Ubitennis
L'infortunio

E' autunno:
Nadal si rompe (75 commenti)

Per il quarto anno consecutivo, lo spagnolo arriva al finale di stagione con il serbatoio vuoto. Sfortuna, crudeltà dell'ATP o una programmazione sbagliata? Gianluca Comuniello

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Aprile, il più crudele dei mesi? Uno dei più famosi versi di T.S. Elliott dovrebbe essere riadattato, quando si parla di Rafael Nadal. E suonerebbe più o meno come: autunno, la più crudele della stagioni.

E’ ormai il quarto anno su quattro, da quando cioè il fenomeno di Maiorca gioca ad altissimi livelli, che la curva del suo rendimento nella fase finale della stagione subisce una picchiata simile a quella dei mercati finanziari di questo ultimo periodo. E’ ormai ufficiale la sua rinuncia al master di Shangai per conservare gli ultimi brandelli di energia per la finale di Coppa Davis: se la scelta in sé, con il numero 1 già al sicuro, può sembrare razionale, dubbi vengono quando si guarda il rendimento nelle fasi finale di stagione di questo ragazzo che, giova ricordarlo, ha solo 22 anni. Il forte dubbio è che Rafael Nadal a 22 anni non sia più un giocatore integro. Sia come quelle macchine con un motore potentissimo, ma con un telaio fragile che ogni tanto manda in vacca i gran premi. E i gran premi che lui tradizionalmente perde sono quelli di fine anno. Così quest’anno avremo un numero 1 che non può, nello showdown finale, dire con merito: il più forte sono io. Colpa di un calendario folle, come dice lui, certamente: con le Olimpiadi e tutto il resto, da marzo in poi si è giocato tutte le settimane. Ma anche negli anni non olimpici Rafa va giù di brutto da settembre in poi. Ripercorriamo quindi le sue quattro stagioni da big del tennis, per capire se, oltre al calendario, c’è altro che non va.

2005: prima stagione ad alto livello. La nascita dell’anti Federer. La stagione inizia veramente con il tour sulla terra sudamericana dove si prende due titoli. Exploit a Miami con la finale persa in cinque set con Roger e alla fine 11 tornei vinti, l’ultimo a Madrid di rimonta su Ljubicic. Alcuni onestamente inutili, come Pechino, Bastad e Stoccarda. Poi fa crac, serio infortunio e la stagione finisce. Prova ad andare a Shangai, ma niente da fare, torna a casa e ci rimane a lungo.

2006: salta gli Australian Open, rientra a Marsiglia e di lì a poco vince Dubai e comincia la sfida infinita con Federer di quell’anno. Fa finale per la prima volta a Wimbledon, poi si sgonfia nell’estate: fuori presto sia Toronto che a Cincinnati, battuto da Youzhny allo Us Open in quarti, inesistente nella fase finale di stagione. Questa volta, complice l’infortunio, non si sottopone a troppi tornei di secondo livello, ma il calo è comunque evidente. Sussulto al master dove comunque si qualifica per il rotto della cuffia alle semi (perde da Blake e rischia con Davydenko). Perde in semi da Federer. Ultimo titolo dell’anno vinto è il Roland Garros, a giugno.

2007: la sua stagione si allunga ed è completa per la prima volta: gioca gli Australian Open dove perde in quarti da Gonzalez, fa un ottimo mese di marzo americano a cui fa seguire la solita devastante stagione sul rosso (una sola sconfitta contro Federer). Va in finale a Wimbledon e per il secondo anno consecutivo si sgonfia vistosamente da luglio in poi: semi a Montreal, secondo turno a Cincinnati, ottavi allo Us Open, quarti a Madrid, finale persa brutalmente a Bercy e solita qualificazione stentata alle semi nel master, dove perde brusco da Federer. Tornano i tornei “inutili”: non si capisce l’utilità di andare a vincere Stoccarda o di partecipare non ad uno ma a due tornei pre-Australian Open, per esempio.

2008: la stagione più lunga. Già in finale nel primo torneo dell’anno a Chennai, ma sconfitto pesante da Youzhny. Miglior risultato in Australia (semi contro Tsonga), febbraio e Marzo così così (sconfitte con Seppi a Rotterdam, Roddick a Dubai, Djokovic ad Indian Wells e finale a Miami persa con Davydenko) Mostruosa da quel punto in avanti: una sola partita persa da aprile a luglio, contro Ferrero a Roma a causa delle vesciche. Vince anche sull’erba, diventa numero 1, vince l’Olimpiade, fa il miglior risultato allo US Open (semi con Murray), porta la Spagna in finale di Davis e scoppia. Gioca solo a Madrid (semi persa con Simon), si ritira con le ginocchia a pezzi nei quarti di Bercy. Non ne ha più, ma c’è ancora il master e la finale di Davis: essendo sicuro del numero 1, sceglie quest’ultima, che però gli chiuderà la stagione a dicembre. Appena un mese prima di dover tornare in Australia. E ricominciare il tour de force. Anche in questo 2008, pur consapevole della pesantezza della stagione si lascia andare ad una serie di viaggi per tornei che potremmo definire inutili: Rotterdam e Dubai su tutti. Lui argomenta che gli servono punti e tornei per diventare numero 1 ed è il meccanismo messo in piedi dall’ATP che è infernale. Su questo siamo tutti d’accordo, ma uno con i picchi di rendimento di Nadal dovrebbe, insieme al suo team, fare scelte più oculate. Uno non mette in cantiere venti tornei più la Davis nell’anno Olimpico. Dato che arriva quasi sempre in fondo se sta bene, di tornei gliene bastano magari 15. Dopo quattro anni la storia è sempre la stessa: certo ora è il numero uno, ma nel suo staff nessuno ha pensato ad una gestione più oculata delle sue ginocchia, perennemente fasciate? Non lo so, ma vedendo le sue partite io la musica diabolica di Lord Fenner la sento non quando inquadrano zio Toni, ma quel bel viso di Carlos Costa. Sarà mica lì il problema?

 Gianluca Comuniello

 

I commenti a questi articolo sono disabilitati. Prosegui il dibattito su Nadal seguendo il link:

Cerca nel Web

Fotogallery


L'incontro di Coppa Davis Italia - Lettonia
foto di Monique Filippella

LA FOTO DEL GIORNO

Doha : Tennis sull'Isola Deserta

Storico Match sull' Isola Deserta

Prima dell'inizio del Sony Ericsson Championships a Doha, Ana Ivanovic ed Elena Dementieva si sfidano sulla sabbia dell'isola deserta nella baia di Doha.