Ubitennis
Un ricordo

Chicco, il ricordo
di Bertolucci

La "birba": così Mario Belardinelli chiamava il talento. Lo aveva intravisto in Federico. E non era il solo. Il ricordo dell'ex davisman azzurro ed ex capitano di Coppa che lo scoprì insieme a Gianluca Rinaldini.

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“Questo ha la Birba!” E’ stato il primo commento del grande Mario Belardinelli quando l’ho accompagnato a veder giocare il piccolo Fede. Già, la Birba, quello strano animaletto che da sempre staziona appollaiato sulla spallla destra di un giocatore di talento, vivace, scaltro, furbo.

Ne parlai subito con Gianluca Rinaldini e decidemmo insieme di contattare la famiglia per poterlo avere nel centro tecnico di Cesenatico con un anno di anticipo rispetto ai coetanei.

Era la mascotte del gruppo, un gruppo che lui irradiava con la luce vivida della forte personalità. Distratto come pochi fuori (quante piccole multe ha pagato per questo!), con le antenne sempre ricettive in campo, tennisticamente mai banale, sapeva scuotere o domare il gruppo a seconda delle sue personali esigenze.

Toscanaccio puro, lingua tagliente, battuta pronta… forse per il nostro sport era nato con qualche anno di ritardo.

Il tennis già allora, stava diventando sempre più fisico. E lui grande ricamatore e lucida mente ha potuto dominare solo a livello giovanile. Il suo motore era montato su un telaio di serie e mal sopportava i violenti scossoni del gioco moderno.

Forse con una programmazione più attenta, più oculata, senza l’assillo del risultato immediato avrebbe potuto trovare gli spazi necessari per irrobustirsi fisicamente.

Rimango altresi convinto che avrebbe potuto raggiungere traguardi più ambiziosi. Ma questo non gli ha impedito di rimanere quel ragazzo all’apparenza presuntuosino, ma generoso, scapigliato e forse un po’ ribelle, con un cuore grande così.

Paolo Bertolucci