Una settimana meravigliosa per Murray, Venus Williams e Pennetta. Male Bolelli. Ottima Barbara Rossi, miglior voce tecnica di Eurosport. Marcos
Madrid, 14 ottobre 2008: Murray - Bolelli
“Eh insomma…ho l’impressione che questo giocatore sia di un’altra categoria”
“Rino…ottimo taglio di capelli per Murray: aveva una testa incolta…”, “…ed ora gliel’hanno coltivata!”. Lo scozzese vince il sorteggio e sceglie di battere: sintomo di grande fiducia. “Ahia! Vedi perché voleva servire per primo?”, ace. I tennisti partono subito in quarta: “Nooo…che scambio, Rino!”. “Bolelli non poteva giocare meglio. Questo qui, in corsa, gli tira un passante…”, dopo uno scambio durissimo, Andy tira un dritto in diagonale meraviglioso. Simone chiede subito un HawkEye, ma gli servono una sangria: 1 a 0 sotto. “Sembra avere cattive intenzioni, Murray. Bolelli mi piace…per come esce la palla dalla sua racchetta. Sai cos’ha Murray? Che reagisce. Quando i colpi del suo avversario sono particolarmente insidiosi, lui li rimanda di là con un’aggiunta di veleno. Uno deve fargli tre volte il punto, capisci?”. Lombardi capisce e continua con la cronaca: “Bella pressione di Simone, comunque: vantaggio suo”. “Hai capito? Appena ne ha avuto la possibilità, Murray ha aggredito la seconda di servizio di Simone. Sarà meglio servirgli sul dritto: la risposta di rovescio è veramente pericolosa…hai visto che punto ha portato a casa? Forse, Bolelli doveva chiudere meglio a rete, ma lo scozzese s’è difeso in maniera encomiabile: 2 a 0”. Rino è particolarmente loquace, quando assiste al bel tennis.
“Se ti sposti per giocare il dritto, invece di colpire la palla col rovescio, lasci il campo spalancato: a certi livelli non puoi permetterlo”. In linea di principio sono d’accordo con Roberto: non è solo questione di livelli, però. Il problema, in questo caso, è la straordinaria capacità difensiva dello scozzese. Una capacità difensiva che ha come splendida prerogativa quella di contrattaccare, lasciando l’avversario immobile ed attonito. Sa anche giocare bene la palla corta: “Eh…qui c’è del talento, Roberto”. Tommasi continua ed all’ennesimo rovescio vincente: “Eh insomma…ho l’impressione che questo giocatore sia di un’altra categoria, rispetto al nostro”. “Eh sì: Bolelli sta giocando il suo normale gioco, ma contro questo qui…non basta”. Il quarto gioco va ai vantaggi: Simone non molla e s’impegna allo stremo. “Ahi! Anche qui ha fatto il giro largo, per colpirla col dritto…”, insiste Lombardi. “Sai cosa penso, Rino? Se per far punto bisogna metterla forte e sulla riga…”, “…non è una bella cosa”. Alla quinta palla break, Simone è costretto a capitolare: 4 a 0.
Il cronista più giovane prova a trovare qualche motivo di sollievo: “Murray è particolarmente applicato sul punto: non molla nulla. Questo è anche sintomo di rispetto per il nostro giocatore”. Il cronista più navigato risponde: “Consoliamoci così…”. “Ace!”. “Però…”. “Ace!!”. “Grandina”. Rino chiude il quinto gioco: “Visto così, Murray è ingiocabile per questo Bolelli”, non solo per lui. 5 a 0. “E’ un punteggio troppo severo per il nostro, Rino”. “Sì, è vero: sta comunque lottando. Insomma, non è una partita facile, per usare un eufemismo”. Lombardi amplia il discorso: “Seppi sembra più focalizzato, rispetto a Bolelli e Fognini: ha un atteggiamento diverso. Cosa ne pensi, Rino?”. “Io credo che ognuno ha il suo carattere e lo esprime diversamente in campo…Questo, invece, è un campione!”. Sulla prima esterna di Simone, Andy trova un rispostone di dritto in diagonale da far imbiancare i capelli a quelli che se li tingono. Lombardi prova a chiudere il set: “No, no, no, no! Altro rovescio lungoriga! Bolelli protegge troppo la parte sinistra del campo! 6 a 0. Punteggio molto duro. C’è troppa differenza. Poi, vai fuori giri perché cerchi di inventarti qualcosa per restare in partita. L’unica consolazione sono queste belle ragazze, che girano per il campo”. “Sì, per te…che sei particolarmente attento a queste cose”.
