Barazzutti spiega perchè ha scelto di far esordire il tennista ligure. Ubaldo Scanagatta
Ha smesso di piovere. Fognini-Gulbis in campo alle 17. Al termine di ogni set, il commento di Ubaldo
MONTECATINI _ “Su chi scommetterei? Siete voi italiani che amate scommettere, io no…” se la ride Ernests Gulbis, lo spauracchio lettone (l’accento sulla prima “e”, mi raccomando) che potrebbe fare due punti, e nel peggiore dei casi addirittura tre, nel match di Coppa Davis che sospingerà i perdenti nel baratro della serie C _ Le nostre chances di successo? Beh, il 56,5 per cento, ci sono arrivato dopo un’attenta analisi al computer…”.
E’ in vena di scherzi il giovanottone di 20 anni appena compiuti, figlio di un ricchissimo petroliere ed ex pupillo di Niki Pilic. Tutti gli predicono un futuro da top-10, dopo i quarti raggiunti a Parigi e le lotte ravvicinatissime con Djokovic a Parigi, con Nadal a Wimbledon, con Roddick all’US Open. Ma oggi Ernests è solo n.50 e non è detto che riesca a battere (ore 11,30, diretta RaiSat+, pioggia permettendo) il nostro esordiente assoluto, Fabio Fognini, 21 anni, ligure di Arma di Taggia e n.71 scelto come singolarista n.2 al posto di Bolelli n.45 che non c’è (e verrà forse squalificato per…renitenza alla leva) e di Starace n.73 che c’è ma che Barazzutti preferisce tener fresco per il doppio.
Al primo turno di Bucarest Gulbis si è arreso al georgiano Gabashvili che non è più forte di Fognini.
“Ho una squadra omogenea, Potito il doppio lo gioca di sicuro” spiega la scelta Fognini il capitano azzurro che da una parte tende anche una timida mano al disertore Bolelli (“Sono sicuro che anche lui ha rispetto per la maglia azzurra” risponde ad una domanda assertiva di Lea Pericoli), ma dall’altra glissa sul perché abbia insistito a convocarlo nonostante che Bolelli, a caccia di punti Atp, gli avesse chiaramente manifestato l’intenzione di recarsi a Bangkok. Che temesse di affrontare lui Gulbis è una malignità non comprovabile.
Nel secondo singolare della giornata il nostro n.1 Seppi (n.28) non dovrebbe aver problemi con il lungo Juska che ha ammesso: “Sul “veloce” gioco meglio”. Trattandosi del n.394, e di uno che vanta come miglior risultato un pareggio con un solo top 100 (Kendrick), insomma è vero che una volta abbiamo visto in Davis Sanguinetti perdere da tal Tilikainen, ma un minimo di ottimismo è consentito.
Deve essere in vena di scherzi anche Volandri quando dice: “Sono sempre stato a disposizione”. Una mezza sorpresa la procura il doppista del team lettone, Pavlovs. Parla italiano. “Mi sono allenato tre anni a Rovereto con Botti…”. Il suo capitano Dzelde dà (giustamente) favoriti gli italiani e quando dice che per il terzo punto “abbiamo le stesse chances di vincere il doppio che un punto con Juska” fa in fondo capire perché. Solo che forse non dice la verità. A meno che conti sull’emozione che potrebbe impadronirsi del nostro Fognini, giovanottino (un m.78 cm) che ha insieme, di solito, insieme a un bel dritto alla Moya che scrocca a mo’ di frusta _ difatti è stato a lungo fermo per un guaio al polso _ molta grinta ma non un atteggiamento sempre positivo. E’ stato il più giovane italiano ad entrare nel primi 100 dai tempi di Andrea Gaudenzi 14 anni fa. Guarda caso Gaudenzi, ex n.18 Atp, oggi è uno dei suoi manager. Da junior Fabio aveva davanti solo Djokovic. E dietro a lui c’era un certo Murray. Oggi i due sono il terzo e il quarto tennista del mondo.
Ubaldo Scanagatta