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A spasso
per Doha

Guida spericolata ed una campagna promozionale per l’utilizzo delle cinture un po’ particolare. Prime impressioni su una città in continua evoluzione. Al posto dei grattacieli che oggi la popolano, 5 anni fa c’era il deserto. 3 commenti Giorgio Spalluto

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Scendendo dall’aereo capisci subito di essere nato alla latitudine giusta. C’è qualcuno che ti aspetta e ti conduce in una saletta privata, dove attendere, comodamente seduto, che un’hostess ti porti il visto per il paese dei nababbi.
La saletta ha un’immensa vetrata che si affaccia sulla lunga fila dei “disperati” che in questo paese vengono nella speranza di trovare un lavoro.
Eh sì, perché di lavoro in Qatar ce n’è in abbondanza. Basta guardare i volti della gente che incroci per strada che hanno il profumo di paesi ancora più ad est del Medio Oriente: pakistani, indiani, filippini, coreani…… Vien da chiedersi dove siano e se ci siano gli abitanti originari del luogo. Neanche giunto in albergo, riesco a scorgere traccia di un qatariano. Ad accoglierti alla reception un’hostess coreana, mentre a portarti i bagagli un inserviente pakistano. Ma cosa faranno mai e dove saranno gli abitanti del posto? Mi imbatto fortunosamente in un autista che presenta tratti somatici simili a quelli di un arabo e, ne approfitto per chiedere spiegazioni di questa nutrita immigrazione. Lui mi spiega che Doha è una realtà talmente in espansione (i grattacieli in costruzione sono il doppio rispetto a quelli già esistenti) che c’è una disponibilità di lavoro davvero elevata. Talmente elevata da consentire a molti di essi di avere più di un lavoro, quasi sempre ben remunerato. Lui è un impiegato di banca che nel tempo libero porta i turisti a spasso nel deserto e mi mostra nientepopodimeno che la foto delle sue 2 barche, della sua casa e della sua auto di lusso. Ed io che pensavo che i cittadini autoctoni fossero dei cammellieri con la kefiah in testa! Doha - foto di Giorgio Spalluto
E’ d’uopo soffermarsi sullo stile di guida del qatariano medio: essendo dotato di macchina di alta cilindrata, e non avendo il problema del costo del carburante, si esibisce in accelerazioni improvvise, seguite da brusche inchiodate, nel caso in cui la rotonda che sta per affrontare sia trafficata. In realtà le regole delle precedenze sono molto elastiche: l’impressione è che la precedenza vada a chi osa di più ed ha il veicolo più grosso, il tutto per la gioia del malcapitato passeggero che inutilmente tenta di convincere l’autista di non essere in ritardo.
Adesso mi spiego perché all’interno del Khalifa International Tennis Complex che ospita il torneo femminile, c’è uno stand che promuove l’utilizzo delle cinture di sicurezza, regalando come gadget una maglietta. Il problema è il modo in cui la povera cavia viene convinta all’uso della cintura. Diciamo che si utilizza una vera e propria "terapia d'urto"… La si mette su un carrello che scorre su un piano inclinato, e la si catapulta verso il basso, facendola sbattere contro una parete. Ovviamente con la cintura di sicurezza allacciata! La paura che ne segue, se non lo convincerà ad utilizzare la cintura, lo persuaderà a non rifare la coda per raccattare un’altra ambita maglietta….
Insomma, la prima impressione, appena giunto in questo paese che nessuno saprebbe indicare su una cartina, è che l’urbanistica sia caotica come il suo traffico, e che di qatariani non ci sia (per il momento) nemmeno l’ombra.
 

Giorgio Spalluto

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