Trad. a cura di Veronica Lavenia - 19 novembre 2008
MAR DEL PLATA.- Juan Martín del Potro se acerca para charlar. Como esa publicidad en la que de lejos se ve una cosa y de cerca, otra, el tandilense, de 20 años, muestra una sonrisa y saluda afectuosamente. Claro que para este momento ya se le ven los ojos colorados del cansancio y el sueño alterado. No es poca cosa un viaje a China ida y vuelta y por eso confiensa: "Estoy un poco cansado, es lógico. Me cuesta dormir un poco. El viaje es terrible, no llegábamos más, estábamos despiertos en el avión, caminábamos para todos lados. Qué se yo, con el paso de los días me voy a acostumbrar. De acá al viernes falta mucho. Quedan muchos entrenamientos por delante y tiempo para estar diez puntos. Aparte, acá estoy con mi familia, con mis amigos, así que ya no importa si duermo". La frase, sobre todo el final, le devuelve la sonrisa.
Delpo se incorporó ayer al mediodía a la concentración argentina en el hotel Costa Galana, frente a Playa Grande, y por la tarde hizo su primer entrenamiento en la sede de la final de la Copa Davis entre la Argentina y España, que comenzará el viernes próximo. Con la colaboración del zurdo Mariano Puerta, la Torre de Tandil empezó a conocer una cancha que la semana última dio mucho que hablar.
"La cancha está un poquito más rápida que en el Masters o en París-Bercy, pero al final de la práctica terminé mucho mejor y le empecé a agarrar la mano. Lo importante es que todo el equipo está contento con la cancha. Sólo falta mi adaptación y para eso tengo varios días. Me sentí bien, mejor de lo que esperaba. Era importante entrenarme hoy -por ayer- para descargar un poco todo lo que vengo acumulando desde China.
-¿Cómo te sentiste en Shanghai?
-Bien, creo que jugué bien, me enfrenté a los mejores jugadores del año y perdí con dos grandes tenistas jugando bien. Me sentí superado, me ganaron bien y cuando pasa eso no queda otra que bancársela, seguir mejorando. Lo bueno es que tengo revancha una semana después con algo que es un poquito más importante que un Masters, como la final de la Davis. Quiero quedar en la historia del tenis argentino.
-¿Haber estado en Shanghai vale más que el resultado en sí?
-Sí, obviamente. Fui con expectativas de hacer un buen torneo, pero lo primordial era juntar experiencia, vivir ese torneo en el que nunca había estado y toparme con los mejores del mundo. Vivir al lado de ellos estas situaciones, para mi carrera es muy importante. Estoy contento de haber ido y de estar bien para jugar la final.
-¿Ya te sentís en clima de final?
-La verdad, me gustaría mantenerme al margen de lo que es todo esto, porque es algo soñado para todos nosotros y se vive con tanta pasión que por ahí te juega en contra la ansiedad, el estrés, los nervios. Mientras más tranquilo esté, será mucho mejor. Sé que el jueves ya va a ser inevitable sentir ese nerviosismo. Tengo que saber manejar esos momentos.
-¿Cómo están tu uñas?
-Bien, bien, los últimos partidos jugué con cremas y unas infiltraciones que me hicieron y me la banqué bien. Con la crema se me duerme el pie, pero el efecto dura una hora y después empiezo a sentir los dolores de siempre. Todavía tengo dos partidos más y me tengo que jugar la vida. Esté como esté voy a jugar. Vamos a ver si hasta el viernes la crema es suficiente; pero si hace falta me voy a infiltrar.
-¿Cómo asimilás toda la experiencia de este último tiempo?
-Es difícil de caer todavía. Tuve muy poco tiempo entre una cosa y otra, muchos viajes. En mis vacaciones, después de la final, voy a tener tiempo de pensar las cosas buenas que hice y las que no. Me gustaría irme de vacaciones con la Ensaladera.
-¿Cómo vivís el hecho de ser por primera vez el número uno de la Argentina en una serie y nada menos que en la final?
-El 1 de nuestro equipo es David. Es nuestro referente, nuestro guía y estamos contentos de tenerlo en el equipo. Creo que ha salvado muchas veces a la Argentina de situaciones complicadas. Es bueno tenerlo dentro del equipo y más para jugar una final.
Sin filmadoras
A través de los encargados de prensa, la Federación Internacional anunció que no se permitirá el ingreso de videofilmadoras en el estadio, ni siquiera las de uso particular. Como no habrá un lugar para la custodia de los aparatos, el público que tenga este tipo de artefactos no podrá ingresar en el Polideportivo.
