peng 6-2,6-7,6-1, ma soprattutto è stata bravissima Tax Garbin ad eliminare (5-7,6-2,6-3) l’ungherese Szavay n.13 del tabellone (16 Wta), mentre al secondo turno dell’US Open Robertina Vinci non poteva proprio tenere fede al suo cognome contro Dinara Safina, la ragazzona russa che _ lei sì _ aveva vinto 17 delle ultime 18 partite cedendo solo la finale olimpica alla connazionale Elena Dementieva. Però la biondina di Taranto, 25 anni, ormai trapiantata a Palermo per ragioni di cuore (fidanzata con un maestro di tennis del capoluogo siciliano, Francesco Palpacelli), si è difesa bene (6-4,6-3) nel gigantesco Arthur Ashe Stadium contro la settima tennista delle classifiche mondiali in lizza con altre sei colleghe per quel primo posto che il fratellone Marat ha occupato per poco nove settimane otto anni fa. Sui campi “centrale” Robertina, n.164 Wta ci va grazie ai nomi delle sue avversarie, la Clijsters (6-3,6-4) a Wimbledon 2002, ma stavolta non ha perso 6-0, 6-1 come un anno fa qui con la Sharapova. Nel suo piccolo, 162 cm contro i 182 di Dinarona.