Dalle Williams alle serbe passando per l’armata russa. I profili delle otto protagoniste del Sony Ericsson Championships che prenderà il via martedì a Doha. Elisa Piva
Jelena Jankovic: regolarità.
Dalla prima all’ultima settimana lei c’è sempre. E infatti la regolarità e la continuità di risultati l’hanno premiata con il primo posto sicuro.
Semifinale nei primi due Slam della stagione, perdendo in entrambi i casi dalle vincitrici. Finale a Miami perdendo con Serena. Difficile che Jelena perda prima dei quarti di finale in un torneo, ancor più difficile che perda da giocatrici di classifica nettamente inferiore. Magari può lottare nei primi turni, lei che è la regina del Dramma, ma alla fine la spunta. Man mano che il torneo avanza però il suo gioco migliora sempre di più, è l’unica giocatrice che parte stanca e arriva in fondo fresca come una rosa.
Le manca l’acuto, e contro le top ten (soprattutto le Williams e la Ivanovic) spesso pecca un po’ in personalità.
Tanti piazzamenti, ma l’unico titolo conquistato fino a fine settembre era stato quello di Roma. Agli Us Open ha raggiunto finalmente una finale importante, e da li si è un po’ sbloccata, vincendo tre titoli consecutivi nel finale di stagione.
Chissà che il Master di fine anno non sia l’occasione per vincere qualcosa di importante.
Titoli stagionali: Roma, Pechino, Stoccarda, Mosca.
Dinara Safina: solidità.
E’ sicuramente la sorpresa dell’anno. Molto migliorata dal punto di vista mentale e di continuità di gioco. Batte la Henin a Berlino e vince il torneo. Da qui una serie di risultati e di vittorie impressionanti. Arriva in finale al Roland Garros, vince due tornei estivi consecutivi, arriva in finale alle Olimpiadi e in semifinale agli Us Open. Sul finale di stagione si fa un po’ sentire la stanchezza, ma da maggio ad ottobre è sempre stata al vertice, dimostrando una grande solidità. Insomma, Dinara è una giocatrice che non si abbatte mai, che non ti regala nulla ed è una grande combattente.
Nelle ultime settimane si è riposata dalle fatiche stagionali proprio per presentarsi al top al primo master della sua carriera.
Titoli stagionali: Berlino, Los Angeles, Montreal, Tokyo.
Serena Williams: strapotere.
Quando è concentrata su un obiettivo e decide di portare a termine l’opera non c’è nessuno in grado di fermarla. Peccato per il circuito che questo capiti poche settimane all’anno. Ovviamente i tornei dello Slam sono quelli cui presta maggiore attenzione, con l’aggiunta di Miami, considerato guarda caso il quinto Slam. Il suo gioco in questi tornei sale notevolmente di livello, lo dimostrano infatti i risultati: vittoria a Miami, finale a Wimbledon e vittoria agli Us Open.
Ma l’impegno profuso negli altri tornei latita un po’, e la sconfitta sciagurata al secondo turno a Stoccarda, un Tier II, né è l’emblema.
Il master è un torneo importante, al quale parteciperanno le migliori 8, chissà che questo non le scateni una reazione d’orgoglio e ci consegni la migliore Serenona.
Titoli stagionali: Bangalore, Miami, Charleston, Us Open.
Ana Ivanovic: altalena.
Prima parte di stagione fantastica. Finale in Australia, vittoria ad Indian Wells, vittoria al Roland Garros con conseguente primo posto in classifica. Non ha saputo convivere con tutte le pressioni del n°1, ci si è messo pure un infortunio, morale della favola: quattro mesi disastrosi, costellati di sconfitte e brutte prestazioni. Si è ripresa, di punto in bianco, solo negli ultimi due tornei dell’anno. Semifinale a Zurigo e vittoria a Linz.
Ora sembra tutto a posto, fiducia e gioco parzialmente ritrovati. Meglio così, altrimenti sarebbe andata a Doha a far da materasso.
Titoli stagionali: Indian Wells, Roland Garros, Linz.
Elena Dementieva: olimpica.
