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Wta Lussemburgo

Pillole di Lussemburgo - Quando un tier III può valere quanto uno Slam

Quella 'bestia' della Dementieva vince il torneo. Le nuove promesse Wozniacki e Cirstea più superstiziose di Nadal. La giovanissima Robson si comporta bene... così la mamma le darà i biglietti per 'X-Factor'. Angelica

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Città di Lussemburgo. Ci vuole un'oretta a girare tutto il centro, a passo lento. Ci vogliono almeno 30-40 minuti per arrivare al CK Sportcenter KOCKELSCHEUER, fuori la cittadina. Si trova in mezzo ad un bosco ed è dove si svolge il Fortis Championschips.
Torneo che fino a qualche anno fa era il torneo di casa di Kim Cljisters (è belga, abita a circa 200km da qui ma per lei questo era il suo torneo).
Non è un caso se qui sono passate quasi tutte le migliori giocatrici (Ivanovic, sorelle Williams, Sharapova, Hingis, etc) ad eccezione di Justine Henin.

Ci sono due campi: il Campo Centrale da 2300 spettatori quando c’e’ il tutto esaurito, il campo 1 da circa 200 persone, 4 campi di allenamento ed un piccolo villaggio ospitalità.
Un torneo di categoria tier III ( i tornei tier III e Tier IV dal prossimo anno verranno chiamati International. Si sa, quando si vuol far credere di cambiare tutto e si cambia poco, quello che viene modificato subito sono i nomi ) con montepremi di 225.000 dollari. Quindi, torneo piccolo.
Guardando però la lista delle giocatrici presenti, si notano nomi niente male: Dementieva, Chakvetdaze, Hantucova, Wozniacki, Mauresmo e c’è anche il debutto in un torneo Wta di Laura Robson. La ragazzina di 14 anni vincitrice del torneo Juniores di Wimbledon.
E meno male che è un tier III.

Questi ‘piccoli’ tornei, sono interessanti sin dalle qualificazioni. Umanità varia: ci sono, infatti, giovanissime che vogliono emergere e professioniste di classifica oltre la posizione 100 che in un certo senso sbarcano il lunario giocando questi tornei e sperando di arrivare al tabellone principale e racimolare un po’ di dollari. Insomma una zona dove o si impara a nuotare subito, oppure si affoga.
La differenza fra il tabellone di qualificazione e quello principale è rappresentata i nomi. Non i cognomi, proprio i nomi. Teste di serie in quello di principale:
Elena, Anna, Daniela, Caroline, Amelie, Anabel, Na, Sorana. A parte la cinese e la rumena, sono nomi di tutti i giorni.
Teste di serie di quello di qualificazioni: Angelique,Catalina, Yuliana, Mervana, Sesil, Chanelle, Johanna, Lenka. Sembrano i personaggi di un libro.

Mervana Jugic–Salkic un nome un programma. Rassomiglia in modo impressionante a Raimondo Vianello, è nata nel 1980 in Bosnia Erzegovina ed è n. 286 del ranking. Urla, si incoraggia e prova a dar fastidio all’avversaria parlando in decine di lingue. Capace di urlare “Vamos” in faccia alla Medina Guarriges che a Roma voleva infilarle una pallina in gola, “Davai” contro le russe, oppure esprimere la fortuna dell’avversaria nella versione colorita ed in perfetto italiano “Ma che ****!” Vince contro l’italiana Astrid Besser (dritto e rovescio a due mani e bel fisico) in 3 set 3/6 6/3 6/2. E se l’italiana impara da questa esperienza allora non sarà stata una sconfitta inutile.

Capitolo Mamme:
Ameliè Mauresmo è arrivata con la mamma. L’accompagna agli allenamenti. Vedi passare la giocatrice francese in tenuta da allenamento e borsone, hitting partner con racchette e questa signora non troppo alta, foulard al collo, borsa al braccio, tanto a modo come sanno essere le signore delle piccole cittadine. Più la osservo e più me la immagino mentre la mattina va a comprare le baguette e poi le mette nel cestino della bicicletta.
La mamma della Dushevina è facile da riconoscere, stesso viso della figlia solo con i capelli grigi.
Capelli biondi per la mamma della Cirstea che le fa anche da allenatrice. Sembra più la sorella che la madre. Almeno a me. Non secondo una ragazza rumena seduta accanto che mi dice “Una madre giovane?! Ma no! Ha circa 37 anni”. Mi sono alzata e me ne sono andata.