Murray serve per primo nel secondo set. Non si gioca: 1 a 0 per lui, sempre più sicuro. Tommasi si fa tenero: “A parziale consolazione di Bolelli, io un Murray così non l’avevo mai visto…con questa continuità”. “Ohhhhh…finalmente: Bolelli ha dovuto recuperare dal 1540, per vincere il primo game. 1 pari!”. Per chiudere il game, Simone si lancia su una palla alta a rete e la travolge con rabbia: un misto tra uno smah ed una volée alta di dritto. Troppa violenza: secondo me, è lì che sente il primo fastidio alla spalla. Il nostro chiama il fisioterapista, ma il giudice di sedia gli spiega che deve aspettare il game successivo, dopo il turno di servizio dell’avversario. Rino prova a sostenerlo: “Però!! Due grandi dritti di Bolelli, in questo game”. Entrambi vincenti, ma non bastano: lo scozzese si porta sul 2 a 1. Il trainer entra in campo e massaggia la spalla destra del nostro. Dura poco il quarto game e Tommasi: “Bolelli abbandona. Non posso escludere che su questo ritiro abbia influito l’andamento del punteggio e non escludo che gli faccia male la spalla”. Rimane il fatto, però, che Simone, verso sera, ha poi giocato e perso il doppio insieme ad Andreas: quando un tennista ha male alla spalla non gioca a tennis. Probabilmente, quindi, era solo un fastidio: il ritiro contro Murray potrebbe anche essere considerato precauzionale. Il doppio giocato con Seppi, invece, non può essere considerato precauzionale: probabilmente, l’ha giocato per mantenere l’impegno con iI compagno, che, certo, non si sarebbe risentito se Simone si fosse ritirato anche dal doppio. I cronisti chiudono una giornata particolarmente triste per i colori azzurri. Inizia e finisce Tommasi: “Seppi doveva vincere”. “Fognini doveva comportarsi bene”. “Insomma…appena i tornei diventano impegnativi, noi non ci siamo”.
Tommasi: 7
Lombardi: 6
Murray: 9
Bolelli: 5
Madrid, 17 ottobre 2008: Murray - Monfils
“Ha delle mani da nanotecnologia. Così delicate che può lavorare su chip piccolissimi”
Monfils entra in campo con l’I-pod. Forse, sta ascoltando le ultime raccomandazioni del suo coach, Roger Rasheed, dal nome importante e dal cognome che lascia qualche dubbio al telecronista Lombardi: “Io credo poco a questi allenatori eletti a sorpresa. La Federazione francese ha tanti tecnici preparatissimi: dovrebbe tenerselo, uno come Monfils”. Io, al contrario, quando un tennista ottiene ottimi risultati, come Gael nell’ultimo periodo, non sto a guardare il suo legame con la federazione di pertinenza o la provenienza dell’allenatore: lo ammiro ed esprimo i miei complimenti. Il francese porta la capigliatura dello sventurato che, con le dita bagnate, ha deciso di infilarle in una presa elettrica, per provare l’effetto che fa. “Miracolo tecnico! Questo colpo è un miracolo tecnico…guarda: la racchetta non c’è fino all’ultimo, poi, con un movimento rapidissimo della spalla, riesce a tirare un dritto lungolinea eccezionale”, Roberto non si capacita per le prodezze del francese, che, talvolta, supera le leggi fisiche, per eseguire i suoi colpi. I giocatori iniziano spolverando ogni angolo del campo: corrono dietro la palla come due mosconi in attesa della pioggia, non cedono d’un millimetro, coprono chilometri in scambi particolarmente estenuanti e si strappano il servizio a vicenda. Lombardi è sempre più stupito: “Pensa che sono due grandi giocatori di servizio e abbiamo cominciato con due break: strano!”. Sono anche due grandi interpreti della risposta.