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Devo giocarmi la vita
MAR DEL PLATA- Juan Martín Del Potro si avvicina per parlare. Come quella pubblicità nella quale da lontano si vede una cosa e da vicino un’altra, il giocatore di Tandil, 20 anni, mostra un sorriso e saluta affettuosamente. Chiaramente, al momento, si evince dallo sguardo la stanchezza e le notti insonni. Non è roba da poco un viaggio in Cina andata e ritorno e per questo confessa: “Sono un poco stanco. Il viaggio è stato terribile, non arrivavamo mai, non riuscivamo a dormire in aereo e abbiamo camminato in lungo e in largo. Forse, con il trascorrere dei giorni mi abituerò. Da qui a venerdì c’è del tempo. Rimangono ancora molti allenamenti da svolgere. A parte questo, qui sto con la mia famiglia, con i miei amici, dunque non mi importa se non dormo”. La frase finale gli restituisce il sorriso.
Delpo si è unito alla squadra ieri a mezzogiorno, all’Hotel Costa Galana, di fronte alla “Playa Grande” (N.D.T. “Spiaggia Grande”) e, nel pomeriggio, ha fatto i suoi primi allenamenti nella sede della finale di Coppa Davis Argentina-Spagna, che inizierà il prossimo venerdì. Con la collaborazione del mancino Mariano Puerta, la “Torre” di Tandil ha iniziato a prendere confidenza con una superficie che, nell’ultima settimana, ha fatto parlare molto.
“La superficie è un po’ più rapida di quella del Masters o di Parigi-Bercy ma alla fine dell’allenamento ho incominciato a prenderci la mano. L’importante è che tutta la squadra sia soddisfatta del campo. Rimane solo la mia mancanza di adattamento ma provvederò in questi giorni. Mi sono sentito bene, meglio di quanto sperassi. Era importante allenarmi oggi (ieri) per scaricare un poco tutto quello che ho accumulato dalla Cina”.
Come ti sei trovato a Shanghai?
Bene, credo di aver giocato bene. Mi sono confrontato con i migliori e ho perso da due grandi tennisti giocando bene. Mi sono sentito superato da loro, hanno vinto di misura e quando accade questo non resta altro che accettare e continuare a migliorarsi. Il lato positivo è che ho la possibilità di rifarmi, di prendermi la rivincita appena una settimana dopo con qualcosa di un po’ più importante di un Masters, come la finale di Davis. Voglio rimanere nella storia del tennis argentino.
Aver partecipato al Masters di Shanghai vale comunque più del risultato in se stesso?
Sì, naturalmente. Sono andato con l’aspettativa di giocare un buon torneo ma la cosa principale era acquisire esperienza, vivere il torneo al quale non ero mai stato e confrontarmi con i migliori del mondo. Vivere al loro fianco questa situazione per la mia carriera è molto importante. Sono contento di aver partecipato e di essere in forma per giocare la finale.
E ti senti in clima da finale?
A dire il vero, mi piacerebbe stare a margine di tutto questo perché per tutti noi è un sogno e si vive con così tanta passione che l’ansia può giocare un brutto scherzo. Invece, più si sta tranquilli, meglio è. So bene che giovedì, inevitabilmente sentirò del nervosismo. Devo saper gestire questi momenti.
Come va con le tue unghie?
Bene, bene. Le ultime partite le ho giocate mettendo creme e con alcune infiltrazioni che mi hanno fatto bene. Con la crema il piede si addormenta ma l’effetto, però, dura solo un’ora e dopo inizio a sentire i dolori di sempre. Ancora ho due partite in più e devo giocarmi la vita. In qualsiasi condizione, giocherò. Vedremo se fino al venerdì basterà la crema ma se non è sufficiente farò le infiltrazioni.
Come hai assimilato tutta l’esperienza di questi ultimi mesi?
È difficile ancora da gestire. Ho avuto molto poco tempo tra una cosa e l’altra. Dopo la finale, durante le vacanze avrò il tempo per pensare alle cose buone fatte e quelle meno positive. Mi piacerebbe andare in vacanza con l’Insalatiera.
Come hai vissuto il fatto di essere per la prima volta il numero uno di Argentina e niente di meno che in una finale di Davis?
Il numero uno della nostra squadra è David. È il nostro referente, la nostra guida e siamo contenti di averlo in squadra. Credo abbia salvato molte volte l’Argentina da situazioni complicate. È positivo averlo all’interno della squadra, ancor di più per giocare una finale.
“ Era da Roma che non mi riusciva di vincere un titolo importante. Probabilmente e’ per questo motivo che non ho chiuso sul 5-4. Ero un po’ nervoso e avvertivo molta pressione. Sono felice di aver mantenuto i nervi saldi nelle fasi conclusive.”
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