Altra mamma, la signora Vera più conosciuta come mamma Dementieva. Mentre il match che precede quello della figlia sta per finire, Elena gioca con le palline come se fosse al circo, la madre la osserva dal tapis-roulant mentre passeggia per tenersi in forma (oddio le servirebbero di più lunghissime passeggiate in montagna forse).
Qui la russa oltre alla mamma era accompagnata anche da un ex-giocatore Andrey Olkhovsky. Come dice Elena, la mamma è il suo coach di sempre(e infatti raccoglie le palline) mentre Andrey è un coach in seconda che parla di cosa non va e cosa funziona bene dopo qualche scambio. E’ il primo torneo in cui lavorano insieme e lui la seguirà anche a Doha. Poi decideranno per il prossimo anno se continuare questa collaborazione.

La dura vita del marito. Soprattutto quello della cinese Li Na. Lei gli urla di tutto, lui se ne va. Dopo un po’ ritorna. Altro match lui la incoraggia e lei si porta il dito sulle labbra a dire ‘Stai zitto. Devi stare zitto’. Dopo un po’ lui se ne va di nuovo. Non resisto e quando lo vedo gli dico ‘Duro fare il lavoro del marito’. Mi guarda quasi con gratitudine per averlo notato e fa ‘ Oh yes!’

Ad ogni inizio di match, i giudici di linea e i raccattapalle si schierano su due file davanti all’entrata per accogliere le giocatrici che vengono accompagnate dalla musica di Rocky. E questo sempre ad ogni match, anche quando ci sono solo 3 spettatori.
Quando entra in campo la quattordicenne Robson, per il suo primo match ufficiale nel circuito WTA contro la ceca Benesova (detta anche Miss Sorriso…Mai), ti verrebbe quasi da dirle ‘I raccattapalle stanno da quel lato’. Poi però comincia a giocare e avrà anche l’età da raccattapalle e la faccia ancora da bimba ma di diritto tira delle grandi bordate e non ha timori reverenziali.
Se ne accorge subito la Benesova che si prende un 61 nel primo set in solo 21 minuti.
Ma l’esperienza da un lato e la mancanza di esperienza dall’altro rimettono la partita su binario previsto ed è 62 63 Benesova, però ha sofferto.
Laura Robson (nata in Australia e divenuta cittadina inglese solo 4 mesi prima di Wimbledon) ha lasciato un buon ricordo nei circa 100 spettatori paganti che hanno seguito il suo match giocato a mezzogiorno. Forse meritava un orario migliore.
In conferenza stampa le chiedono che impressione le ha fatto quando in mattinata in allenamento ha condiviso il campo con la Dementieva “Impressionata dall’intensità di gioco e del suo fisico. Le sue gambe sono tre volte più grande delle mie” e poi ha aggiunto ridendo quasi con ammirazione “E’ una bestia! …Ma in modo positivo, ovviamente” Chi lo avrebbe mai detto di sentire dire ‘Bestia’ e Dementieva nella stessa frase.
Poi, ritorna ragazzina, quando racconta che la mamma le ha comprato i biglietti per lo show inglese “X Factor” ma l’ha anche minacciata che non li avrebbe avuti se avesse gettato per terra la racchetta o si fosse comportata male in campo. Per questo ha provato a mantenersi calma ed ha urlato solo una volta. Ma non è ancora sicura se avrà i biglietti.

Direttrice del torneo, Danielle Koster, persona sempre disponibile con tutti. Incredibile. Non la vedi mai di fretta, mai arrabbiata. Chiunque la fermi per una domanda, dal responsabile della sicurezza (che qui ha gran poco lavoro da fare, non vengono controllati neanche i biglietti all’ingresso!) a un qualsiasi spettatore, lei si ferma, ascolta e risponde. E se poi qualcuno le fa i complimenti per il torneo si apre in un sorrisone e ringrazia di cuore. Racconta la Koster di quando venne a giocare Anna Kournikova: la russa doveva fare la sua ora di autografi per i bambini, ce ne erano una ottantina in fila ma dopo solo dieci autografi voleva smettere. Discussero e la Koster le disse di no e di quanto fosse importante che lei onorasse l’impegno con i ragazzini in fila. La Kournikova firmò tutti gli autografi. Aggiunge sorridendo ‘Quel giorno oltre a direttrice del torneo ho dovuto fare anche l’educatrice” Sarà anche per questo che questo piccolo torneo ha un così bel clima ?