Boschetto entra entusiasta: “Che cos’ha fatto Murray…in apnea!”. “Grande corsa e, poi, grandissimo colpo!”. Andy, dopo l’ennesimo scambio di ammirevoli geometrie, s’impegna in una rincorsa straordinaria, giunge sulla palla all’ultimo, vicino alla linea del servizio, nella parte destra del suo campo e, con un delizioso movimento del polso, passa col dritto lento in diagonale un incredulo Monfils, in agguato nei pressi della rete. E’ un match giocato su ritmi spesso compassati ed è anche per questo che quasi ogni scambio riserva una divertente sorpresa tecnica. Roberto è sempre più ammirato: “Vengono fuori dei colpi dolcissimi. Con la sua presa occidentale, vengono fuori dei veri e propri merletti”. Due giochi pari. Il quinto game inizia con una danza di rovesci in back, prosegue con una palla corta ed indecifrabile dello scozzese, continua con un pallonetto liftato e rovescio di splendida fattura ed, ai vantaggi, incrementa lo score di Murray. Lombardi interviene a tempo: “Noto quasi un rispetto eccessivo da parte di Monfils…oh! Che cos’ha fatto Murray! Ha trovato un equilibrio di anca, piuttosto che di caviglia”, dopo infinite rincorse sulla linea di fondo, Andy trova un lungolinea rallentato di rovescio in precario equilibrio. Break: 4 a 2.
All’inizio del settimo game, lo scozzese chiama un HawkEye: gli servono un paio di bocadillos, non si offende e vince il game con facilità. “No, no, no…Gael! Non andartene, però! Il problema, per lui, è che il britannico è veramente completo”. Ci vorrebbe Asterix, per batterlo. Una splendida palla corta di dritto scatena l’ammirazione di Boschetto: “Che bravo…che bravo questo Murray: due set point!”. Poco dopo, chiude: “Lancio di racchetta e primo set che se ne va: 62 per Andy Murray. Dal due pari, Roberto, ci sono stati cinque giochi consecutivi per lo scozzese. Negli ultimi tre giochi, Monfils ha fatto solo tre punti”.
“Adesso sai…per uscire dalla ragnatela di palleggi, Monfils prova ad andare avanti sempre. Fa bene: deve rompere questa crisalide, in cui l’ha costretto Murray”. Andy chiede un altro HawkEye, per controllare un over rule dell’ottimo Bernardes: gli servono un vassoio di tapas assortite, non si offende e vince il game con uno strepitoso serve&volley. 2 a 1 per lui. Dopo la crisalide, Lombardi, per osannare le qualità dello scozzese, passa all’high tech: “Ha delle mani da nanotecnologia. Così delicate che può lavorare su chip piccolissimi”. Le belle modelle, che si occupano di raccogliere e distribuire le palle ad una certa ora, non sono ancora entrate in scena: Roberto ne sente la mancanza. “Ed è dentro, Roberto!”. “Grande classe!”. Pallonetto da metà campo in corsa, con palla appena sfiorata col dritto: Murray ne inventa una ogni game. Monfils, a questo punto, chiede un HawkEye, per rinfrescarsi le idee: gli servono churros y chocolate, si arrabbia e perde il servizio. 3 a 1. Boschetto non riesce a spiegarsi fino in fondo: “Mi sembra che oggi lo scozzese sia…”, “…perfetto: oggi è perfetto”, lo interrompe il collega. Con due ace, infatti, vola sul 4 a 1. “Noooooo!”, “Che cos’ha fatto!!”. I due non ci vogliono credere: con estrema naturalezza, Murray risponde ad uno smash anomalo dell’avversario con un incredibile passante in corsa di rovescio lungolinea. Il pubblico è estasiato. Io son basito, ma continuo a prendere appunti: 5 a 1.
