Il tennista aretino, 28 anni, si era sentito male domenica scorsa prima di scendere in campo per la Serie A. Lunedì hanno capito che si trattava del terribile male dal controllo dei globuli. Poi si è aggravato con la broncopolmonite. Lunedì alle 15 presso il Duomo di Arezzo i funerali.
Ubaldo Scanagatta
Stroncato da una leucemia fulminante in meno di sei giorni. Incredibile e terribile allo stesso tempo. Tanto più per un atleta, un tennista apprezzato in Italia e nel mondo. Alto, bruno, decisamente bello, di quelli che piacciono moltissimo alle ragazze, e pure simpatico, brillante. Era stato l’eroe di una vittoria in trasferta di Coppa Davis in Finlandia nell’aprile 2001, vittorioso al termine di una maratona di 5 set (14-12 il set finale) e 4 ore e 28 minuti: il match più lungo ma giocato da un italiano in Davis. Aveva battuto il finlandese Liukko, annullandogli coraggiosamente un matchpoint.
La morte non guarda in faccia proprio nessuno. Nemmeno un giovanotto aitante, un metro e 88 cm, di soli 28 anni, come Federico Luzzi, il tennista aretino campione europeo da under 14 ma poi fermatosi a n.92 delle classifiche mondiale (febbraio 2002) perché al naturale talento e alla notevole personalità, non aveva sempre saputo accompagnare la necessaria continuità di risultati. Forse anche per via di un tennis troppo leggero in tempi di “power-tennis”.
Sceso, causa anche vari infortuni (polso, schiena) più giù del 400mo posto, nel 2007 Federico Luzzi era risalito fino a n.105 Atp. Tornò anche in Coppa Davis conto il Lussemburgo. Non fosse stato per la leggerezza delle (piccole) scommesse costategli 200 giorni di squalifica e 50.000 dollari di multa, sarebbe probabilmente rientrato tra i top-100. Ma questa settimana è soltanto n.467.
Domenica Federico, “Chicco” per tutti gli amici, è sceso in campo a Olbia, per un match del campionato di serie A. Lui per il Tennis Parioli di Roma contro la squadra del suo grande amico, aretino ma tesserato per il Geovillage di Olbia, Daniele Bracciali.
Non stava bene, prima di entrare in campo: “E’ qualche giorno che mi sento stranamente spossato” aveva confidato a Daniele. Ma figurarsi se “Chicco” era tipo da preoccuparsene. Così ha fatto il palleggio di riscaldamento contro l’italoargentino Tomas Tenconi e il match è cominciato. Perso il primo punto, 0-15, però si è sentito mancare. Solo allora si è arreso. “Scusa, non ce la faccio proprio”.
E poi ai compagni: “Se vi servo dopo per il doppio, vi do una mano”.
La sera, rientrato ad Arezzo con Bracciali, aveva un po’ di febbre. All’ospedale San Donato hanno inizialmente creduto ad una broncopolmonite. Martedì, con una flebo al braccio, “Chicco” ha mandato una sua foto viamail al Parioli: “Sto guarendo, se ce la faccio torno in campo presto”.
I successivi accertamenti avrebbero però rivelato la tragica realtà: leucemia fulminante. Trasferito nel reparto di ematologia da venerdì si è visto che purtroppo non reagiva alle cure. Il fegato, i reni non rispondevano più. Coma profondo. Ed è morto ieri dopo le 14 in rianimazione, assistito dalla madre Paola insegnante di musica e dal padre Maurizio, medico, dopo una vana chemioterapia a mezzanotte di venerdì e a mezzogiorno ieri.
Conoscevo bene Federico Luzzi, nato il 3 gennaio 1980, fin da quand’era ragazzino e papà Maurizio ad Anghiari mi chiese se fosse una buona idea andare da Bollettieri, come gli aveva suggerito anche il manager dell’IMG Cino Marchese che lo aveva preso a ben volere e dove Chicco poi si recò. Bollettieri lo adorava. Ricordo che quando “Chicco” esordì in Davis in Finlandia nel 2001, avvantaggiato dallo “sciopero” anti-Fit dei migliori tennisti italiani, disse: “Sono un ragazzo fortunato: n.167 del mondo con cinque italiani davanti e mi hanno regalato la vetrina della Coppa Davis!” Paolo Bertolucci era stato uno dei suoi primi estimatori: “Faticai non poco a convincere i suoi genitori perché lo lasciassero venire al centro tecnico di Cesenatico: aveva solo 12 anni”.
