A Bradenton il 7 novembre inizieranno i festeggiamenti per i 30 anni di carriera del coach più famoso del mondo. Da lui sono passati tutti i più grandi. Mastroluca
Vi presento Nick Bollettieri. Come nel quasi omonimo film, c’è una figlia che sta organizzando un party per suo padre. E che gli ha chiesto di non intromettersi e di lasciarla fare. Ovviamente sperando di non avere Joe Black nella lista degli invitati.
La figlia in questione è Danielle Bollettieri, e il padre Nick il 7-8 novembre festeggerà 30 anni di carriera nell’accademia più famosa del tennis mondiale. Dalle sue parti sono transitati più o meno tutti i più grandi, e tutti o quasi dovrebbero tornare per un happening senza precedenti.
La sua carriera inizia al Colony, a Longboat Key, ma quattro anni dopo Bollettieri si sposta a una novantina di chilometri a sud di Tampa, a Bradenton, in Florida. Dove prima c’erano 40 acri di landa desolata, adesso c’è la Harvard del tennis mondiale.
Dal primo studente, Brian Gottfried, portato fino ai top 10, poi Bollettieri sciorina nomi e caratteristiche, aneddoti e ricordi sui suoi vari pupilli. Da Courier, “che quando finiva di lavorare, voleva lavorare ancora”, a Marcelo Rios (“il più talentuoso che abbia visto, ma anche la mia più grande delusione), dall’incompresa Mary Pierce, “nessuno capiva quanto lavorasse sodo”, a Monica Seles, “l’unica che ho capito sarebbe diventata grande dal primo allenamento che le ho visto fare”.
Un insight vissuto solo un’altra volta in trent’anni di carriera, con Andre Agassi. Da cui però divorzia nel 1993. Gli scrive una lettera, criticandone la poca spinta verso la grandezza. Lo accusava, in pratica, di non essere abbastanza vincente. “E’ stata una delle decisioni più sbagliate della mia carriera” ammette oggi.
Hanno avuto una lunga chiacchierata al telefono, un paio di settimane fa. Forse ci sarà anche lui, a salutare chi da 30 anni porta il tennis in un paese della Florida.
Alessandro Mastroluca