“Monfils lo guarda…come dire: ma come sta giocando, questo?”. Anche il giudice di sedia Bernardes è in gran forma: un altro over rule andato a segno, confermato dall’HawkEye chiesto dal francese. Questione di millimetri. Murray serve per il match, ma si distrae: si pavoneggia, gigioneggia e perde il game. Roberto segnala: “Ha un passante di rovescio micidiale: se stringi a destra, ti passa a sinistra. Se stringi a sinistra, ti passa a destra. Se stringi a rete, ti fa il pallonetto”. Stringi stringi, non se ne esce. Boschetto ancora non si capacita: “E’ incredibile…è arrivato anche su questa!”, un’altra strepitosa rincorsa per Andy, che chiude con un morbido passante di dritto lungolinea. Lombardi si esercita in grammatica: “Se lo lasci giocare, non ne vieni a capo. Murray non è uno di quelli che sbaglino da soli”. Gael non ne può più e chiude il match al peggio, commettendo un doppiofallo: 62 62. Capita raramente di divertirsi tanto, quando il punteggio è così severo: in questi casi, per solito, la partita non ha storia. In questo caso, invece, si potrebbe scrivere un saggio sulla straordinaria capacità d’inventarsi tennis non solo di Murray, ma anche, in misura minore, del suo odierno rivale.
Lombardi: 7
Boschetto: 6 e mezzo
Murray: 9
Monfils: 6
Bernardes: 9
Zurigo, 19 ottobre 2008: Flavia Pennetta – Venus Williams
“Riuscire a battere Venus per quattro volte consecutive sarebbe una cosa pazzesca!”
È raro e gratificante commentare la telecronaca di un tennista italiano la domenica mattina. Di una tennista, per la precisione, elegantissima come la sua rivale, entrambe favorite anche dalla natura. Barbara Rossi, prima scelta nel commento tecnico per Eurosport, esordisce: “Flavia ha fatto bene ad onorare il suo impegno in doppio con la Kirilenko, senza pensare a risparmiare le energie per la finale di oggi. Questa non sarà l’ultima sua finale, infatti: può guardare avanti con serenità”. La cronista ha allenato la nostra per quattro anni: la conosce bene. Il suo collega, l’esperto Jacopo Lo Monaco, ammette: “Riuscire a battere Venus per quattro volte consecutive sarebbe una cosa pazzesca!”. È la sessantesima finale per l’americana, che inizia a servire. “Pennetta deve cercarle il dritto, all’inizio, ma con palleggi lunghi. Appena può, deve spostarla per costringerla ad allunghi”, suggerisce Barbara. La sincronizzazione tra audio e video si perde per qualche punto e, con un ottimo rovescio vincente e diagonale, Flavia pareggia i conti: 1 a 1. Jacopo stimola la collega, che non si tira indietro: “Pennetta, quando è spinta fuori dal campo, ha imparato a fare il primo passo di rientro in diagonale e avanti, e non solo in laterale: così si riporta subito al centro, vicino alla riga di fondo”. Ottima analisi.
Il nastro favorevole non guasta mai: “Beh…è andata bene: il nastro favorisce il passante di rovescio della Pennetta: 2 pari”. Nel quinto game, Venus scivola e si procura una leggera escoriazione alla mano: ai vantaggi, però, conquista il game. Lo Monaco è soddisfatto: “Un inizio sicuro di Flavia: non sembra patire la pressione della finale. Deve stare molto attenta, però: la Williams risponde coi piedi dentro il campo e la palla ritorna davvero in fretta”. La nostra copre la rete come una gazzella innamorata e si riporta in parità: 3 pari. Scegliendo di battere al corpo, Venus, molto concentrata nei suoi turni di battuta, vince il settimo con autorevolezza. Flavia non è da meno: 4 pari. Nel nono game, l’americana ha bisogno dei vantaggi, per avere la meglio. Pennetta, infatti, sta menando le danze: “Non è da tutti i giorni vedere la Williams presa così a pallate!”, sottolinea lui. Malgrado due doppifalli, Venus supera Flavia, che, rapidamente, la raggiunge: 5 pari. “Sembra di assistere ad un match maschile: nessuna chance per chi risponde…”, “…e ritmo altissimo”, chiude lei. Alla decima volta che Ronaldinho mi entra in sala, con lo stesso martellante gingle, sento un leggero fastidio.
