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Atp Mosca

Kunitsyn, meglio tardi che mai

Un ritratto del tennista russo, che a 27 anni ha colto la prima affermazione a livello ATP a Mosca. Oltre che buon giocatore l'abbiamo scoperto ottimo cuoco e bravissimo in italiano! Samuele Delpozzi    

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Quando si parla di tennis russo vengono subito in mente le ragazze, ormai colonizzatrici della top-10 con ben 5 elementi e molte altre negli immediati dintorni. Parlando al maschile, la fanno da padroni il talento incostante di Safin (e, in formato ridotto, di Youzhny) o la solidità ad alto livello di Davydenko. Scavando ulteriormente, avrebbero la precedenza Andreev e Tursunov, plurivincitori di tornei ATP ed entrambi arrivati tra i primi 20.

Igor Kunitsyn, 27 anni da Vladivostok, città asiatica all’estremità orientale della ferrovia transiberiana, non è certamente un personaggio da copertina. O perlomeno non lo è stato finora, prima della sua sorprendente affermazione alla Kremlin Cup a spese proprio del divo Marat.
In effetti il buon Igor non aveva dalla sua né numeri eclatanti – al massimo una manciata di semifinali nel tour ed un best ranking al numero 71 – né un’età tale da poterlo considerare una promessa: ormai avviato verso la trentina, sembrava aver trovato la sua dimensione da onesto operaio della racchetta, sempre in bilico tra l’attività nei tornei maggiori ed il circuito challenger.

Invece a Mosca, esattamente al capo opposto della transiberiana, è riuscito a dare una svolta alla sua carriera, conquistando in un sol colpo la prima vittoria ATP, il primo successo negli scontri diretti con Safin ed il debutto tra i primi 50 al mondo, per l’esattezza al numero 47. Un trionfo che ci ha permesso di scoprire un personaggio interessante: grande appassionato di cucina, in particolare quella italiana, tra i colleghi ha fama di vero portento ai fornelli. Inoltre, la passata collaborazione con Riccardo Piatti gli ha consentito non solo di apprezzare le delizie del cibo ma anche di allenarsi con la nostra lingua, che ora parla in maniera eccellente al pari dell’inglese e, ovviamente, del russo.

Avviato al tennis all’età di 7 anni, facilitato dalle poche centinaia di metri che separavano la sua casa dai campi, ha sempre avuto nei nonni Ninel e Nikolay i suoi primi sostenitori, spesso al seguito durante le trasferte. Da un punto di vista tecnico è ben impostato su tutti i colpi, in particolare quelli da fondo che restano la sua sicurezza, ma non disdegna qualche sortita a rete, dove dimostra buona mano. Il servizio, per quanto non esplosivo, è comunque preciso e ficcante: in finale lo ha ceduto solamente una volta, pur trovandosi di fronte un grande ribattitore come Safin. Tali caratteristiche lo rendono pericoloso soprattutto sui campi mediamente rapidi, come il cemento o il tappeto indoor moscovita.

Cosa l’abbia portato ad una maturazione tanto tardiva è difficile dirlo, anche se una delle cause potrebbe essere l’innata modestia – se non proprio mancanza di fiducia – trapelata da alcune dichiarazioni del dopo partita: “Vincere il torneo è una sensazione irreale. Giocare in casa una finale tutta russa contro Marat, uno dei miei migliori amici ed uno dei tennisti che maggiormente ammiro, è stato incredibile. È un sogno che si realizza, non me l’aspettavo. Sapevo di poter dare fastidio a Marat perché stavo giocando bene, ma addirittura vincere mi sembra una follia!”.
Ora il difficile per Kunitsyn sarà confermarsi a questi livelli: grazie alla classifica nuova di zecca potrà entrare direttamente in molti tabelloni, e gli avversari di certo non lo sottovaluteranno più. La sua nuova sfida sarà credere fino in fondo di poter ancora progredire, alla veneranda età tennistica di 27 anni.

Samuele Delpozzi

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