I giocatori più forti non perdono tempo ed energie giocando il doppio. il doppio è un malato terminale, e neanche assegnare dei punti per la classifica del singolare può salvarlo. Rino Tommasi
NEW YORK - In attesa che si giochi la prima semifinale del singolare femminile, guardo, con scarsa attenzione, la finale del doppio maschile, quindi di una specialità che in declino da moltissimi anni.
Infatti la stanno giocando quattro giocatori (da una parte i gemelli Bryan, dall’altra il ceko Lukas Dlouhy e l’indiano Leander Paes) che non figuravano, per mancanza di classifica adeguata, nel tabellone del singolare.
Nessuno pretende più che i giocatori più forti perdano tempo ed energie giocando il doppio. Sono lontani i tempi in cui (1954) proprio in questo torneo la finale del doppio l’avevano giocata gli australiani Hoad e Rosewall e gli americani Seixas e Trabert, tutti giocatori con molti titoli dello Slam conquistati in singolare.
Da tempo i tennisti hanno capito che la loro popolarità ed i loro guadagni sono legati ai successi in singolare. Nel 1987 Stefan Edberg giocò per quasi quattro ore per vincere la finale del doppio insieme ad Anders Jarryd contro gli americani Flach e Seguso. Il mattino dopo perse in cinque set la semifinale del singolare maschile contro il connazionale Mats Wilander e giurò che non avrebbe più giocato in doppio.
L’ultimo vincitore del doppio in questo torneo meritevole di qualche considerazione come singolarista (o come tennista di qualità) è stato l’australiano Lleyton Hewitt che nel 2000 ha vinto con il bielorusso Max Mirny ma si è trattato di un caso isolato.
Tre anni fa a Wimbledon il doppio fu vinto dal sud-africano Wesley Moodie e dall’australiano Stephen Huss. Quest’ultimo io, che pure spendo molte ore del mio tempo ad studiare e raccogliere i risultati del tennis, non lo avevo mai sentito nominare.
Credo che non ci sia bisogno di spiegare ulteriormente perché il doppio vada considerato un malato terminale, senza alcuna possibilità di poterlo rilanciare con artificiali formule, che potevano comprendere l’idea di assegnare dei punti per la classifica del singolare.
Ogni tanto ricevo qualche sollecitazione a trasmettere qualche doppio, specialità diffusa tra i giocatori di club ma ormai abbandonata dai campioni, ma credo che non ci sia nulla da fare.
Nel maggio scorso dopo aver commentato per Sky la finale del singolare maschile del Foro Italico ed aver scritto il mio commento in sala stampa, nell’abbandonare lo stadio ho dato un’occhiata alla finale del doppio che era ancora in corso. Non mi ricordo chi la giocasse e chi l’abbia vinta ma mi ricordo invece che la stavano guardando non più di 100 spettatori.
Intanto c’è molta preoccupazione da parte degli organizzatori e della CBS, che trasmette il torneo negli Stati Uniti, per la programmazione delle ultime due giornate. Infatti domani è prevista pioggia ed gli specialisti da queste parti hanno un’eccellente percentuale sulla prima di servizio, scusate , sulle loro previsioni. Insomma c’è la possibilità che le semifinali del singolare maschile e la finale del singolare femminile, raggruppate in un’unica giornata per dare alla TV il famoso SuperSaturday, possano essere rinviate creando problemi di ogni genere.
Scrivo da anni che se la BBC inglese chiedesse agli organizzatori di Wimbledon di avere una programmazione simile del loro torneo sarebbe respinta con perdite ma da quelle parti, fortunatamente, la serietà del torneo non è in vendita.
Rino Tommasi