“Bisogna giocare in pressione, giocare profondo e aspettare il momento giusto per l’accelerazione: 30 pari”. Venus fatica ancora a tenere il servizio, ma, alla fine, con un perfetto lungolinea di rovescio, ottiene il vantaggio decisivo per il 6 a 5. Flavia, con un ottimo game, la raggiunge per il tie break. Lo Monaco, nel prologo al gioco decisivo: “Ha avuto più occasioni la Pennetta, finora: vediamo adesso”. Una palla di Flavia esce di poco: “Si sente la mancanza dell’occhio di falco, a Zurigo. A prescindere da questa palla”, continua Jacopo. Williams risponde benissimo: 3 a 0 e servizio. La nostra cerca di recuperare, ma si lascia prendere dalla fretta, che è sempre cattiva consigliera: 5 a 0. Jacopo commenta: “Non ha giocato un punto alla volta, ha giocato alla son sotto 3 a 0”. Dopo 56 minuti di gioco, Venus si aggiudica il tie break per 7 a 1. Ha giocato meglio le fasi più importanti del match, dopo aver resistito ai vani attacchi della nostra durante il primo set.
Jacopo suggerisce: “Adesso non deve farsi prendere dalla premura: come prima non poteva pensare di recuperare tre punti in una volta sola, adesso non deve pensare di recuperare un set in un game solo”. Dopo uno scambio particolarmente combattuto, Flavia, esausta, sbaglia un rovescio: temo che sia il punto di svolta. “Ah! Strappa col dritto, che finisce in corridoio: prima palla break dell’incontro”, che sarà decisiva. Venus conduce 2 a 1 e servizio. Sente che la partita, ormai, è nelle sue mani: con quattro ace consecutivi stronca ogni proposito di controbreak. “Game perfetto: 3 a 1 per la Williams. Minispot”. In ossequio al game appena terminato e per il fatto che, proprio in questi minuti, Ronaldinho sta scendendo in campo a San Siro, il minispot non parte: meglio così. Rossi interviene: “Qui iniziano a mancare la gambe: quando sei sotto, la stanchezza si fa subito sentire”. Flavia, comunque, riesce a tenere il servizio: 3 a 2, ma è sotto di un break.
Nel game seguente, la nostra cade a terra, nel tentativo di recuperare un dritto che l’ha còlta in contropiede: 4 a 2 per la rivale. Jacopo comprende che non c’è più niente da fare: “0040, tre palle break: Flavia non c’è più”. Barbara cerca di confortarla: “E’ stato un tabellone faticoso, proprio a livello nervoso”, anche fisico, aggiungerei. Nella pausa del 5 a 2, la regia inquadra la giovane fidanzata del padre della Williams: mostra un bel cartello viola d’incitamento e, nell’altro braccio, tiene il barboncino bianco di Venus. Nell’ultimo game, l’americana esulta per la vittoria, ma nessuno chiama out il rovescio di Flavia, che, all’improvviso, scende sull’incrocio delle righe di fondo. Nel punto successivo, è Venus a colpire l’incrocio: altro match point. Lo Monaco chiude: “La prima al corpo è quella decisiva: Venus Williams vince per 76 62. Hanno giocato il primo set punto a punto, fino al tie break. Pennetta, nel secondo set, è un po’ sparita”. Ottimo torneo per entrambe ed una certezza per Flavia: sa giocare alla pari con le migliori.
Lo Monaco: 7
Rossi: 7/8
Williams: 9
Pennetta: 7
Marcos