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Wta Mosca

Flavia perde ma quante occasioni

Finisce ai quarti di finale il cammino di Flavia Pennetta nel WTA di Mosca. La N. 1 al mondo Jelena Jankovic vince con il risultato di 7-6(6) 6-3 dopo una partita equlibrata. Da Mosca, Angelica

 

 

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Flavia Pennetta perde dalla n.1 del mondo Jankovic 76(6) 63. Perde ma non esce sconfitta. Delusa forse sì, se ripensa a tutte le occasioni avute e non concretizzate. Ma oggi, la differenza di classifica fra la n.1 e l’italiana n.17 (nella classifica di lunedì prossimo) non si è proprio notata. Anzi chi ha dettato il gioco in tutto il primo set e parte del secondo è stata proprio la Pennetta che ha martellato la Jankovic sul rovescio.
Spesso prendendola in contro piede. E facendo vedere un gioco brillante.
E allora se era lei a dominare come ha fatto a perdere?

Il match gira su due momenti:
nel tie-break con un “schiaffo di rovescio’ sbagliato che da il secondo set point alla Jankovic. E nel sesto lunghissimo game del secondo set. Un game di 17 minuti. Servizio Penneta e 7 opportunità per portarsi 4 a 2 non sfruttate pesano nella mente e nelle gambe della brindisina. Perso quel game Flavia non riesce più a restare in partita. Nei successivi 3 game, la Jankovic fa dodici punti e Flavia sei.

Il match era cominciato bene per Flavia, subito il break e si porta 3 a 2 e servizio.
Il suo modo di giocare non faceva bere molta acqua alla madre della Jankovic (una delle tante superstizioni è quella di bere un sorso d’acqua ogni volta che la figlia vince un punto).

L’allenatore di Flavia sedeva nell’angolo alla sinistra della sedia dell’arbitro. Aveva inforcato gli occhiali e sembrava concentrato ma rilassato.
Mentre il clan Jankovic, dava già l’impressione di essere sotto pressione.
Il padre di Jelena sedeva dal lato opposto alla moglie ed al coach.
Oddio sedere non né proprio il termine da usare. Stava sul bordo della sedia di plastica. Le mani indietro appoggiate sui braccioli e scattava in piedi ad applaudire ogni punto della figlia gridando “Ajde!” (Incredibile, c’è qualcuno che ne grida più della Ivanovic), si risiedeva, sbuffava come per scaricare la tensione.
Ad ogni punto perso abbassava la testa e si passava le mani nei capelli (solo osservarlo è stancante)
Un urlo quando Jelena recuperava i break di ritardo ma più per errori di Flavia che perdeva per due volte il suo servizio, con doppio fallo sulla palla break. Il Clan Jankovic si esaltava, Padre in piedi, madre che applaude convinta e coach che stringe i pugni. Suggerirei della camomilla. Una bella tazza prima di ogni match della Jankovic potrebbe essere d’aiuto.

Dal 3 pari si arriva al 5 pari. Fra diritti in rete della Jankovic. Rovesci vincenti della Pennetta. Le solite grandi difese della serba che alla fine le permettono di portare a casa i punti. E qui c’è Il primo vero passaggio a vuoto dell’italiana. Perdeva il servizio a zero ancora con un doppio fallo nell’ultimo punto.

Jankovic andava a servire per il set. Il padre sembra incominciasse ad andare in iperventilazione. Il coach di Flavia, invece sembrava un oasi di pace in tutta quella tensione. Poi magari dentro di sè invece moriva. Ma l’impressione che dava era di sicurezza nelle possibilità di Flavia di arrivare al tie-break.
Aveva ragione lui. La Jankovic era più fallosa del solito, forse solo perché la Pennetta colpiva la palla in anticipo, partivano delle fiondate e la serba non riusciva a controllare i colpi.

Mentre le ragazze giocavano un bel tennis, per tutto il primo set le due racchette mandate da Flavia ad accordare non tornavano. Quando arrivano sono una Wilson e una Babolat.
No, una viene rimandata indietro e qualcuno va a cercare la Wilson mancante.

Nel tiebreak Flavia va 3 a 0. Poi un suo doppio fallo di almeno mezzo metro fa urlare papà Jankovic, fa bere mamma Jankovic e fa venire un attacco di di iperattività al coach.
Jelena non sembra aver nessun problema fisico. Nessuno di quelli che ieri l’avevano portata sull’orlo del ritiro (almeno così dice lei). Corre, va in spaccata, difende come un muro. E va 4 a 3. Flavia se prima aveva fatto un doppio fallo adesso piazza l’ace. 4 pari. Il punto che le da il 5 pari è forse il più bello, attacco in contro tempo e volèè smorzata. Giocare il doppio aiuta. Altro che se aiuta.
Poi la Jankovic si procura il set point e Flavia l’annulla con un diritto vincente lì e la Jankovic può solo guardare. Poi, purtroppo arrivano i due errori. Il primo il più grave. Comanda il gioco, scende verso la rete, la Jankovic si difende con un mezzo lob, ma sul rovescio dell’italiana. Flavia fa due passi indietro e prova lo “schiaffo” finisce a mezza altezza della rete. E poi subito l’altro ’errore di dritto che sembra solo il prolungamento del primo.

Il secondo inizia come il primo. Subito break della Pennetta. Si porta 3 a 1 con uno smash in sicurezza che fa accasciare sulla sedia il signor Jankovic. Si riprende subito gli basta che la figlia faccia il primo punto del game e un ‘Ajde’ risuona in tutto l’impianto (Sì, decisamente l’Ivanovic rischia di passare per una dilettante al confronto)

Si arriva al 3 a 2 e al lunghissimo game. “E’ stata la chiave del match” dirà la Jankovic. “Se Flavia avesse vinto avrebbe avuto più fiducia e forse avrebbe vinto il set. Mi sono imposta di rimanere positiva. Di giocare punto per punto anche perché ero un po’ stanca”.
Ma invece la più stanca sembra la Pennetta. Perso quel gioco non sembra più in partita. Sul 5 a 3 servizio Jankovic va 0 30, la Jankovic recupera e sul punto che da il 30 pari Flavia si lascia cadere a terra. Match finito con due punti di anticipo.

E così dopo 1 ora e 58 minuti la Pennetta fa le valige, direzione Zurigo e la Jankovic è in semifinale.

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