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Gimelstob learns lesson from reckless rhetoric - Gimelstob fa tesoro della spericolata magniloquenza
Joel Drucker, Espn

Trad. a cura di Enrico Riva - 14 novembre 2008

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In many ways, athletes die twice: once when they retire and again like the rest of us. A 30-year-old lawyer might barely be a partner in his firm, a doctor barely starting his practice. But a 30-year-old athlete is either a marvel or, most likely, headed into the sunset.
Then what?
Which leads us to the instructive fable of 31-year-old Justin Gimelstob and one of the most roller-coaster post-playing years in the history of professional tennis.
Gimelstob describes himself as a "serviceable pro," a man who over the course of 13 years on the tour played more than 600 singles and doubles matches, attained a career-high singles ranking of 63 and earned just over $2.5 million in prize money before ending his career in the fall of 2007.
Most tennis players opt for a period of decompression once their playing days are over. Pete Sampras went more than three years without hitting a tennis ball. Activities such as golf, sleep, family and new friends are tonics for a life spent flying more than 150,000 miles a year in a sport with an 11-month season.
Gimelstob took another path. At the 2007 U.S. Open, the Slam he'd decided would be his last, he was already hosting an Internet highlight show, working as an analyst on an international broadcast, writing a column for Sports Illustrated's Web site and lining up gigs for everything from the corporate world to his own charity event. Upon losing to Andy Roddick in the first round, Gimelstob conducted his own interview with the winner on USA Network, revealing the verbal agility that had marked his entire playing career.
"I hit the ground running so hard," Gimelstob said. "I didn't want any lull, didn't want any time to ponder the unknown. I was just throwing everything against the wall."

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Gimelstob fa tesoro della spericolata magniloquenza

In un certo senso gli atleti muoiono due volte, quando si ritirano e come il resto degli esseri umani. Un 30enne avvocato e’ all’inizio della sua carriera al pari di un medico tirocinante. Ma un atleta di 30 anni, o e’ un miracolo o e’ destinato al tramonto. E dopo?

Questo ci porta alla istruttiva favola del 31enne Justin Gimelstob, uno dei tennisti più controversia nella sua carriera post professionista. Gimelstob si definisce un “utile pro”, un uomo che ha giocato più di 600 incontri in 13 anni di carriera tra singolare e doppio, ha raggiunto la 63esima posizione mondiale e guadagnato attorno ai 2,5M$ al termine della sua carriera nell’autunno 2007.
Molti tennisti optano per un periodo di decompressione una volta abbandonata la carriera. Pete Sampras e’ stato tre anni senza toccare una racchetta. Attività come il golf, il sonno, la famiglia e gli amici sono tonici per chi ha passato la vita a percorre 150.000 miglia all’anno in stagioni sportive di 11 mesi.
Gimelstob ha scelto un’altra strada. All’US Open 2007, l’ultimo della sua carriera, era gia’ presentatore di una trasmissione internet, lavorava come opinionista per una rete internazionale, scriveva per il sito di Sports Illustrated e si occupava di raccogliere fondi per le sue attività di beneficenza. Nonostante lo avesse appena sconfitto al primo turno, Gimelstob intervistò Roddick per USA Network, mostrando un piglio notevole.
“Sono atterrato con il botto” disse Gimelstob. “Non volevo interruzioni, tempo per ponderare l’ignoto. Mi sono gettato a capofitto su altro”.

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