Una delle pagine più belle scritte in carriera dell'aretino, protagonista del match più lungo giocato da un italiano in Davis, vinto 14-12 al quinto, dopo aver annullato un match point. Il ricordo di Ubaldo, tratto da 2 articoli dell'epoca
HELSINKI _ Ho tirato fuori…gli attributi, dicono così i calciatori vero? _ corregge la prima versione più spinta l’estroverso Federico Luzzi, Chicco per Marina, Paola e Francesca, le donne del suo clan che non comprende la fidanzata ma la nonna, la mamma e la sorella. Loro che al mattino nella hall dell’hotel, ago e filo, gli cucivano sui nuovi completini Nike (<Ho firmato in questi giorni>) i nomi degli altri sponsor, una marca di caffè, una di gioielli. Sfinito, ma raggiante, il primo punto all’ItalDavis di Barazzutti l’ha portato proprio il pupillo di Barazza. Non aveva mai giocato cinque set, ne ha dovuti disputare quasi 6, ma alla fine _ annullato anche un matchpoint _ l’ha spuntata lui.
Le solite, incredibili magie della Coppa Davis. Perfino in serie B, perfino fra giocatori non compresi fra i primi 170 del mondo _e il finlandese Liukko è addirittura il n.572! _ sotto un anonimo capannone di un Paese così serio da sembrare proprio triste, con sì e no 600 persone sulle minitribune telescopiche del Tali Tennis Center, e quando sembrava dunque che ci fosse tutto fuorchè l’atmosfera delle grandi occasioni, è saltato fuori dal cilindro del signor Dwight Davis _ l’ideatore della Coppa doveva essere proprio un mago _ un match maratona che batte tutti i record di 72 edizioni di Coppa cui ha preso parte l’Italia dal 1928 a oggi.
Mai un quinto set era stato vinto da un nostro giocatore 14-12 al quinto. C’è riuscito, più con le unghie e con i denti che con la tecnica, Federico Luzzi dopo 4 ore e 28 minuti, ma alla fine _ lungo sdraiato sul tappeto verde ed ebbro di gioia _ il più sofferto e sospirato dei vantaggi è arrivato. E poco importa se abbia giocato così così, se il suo tennis non abbia entusiasmato.
L’unione fa la forza _ urlava Luzzi nel tentativo di stemperare l’enorme tensione _ mi sono aggrappato al servizio, il dritto non m’entrava mai. Ho subìto la sua iniziativa quasi tutto il match…e mi buttavo allora avanti con la forza della disperazione. Ma non è un caso se ho vinto annullando un matchpoint (con un ace!) sul 9-8 per lui: ne ho vinte tante annullando matchpoints. In quei momenti è come se dentro di me sentisse una forza che mi aiuta a non perdere>.
Eppure la partita, ben avviatasi dopo i primi due set con Liukko che nella seconda frazione si era mangiato opportunità per il 4-0 e il 4-1 nonché due setpoints nel tiebreak _ dopo che peraltro Luzzi ne aveva sciupati due consecutivi sul proprio servizio sul 6-5 _ sembrava essersi rovesciata come un calzino allorchè il piccolo finlandese (1m.73) dall’ottimo rovescio, mediocre dritto, ma buona tempra di combattente, aveva conquistato terzo e quarto set e _peggio ancora _aveva conquistato una pericolosissima pallabreak per il 2-0 dopo due doppi falli di un Luzzi in vistoso calo. Sette volte, senza contare il matchpoint, Liukko è stato a due punti dalla vittoria. Ma contro Navarra a Key Biscayne aveva perso con 7 matchpoints!
Oggi c’è il doppio, quasi sempre decisivo. Se Navarra non è stanco lo gioca con Santopadre, un nome beneaugurante. E ad incitarlo ci sarà Carolina Boniek, la figlia del grande Zibì. Lo sposerà a settembre anche se dovesse perdere. E incrocia le dita. E’ più superstiziosa del padre.
Luzzi b.Liukko 6-4,7-6 (9-7), 4-6,3-6,14-12 in 4h e 28m
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HELSINKI _ Non s’erano mai visti tanti aretini tutti insime ad Helsinki, come ieri. E comunque forse mai un aretino aveva sofferto così in Finlandia, 4 ore e 28 minuti, cinque set interminabili, un matchpoint per il nemico ugrofinnico…, Federico Luzzi altre sette volte a due punti dal baratro della sconfitta, ma alla fine Chicco, come lo chiamano al Ct Arezzo dove l’hanno visto giocare da quando aveva 3 anni, è finito lungo disteso sul tappeto che gli ha regalato l’emozione più indienticabile di una carriera che, in Coppa Davis, è cominciata ieri. C’era metà famiglia Luzzi, mamma Paola che non ha mai preso la racchetta da tennis in mano (<Uno in famiglia basta e avanza>) ma gioca a golf a Campaldino (<Ho 27 di handicap), la nonna Marina di 78 anni che dopo avergli cucito al mattino le etichette dei nuovi sponsor (Caffè Sandy e Gioielli Garzi) ammetteva di aver rischiato (l’ha detto lei, io non me lo sarei mai permesso)<l’infarto, ma ora sono felice come mai>, e baciava tutti alla fine, chiunque gli capitasse a tiro. <M’era ripromessa di star ferma, ma non ci riesco>, c’era la sorella Francesca pallida come un cencio, stravolta dall’emozione. E c’era, naturalmente, il presidente Mario Formelli, <l’uomo più intelligente che io conosca>, come l’ha definito Chicco Luzzi. L’uomo che l’ha forse aiutato più di tutti, sempre credndo nelle sue possibilità.
Mischiati a una decina di fans aretini anche Carolina Boniek, la figlia del grande Zibì ch si appresta a sposare Santopadre, e Chiara Santini, una ragazza di Genova che s’invaghì di Federico quando lui vinse a Genova i campionati europei under 14 nel ’94. E da allora non l’ha mai abbandonato. Anche se lui dice: <Sono un ragazzo libero…> e ora che è diventato ricco e famoso, con uno sponsor uovo di zecca, la Nike, sembra quasi uno spot pubblicitario. Chissà che feste gli faranno alla discoteca prediletta, il Narciso. La mamma di Chiara si lasciava andare più degli altri: <E’ una vittoria dedicata a Gaudenzi!> gridava polemica per aggiungere somessamente: <Ma io non c’entro nulla>. Il direttore sportivo del CT Arezzo, Pietro Capaccioli, tifava mordicchiandosi le unghie, forse ripensando alla figlia Claudia, un anno più di Chicco, e campionessa italiana under 12 nel ’91 <Ci ho creduto fino alla fine, non avevo mai giocato 5 set, ne ho giocati 6…ho tirato fuori i c…> si lasciava andare, fra un bacio e l’altro, Chicco Luzzi alle orecchie del medico sociale Claudio Catalani, mentre felice come un ragazzino era anche Roberto Catalani, il socio <per 28 anni di Patrizio Bertelli, prima dei tempi di Prada…>. Ed era forse dai tempi di Luna Rossa in Nuova Zelanda, e proprio di Bertelli, che uno sportivo nato e cresciuto ad Arezzo non faceva parlare tanto di sé. E dovrebbe essere solo l’inizio.