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Rassegna Stampa del 13 Ottobre 2008

Bolelli, ma che ti succede? (Valesio). Nadal: «A Madrid mi gioco il n. 1» (gazzetta). Il suo cuore si ferma e poi riparte. Giovane tennista "muore" per 15 minuti (Manzocco)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi


Bolelli, ma che ti succede

Piero Valesio, Tuttosport del 13.10.08

Ma che diavolo sta succedendo a Simone Bolelli? La sua crisi inizia a essere preoccupante. O almeno a far riflettere. Ultimo caso: Simone non è riuscito a entrare nel tabellone principale di Master Series di Madrid che comincia oggi: dopo aver battuto nonno Lapenti nel primo turno ieri si è arreso al belga Steve Darcis perdendo due tie break di fila; a 4 il primo e 2 il secondo. E quando si esce sconfitti da una partita così non si può tirare in ballo solo il caso, soprattutto se si gioca a Madrid (cioè in mezza altura) e sul sintetico indoor, situazione che Simone predilige. Centra di certo il rendimento del proprio servizio, un'arma che a Simone spesso s'inceppa. Ma conta anche e soprattutto la testa. Quella testa che spesso tradisce Simone facendone un giocatore che sul più bello perde fiducia in se stesso e, di conseguenza, perde. CRISI Quella in corso ormai da mesi può essere crisi di fiducia, certo. Oppure di vertigini per quanto non è Simone abbia frequentato i piani altissimi del tennis mondiale, quest'anno. Forse semplice stanchezza fisica che in un ragazzo di 22 anni che ha girato il mondo negli ultimi dieci mesi può anche essere. Ma resta il fatto che Bolelli si è fermato a Wimbledon: allo splendido match di secondo turno in cui eliminò Fernando Gonzalez vincendone tre, di tie-break. Prima c'erano stati la semifinale di Zagabria (vittorie su Cilic e Olivier Rochus) la prima ora abbondante di gioco contro Davydenko a Miami (sconfitto poi al terzo), la vittoria su Karlovic in Davis, la finale di Monaco di Baviera, i successi su Baghdatis e Del Potrò a Roland Garros dove uscì di scena per mano di Llodra perdendo due tie break (ahi). Il dopo è stato deprimente: nel circuito che precede lo Us Open ha passato un turno, a Cincinnati: a Bangkok ha battuto Bellucci ma ha perso nettamente con Berdych; a Tokyo è stato eliminato subito per mano di Suzuki (altri due tie break persi) che tra l'altro è un ex assistito del suo coach Pistolesi. PATRIMONIO Ciò che è certo è che Simone è un patrimonio del nostro tennis maschile ed è altrettanto evidente che cammin facendo ha perso serenità. Certo la polemica con la Federtennis non lo ha aiutato: a posteriori sarebbe stato meglio se avesse giocato in Davìs, lottando contro Gulbis, e poi si fosse preparato per gli ultimi due Master Series dell'anno. Ma le tesi sostenute a posteriori non valgono nulla. L'auspicio è che questo buco nero formi in qualche modo il carattere di Simone, rendendolo più cattivo e determinato specie nelle situazioni più pesanti: quelle che fanno da spartiacque fra i buoni e gli ottimi giocatori. Oggi intanto parte Madrid: ultima edizione indoor. Dall'anno prossimo il torneo si giocherà sulla terra e a maggio. Due gli azzurri: Seppi affronterà Robredo e Fognini il muscolatissimo Monfils, reduce dalla finale di Vienna. C'è Federer: al primo turno troverà Stepanek che lo ha battuto a Roma. E Nadal all'esordio avrà il vincente di Kiefer-Gulbis. Grande torneo.


Nadal: «A Madrid mi gioco il n. 1»

La Gazzetta dello Sport 12.10.08

Tabellone duro, da oggi a Madrid (Spa, indoor), per i primi 2 del mondo, Nadal e Federer, al rientro dopo la Davis. «Rafa» rimanda le domande sulla finale Argentina-Spagna del 21 novembre: «Adesso sto giocando Madrid, poi giocherò Parigi-Bercy e il Masters a Shanghai, e poi mi potrete chiedere di Mar del Plata». Con la abituale politica dei piccoli passi, del match dopo match, il mancino di Maiorca, s'avvicina con calma anche al penultimo torneo Masters Series stagionale: «II mio obiettivo è arrivare sano all'esordio di mercoledì, pronto per giocare un buon match (contro il vincente di Kiefer-Gulbis). Vincere il torneo non è l'obiettivo, ma mi garantirebbe di finire l'anno al numero uno. Così come ritrovare Federer, perché potrebbe succedere solo in finale: un'altra situazione che mi farebbe tenere il primato fino alla fine».

Il suo cuore si ferma e poi riparte. Giovane tennista "muore" per 15 minuti

Roberto Marzocco, Libero del 12.10.08

II suo cuore ha smesso di battere mentre si stava allenando. E James Doherty, giovane promessa del tennis britannico, è rimasto senza vita per ben 15, interminabili minuti. Poi l'intervento dei paramedici è riuscito a "risvegliarlo", un risultato che essi stessi definiscono "miracoloso". Il fatto risale all'8 settembre scorso, ma la notizia è stata diffusa dai quotidiani britannici solo adesso. James ha 13 anni, vive a Codicote, un paesino immerso nella campagna inglese, e quando è stato colto dal malore si trovava all'Hazelwood Tennis Academy (a Enfield). Alan Percy, una delle persone presenti al momento del fatto, non appena si è accorto di ciò che stava capitando al ragazzo è corso in suo aiuto, assieme a una delle allenatrici, Karen Browne, tentando senza successo di rianimarlo. «Non ho alcuna preparazione relativa alle tecniche di primo soccorso - ha dichiarato poi l'uomo - ma ho deciso di seguire il mio istinto e di provare a praticargli la respirazione bocca a bocca. Tuttavia non ce l'ho fatta e ho potuto solo constatare che il ragazzo era morto. Non dimenticherò mai quel momento». Poi sono arrivati i paramedici, chiamati dallo stesso Percy, i quali sono riusciti a rianimarlo. James è stato portato prima al Chase Farm Hospital di Enfield, dove le sue condizioni sono state stabilizzate, e poi al Great Ormond Street Hospital di Londra. In un primo momento i medici che hanno preso in cura James non gli hanno dato molte speranze: è noto infatti che un arresto cardiaco che duri più di dieci minuti provoca in genere danni irreparabili, soprattutto al cervello. Questa tuttavia non è una regola universale, e la storia della medicina riporta alcuni, rari casi in cui un paziente in fase di arresto cardiaco molto prolungato - e quindi aulicamente morto - è tornato alla vita. A volte ciò si verifica in modo spontaneo, dopo una lunga serie di tentativi di rianimazione fallimentari. È di questa estate, ad esempio, il caso di un infartuato di 45 anni dato per morto e risvegliatosi poco prima di subire il prelievo degli organi per un trapianto; in questo caso però il prolungato stato di morte ha avuto sul paziente diverse conseguenze negative. Dal canto suo James Doherty, il cui malore è dovuto alla sindrome del QT lungo (una condizione difficile da diagnosticare che provoca anomalie del battito cardiaco e che a volte può causare la morte improvvisa di soggetti apparentemente sani), dovrà rinunciare alle attività sportive e assumere farmaci specifici per tutta la vita.
 

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