Nel 2001, l’anno migliore, la “speranza” Luzzi, “professionista dal ’99, sembrò trasformarsi in realtà. A Roma, con il suo tennis d’attacco eppur leggero, sconfisse il francese Clement (n.10 del mondo) e il marocchino Arazi (n.19). E in altri tornei battè altri giocatori di nome (Coria, Vicente, Sanguinetti).
Il mondo del tennis che lo ha visto impegnato in Davis (2 vittorie e 2 sconfitte) e in 5 Slam oggi lo piange. Il campionato di serie A è stato opportunamente sospeso. I compagni del Parioli, già in viaggio per la gara, sono tutti ad Arezzo.
Di seguito il mio articolo, subito dopo aver appreso la tragica notizia:
Doveva giocare domenica in serie A, ma non si sentiva bene. Federico Luzzi era con l’amico di sempre, aretino come lui, Daniele Bracciali. Non si sentiva di giocare, né addirittura di guidare. Da qualche giorno si sentiva stranamente stanco, “un gran senso di spossatezza” ma non aveva idea del male che l’aveva attanagliato.
Paolo Bertolucci che è sempre in contatto con Bracciali _ ma era stato lui a convincere i genitori di Federico, o “Chicco” come lo chiamavano, a lasciarlo venire al centro federale di Cesenatico già a 12 anni quando i genitori avrebbero preferito mandarlo un anno dopo _ aveva saputo tutto subito. “I globuli rossi spariti hanno fatto subito capire ai medici di Arezzo che era in corso un processo leucemico, ma nessuno si aspettava che sarebbe stato così galoppante. Avrebbe dovuto sottoporsi alla chemio lunedì prossimo all’ospedale di Arezzo, per 45 o 60 giorni, per poi eventualmente trasferirsi a Pisa o Roma. Ma ieri pomeriggio c’è stato il tracollo, aggravato da una broncopolmonite. A mezzanotte gli hanno fatto una prima chemio, a mezzogiorno oggi un’altra, poi hanno detto che non c’era più nulla da fare, ma alle 15 Bracciali mi ha detto che provavano a fare un ultimo tentativo ma la situazioe era disperata perché funzionavano solo i polmoni, mentre fegato e reni erano andati...così almeno mi ha riferito sommariamente Daniele”
Non so, a questo punto, se l’abbiano fatto ma alle 14 il povero Federico, un ragazzo bellissimo e sempre allegro nonostante mille traversie sportive, è spirato.
Era stato a 14 anni campione europeo a Genova. E sempre considerato una fulgida promessa, al di là di un tennis forse troppo leggerino per il gioco moderno. Era arrivato ad essere n.92 del mondo nell’anno in cui a Roma, sette anni fa (2001) a soli 21 anni aveva battuto Clement 62 16 63 e Arazi 63 76 e d era stato uno dei protagonisti della vittoria della squdra di Coppa Davis in Finlandia quando aveva battuto al suo esordio il finlandese Liukko dopo una maratona di quasi cinque ore (4 h e 28m) e annullando anche un matchpoint.
“”Sono un ragazzo fortunato, mi hanno regalato la Coppa Davis” ebbe a dichiarare con il suo solito spirito da toscanaccio estroverso Federico che allora era n.167 del mondo e potè giocare perché Barazzutti chiamò i giovani in sostituzione dei migliori che avevano rinunciato perché in polemica con la federazione e il neocapitano Corrado Barazzutti. Quelle parole, “sono un ragazzo fortunato” oggi stridono in maniera insopportabile e lacerano ancor più il cuore di quelli che, come me, lo hanno conosciuto molto da vicino (lui e la sua famiglia) fin da quando era un ragazzino piccolo piccolo e sempre dotato di una straordinaria carica di simpatia. Lo piango oggi con tutti quelli che gli hanno voluto bene.