Del Potro batte Andreev 6-4,6-2, 6-1. E' la prima finale in casa della sua storia. Per battere Nadal &Co, Mancini sceglie il veloce. Veronica Lavenia
Leggi la "Quote" di Del Potro segnalata da Daniel Ruderman
Una vittoria sofferta quella della squadra argentina. Dopo aver lottato fino all’ultimo incontro, David Nalbandian, Juan Martín del Potro, Guillermo Cañas e Agustín Calleri possono festeggiare la raggiunta finale di Coppa Davis (21-23 novembre).
I bianco celeste speravano di portare a casa il punto decisivo nella giornata di sabato ma, nella combattuta partita di doppio, Nalbandian e Cañas, non erano riusciti ad avere la meglio su Tursunov-Kunitsyn. I russi si sono, infatti, aggiudicati l’incontro con il punteggio di 6-2, 6-1, 6-7,3-6, 8-6. Una lunga battaglia nella quale, dopo aver perso in maniera netta i primi due sets i giocatori argentini, capitanati da Alberto Mancini, sono riusciti ad annullare tre match points, portandosi sul tre a zero nel terzo set, vinto poi al tie break. Pur aggiudicandosi anche il quarto set, la squadra sudamericana non è, però, riuscita ad opporsi, nel quinto, al doppio russo che meglio ha saputo imporre il proprio gioco.
La vittoria nei due singolari di venerdì, aveva lasciato ben sperare. Nalbandian ha avuto ragione di Andreev, sebbene con qualche difficoltà. Il primo set e, forse, l’intero incontro, si è deciso al tie break, quando, sul sei pari, Andreev si deconcentrato protestando per una pallina data buona a Nalbandian. Il tennista di Cordoba ha rimontato chiudendo con autorevolezza il primo set e, ritrovata la fiducia, ha imposto maggiore velocità al suo gioco, vincendo i restanti due sets (7-6 (5), 6-2; 6-4).
Agevole, al contrario, il cammino di Juan Martín Del Potro, al suo debutto in Coppa Davis, che ha dominato Davydenko, chiudendo il primo set in soli trentaquattro minuti. Le reazioni dell’ucraino nel secondo set sono state sporadiche e poco convincenti per poter mettere in difficoltà un Del Potro in ottima condizione che ha chiuso la partita con un inequivocabile 6-1, 6-2, 6-2.
Un altro Davydenko, invece, quello di domenica contro Nalbandian. A poco è servita la grinta con cui è entrato in campo l’argentino, che, nella fase iniziale di gioco, sembrava voler chiudere rapidamente la pratica vincendo il primo set. La reazione di Davydenko arrivava netta nel secondo set quando, con una serie di diritti profondi e rovesci incrociati, è riuscito a spiazzare l’avversario pareggiando i conti. Dal terzo set in avanti, un Nalbandian, infastidito, non ha trovato la concentrazione necessaria, lasciandosi sfuggire l’opportunità sul 6-5 di chiudere il set, vinto al tie break dal numero sei del mondo. A quel punto, il crollo psicologico del tennista di Cordova ha condizionato il suo gioco irrimediabilmente e Davydenko ha concluso la partita con il punteggio di 3-6, 6-3, 7-6 [2], 6-0).
A Del Potro è spettato, dunque, l’arduo compito di portare la squadra in finale. Il giovane argentino è entrato in campo imponendo con autorevolezza il proprio gioco su Andreev. Senza concedere nulla all’avversario, Del Potro ha regalato il sogno della finale di Davis alla sua squadra, al suo Paese, terminando l’incontro con un secco 6-4,6-2, 6-1.
Facendo sua la partita chiave, il tennista di Tandil si candida sempre più seriamente come una delle promesse più interessanti del 2009 e di questo finale di stagione.
Adesso l’Argentina affronterà la Spagna in casa. E’ la prima volta che gioca una finale in casa. La squadra di Vilas e Clerc (che peraltro spesso litigavano come cane e gatto) non aveva mai avuto questa fortuna. Le due sole finali disputate le aveva giocate all’estero: nel 1981 a Cincinnati e nel 2006 a Mosca. Le aveva perse entrambe.
Per la finale di novembre, il capitano argentino ha già deciso che non sarà sul rosso. Scegliere la terra battuta per sfidare il numero uno della specialità, Rafael Nadal _ che è poi quel che ha fatto l’Italia a Torre del Greco _ significherebbe candidarsi alla sconfitta. Sul veloce Nalbandian e Del Potro potrebbero vincere.
L’incontro Argentina-Spagna non sarà, infatti, solo una “questione di tennis” ma qualcosa di più. Per l’Argentina e per tutta l’America Latina, la possibilità di aggiudicarsi la Coppa tanto ambita, significherebbe anche un piccolo riscatto dei Conquistados sui Conquistadores; la vittoria di un Continente che non ha mai accettato il dominio iberico.