Anche se ci si chiede cosa succederà il prossimo anno, perché questo torneo, notevolmente ricco (almeno prima della crisi economica mondiale, infatti lo sponsor principale Fortis è stato salvato dall’intervento del governo) si basa principalmente sugli sponsor, ne ha più di trenta.
Ad esempio un bicchiere di aranciata dello sponsor locale viene 1 euro e mezzo, ma il denaro va in beneficenza. In vendita a 2 euro ci sono anche le palline usate durante il torneo. Se si calcola che ci hanno giocato al massimo 9 game e se il proprio livello di gioco non straordinario può essere un buon affare.

Sì, è decisamente la fine della stagione tennistica, lo si capisce dal numero di giocatrici con gambe, caviglie, polsi e ginocchia fasciate: una media di oltre il 50%. Più che a un torneo di tennis sembra di essere al pronto soccorso.

La Prince oltre a fare le racchette fa anche completini da tennis. Sarebbe meglio metterci sopra una pietra grossa…ma su chi ha disegnato i modelli per le ragazze. La maglietta, davanti, non ha nulla di particolare, a parte dei colori smorti stile pastello. Ma è il dietro a lasciare perplessi: una riga nera al centro che parte dalle spalle fino alla fine della maglietta e prosegue sul gonnellino. Come se una bicicletta fosse passata sopra a tutte ‘ste povere tenniste.

Ma chi lo ha detto che Nadal è il Re dei rituali superstiziosi durante un match?
Avete mai guardato con attenzione Sorana Cirstea oppure Caroline Wozniacki?
Caroline arriva in campo e sistema 3 bottigliette di acqua e integratori di fronte a lei in verticale.
La bottiglietta più piccola è la più lontana. Poi ai cambi di campo beve un sorso da tutte e tre le bottigliette con il seguente ordine: un sorso dalla bottiglietta di centro, uno da quella più vicina e l’ultimo sorso da quella più lontana.
La Cirstea con la racchetta tocca sempre i tabelloni a fondo campo. Quando ha giocato e vinto il primo incontro del torneo, le hanno dato un asciugamano rosso: quelli ufficiali blue con la scritta Fortis ancora non erano arrivati. Per il resto dei suoi match ha utilizzato sempre quello, che poi piegava perfettamente e consegnava al raccattapalle a fondo campo. C’è stato un momento curioso nella semifinale giocata e persa contro la Dementieva: nel secondo set, sul 4-1 per la russa, Sorana ha abbandonato l’asciugamano sulla sedia, senza piegarlo. E’ stato il segno della resa.

La Cirstea, sarà per il fisico, sarà che hanno lo stesso colore di capelli e carnagione, sarà perché hanno lo stesso sponsor per l’abbigliamento e perché giocano in modo simile, rassomiglia molto alla Ivanovic. Solo che la Ivanovic grida una volta Ajde e fa il pugno, la rumena invece : Adje e pugno, Adje e pugno, Adje e pugno. Aspetto con curiosità il match fra lei e la serba.

A proposito di partite giocate, forse qualcuno si potrebbe chiedere “si va bè, ma chi lo ha vinto il torneo?”
Ottima domanda. Lo ha vinto Elena Dementieva (testa di serie n.1) contro la giovane danese Wozniacki.
Ha vinto la russa perché ha rischiato di più nei momenti di difficoltà. Assolutamente straordinario un dritto incrociato stretto, messo quasi sulla riga, dopo uno scambio lunghissimo. Con quel colpo ha annullato la palla break che avrebbe portato la danese sul 5 a 3 nel terzo set. Caroline ha giocato con grinta, senza mai cedere un punto con errori stupidi.
La ragazza fuori dal campo è deliziosa, in campo è una piccola iena che corre ovunque, rimanda palle quasi impossibili da prendere e  sottovoce, ma nemmeno tanto, insulta in polacco l’avversaria. Una vera iena e quasi tutti la vedono top 10 il prossimo anno.
E’ stata la più bella partita del torneo: 26 64 76(4) con due ore e mezza di bel tennis intenso.
Partita più bella, non della settimana ma della intera storia del torneo. Almeno questo il giudizio, manifestato durante la cerimonia di premiazione, oltre che dalla direttrice anche da Jana Novotna, proprietaria del torneo, presente qui per le semifinali e finali ed in forma strepitosa.

Nelle dichiarazioni finali, Elena ammette che è stata la finale più difficile che abbia mai giocato ed è stato come aver vinto un torneo del Grande Slam.

Ma non era solo un  tier III?
 

Angelica

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