Fino al Roland Garros la sua stagione era stata deludente (eliminata dalla Safina ai quarti sprecando un match point). A Wimbledon raggiunge le semifinali. Ma il vero sogno lo insegue ad Agosto, vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Era il suo obiettivo primo di stagione e l’ha raggiunto, quindi si dice felice così. Ma Elena Dementieva è sempre una giocatrice che nelle partite davvero importanti fa cilecca. Fresca medaglia olimpica, infatti, sciupa una grande occasione in semifinale a New York, dove stava dominando Jelena Jankovic. Una volta conscia di avere una concreta possibilità di accedere alla finale si è sciolta.
E’ notevolmente migliorata al servizio, ma il carattere è sempre quello. Rimane davvero un miracolo il suo trionfo a Pechino oltretutto in una finale tutta russa, un derby, che le notoriamente soffre.
Durante le partecipazioni al master non ha mai brillato, anzi, in tre partecipazioni non ha mai vinto nemmeno una partita. Che sia quest’anno la volta buona?
Titoli stagionali: Dubai, Olimpiadi, Lussemburgo.
Svetlana Kuznetsova: eterna seconda.
Cinque finali, zero titoli. Arriva sempre lì, ad un passo dalla vittoria, ma le manca sempre l’ultimo step. Alla fine la vittoria non arriva mai. Una stagione incolore, tante sconfitte premature e davvero troppe prestazioni deludenti nelle finali. L’unico successo è quello di Fed Cup, che per la Russia è diventato consuetudine. Troppo poco per una giocatrice che aveva chiuso l’anno precedente al n°2 con velleità da n°1.
Ormai per le avversarie è una certezza, se l’avversaria della finale è Svetlana il titolo è assicurato. Speriamo per il torneo (non per lei, alla quale auguriamo di sbloccarsi) che non arrivi in finale, altrimenti sappiamo già da sabato il nome della vincitrice…
Titoli stagionali: nessuno.
Venus Williams: erbivora.
Anche lei, come la sorella, si fa viva negli Slam. Più precisamente a Wimbledon, dove è regina incontrastata da ormai tre anni. Protagonista di una grande partita nei quarti degli Us Open contro Serena, dove ha sprecato l’impossibile (ma forse voleva ricambiare il favore alla sorella sconfitta in finale a Wimbledon). Insieme alla sorella rispolvera gli antichi fasti del doppio vincendo Wimbeldon e la medaglia d’oro a Pechino. Tutto il resto della stagione è opaco. Un solo acuto, a Zurigo, dove si risveglia improvvisamente dal torpore e vince il torneo servendo a livello Atp. E’ sempre il solito discorso, anche lei se è determinata alla vittoria diventa inarrestabile.
Le avversarie contano sulla sua poca continuità…il problema è che lei, il suo tennis, lo ritrova quando vuole.
Titoli stagionali: Wimbledon, Zurigo.
Vera Zvonareva: quantità.
Tornata finalmente ai livelli di quattro anni fa, quando entrò per la prima volta nelle top ten. Il suo è un gioco di quantità, corre come una matta e ha ottimi fondamentali. Il suo problema è sempre la testa, se parte male si scoraggia ed è finita. Un tempo era solita addirittura avere crisi isteriche di pianto, che le sono valse il soprannome di Lacrima Zvonareva, ora queste scenate non le fa più, ma quando si rende conto di non poter vincere la partita la sua racchetta ha ragione di tremare, qualche botta per terra la può sempre buscare. Anche lei è molto costante nel rendimento, non si batte da sola e non perde da giocatrici palesemente inferiori. Il dramma per lei è che di fronte in finale si trova sempre giocatrici più in forma di lei. Contro le altre top ten il bilancio non è dei più rosei, soprattutto serbe e Williams, il che desta il sospetto che oltre ad essere più in forma, le altre, siano anche più forti.
Nel caso in cui qualcuna giocatrice dovesse incappare in una giornata storta lei, statene certi, sarà pronta ad approfittarne.
Titoli stagionali: Praga, Guangzhou.
Prima dell'inizio del Sony Ericsson Championships a Doha, Ana Ivanovic ed Elena Dementieva si sfidano sulla sabbia dell'isola deserta nella baia di Doha.