I più e i meno di un’edizione controversa. Murray sugli scudi, ma vince Djokovic.
Enzo Cherici
“Travolgente”. “Implacabile”. “Spettacolare”. “Sicuro”. E chi più ne ha, più ne metta. Lo hanno e lo abbiamo incensato in ogni modo. Di chi stiamo parlando? E di chi altri se non di lui, Andy Murray, l’ovvio vincitore della Master Cup di Shangai? Come dite? Ha vinto Djokovic? Vediamo un pò di capire cos’è successo durante questa settimana, analizzando il torneo di tutti i partecipanti.
Andy Murray
Ci scuserà il vero vincitore, ma vogliamo cominciare proprio da lui, dal vincitore “virtuale” (definizione beffarda assai) di questo Master. Reduce dal trionfo di Madrid e dal buon torneo di Parigi Bercy, si presenta in una forma spettacolare. Già dal primo match contro Roddick sembra in grado di poter fare quello che vuole in campo. E infatti si concede anche il lusso di perdere un set (il secondo) causa smarrimento momentaneo del servizio, ma non appena le percentuali tornano ad un livello congruo, il match finisce in un amen. “Sembrava veramente in palla”, dichiarerà un apparentemente stupito Roddick al termine della partita. Ma niente niente voleva anche vincere? Secondo match, seconda passeggiata. Il malcapitato di turno stavolta è “sbirulino” Simon. Chi si aspettava un incontro più combattutto, memore della recente finale di Madrid (e per via della vittoria del francese contro Federer) è rimasto deluso: 6-4 6-2 senza neanche il tempo di capire perché. Ed eccoci al D-Day. Al match che tutti ricorderanno quando si parlerà di questa edizione del Master. Murray contro Federer. Il più in forma, contro il Re (ex?). Per Murray c’è in ballo solo la gloria, per Federer la sopravvivenza nel torneo. Vincere o non vincere? Impegnarsi o non impegnarsi? Questo è il problema. Lui lo risolve alla grande giocando (e vincendo) un match straordinario. Se ho un pò inquadrato il tipo, non credo baratterebbe la sua vittoria contro Federer con il successo finale. Troppo orgoglioso il ragazzo per lasciarsi trascinare in esibizioni indecorose tipo quella offerta da Djokovic nel terzo set contro Tsonga. C’ha lasciato le penne contro Davydenko, ma a me piace così. Speriamo non cambi mai. Grandioso.
Novak Djokovic
Se ne parlava poche righe fa. Alla fine avrà anche vinto e meritatamente, su questo niente da ridire. Ma dovrà passare tanto tempo prima di poter dimenticare quel terzo set (non) giocato contro Tsonga. Ha disputato un ottimo torneo, vincendo con autorità match niente affatto scontati. Il meglio lo ha dato in finale, dove ha annientato un baldanzoso (prima della partita) Davydenko. Adesso si trova a soli 10 punti dalla seconda piazza di Federer. Col senno di poi, forse qualche rimpianto lo avrà anche lui. Furbacchione.
Nicolay Davydenko
Meloccaro: “Un pronostico dai nostri esperti”. Tommasi, Bertolucci, Lombardi e lo stesso Meloccaro all’unisono: “Davydenko”. Fine dei giochi. Finale finita prima ancora di cominciare. Lombardi con un guizzo se ne rende conto e sentenzia: “È chiaro che ora Davydenko non ha più una chance”. Profetico. Ed è un vero peccato, perché stavolta per Kolya poteva essere proprio la volta buona. Forse si sente lui stesso favorito e questa responsabilità imprevista in qualche modo lo blocca. Complice un Djokovic in stato di grazia, per un’ora abbondante non vede palla e già si consultano gli archivi per rintracciare la finale più corta di sempre. Ha un breve ritorno di fiamma a metà secondo set, ma non appena occorre quel pizzico in più di cattiveria, il nostro si squaglia come quasi sempre nei momenti topici della sua (più che onorevole) carriera. Eterno piazzato.
Gilles Simon
Se gli avessero detto in gennaio (ma anche dopo temo) che a fine anno avrebbe giocato la Master Cup avrebbe aggredito il suo inutilmente spiritoso interlocutore! E invece, piano piano, micio micio, batte Federer una prima volta e tutti a dire “incredibile, perde anche da Simon!”. Poi viene il turno di Nadal (nota bene: a Madrid) e diventa uno dei pochi ad aver battuto due numeri uno nello stesso anno. Infine gli ritocca Federer al Master (o forse sarebbe più giusto dire che a Federer ritocca Simon a questo punto) e gli rifila un’altra sberla. Qualcuno lo ha definito il Mecir del duemila e mi sembra un’esagerazione quasi da querela. Però bisognerà imparare a fare i conti con questo signorino che sembra intenzionato a vender cara la pellaccia ogni volta che scende in campo e contro chiunque. L’unico problema sta nel fatto che dicevo più o meno le stesse cose un anno fa parlando di David Ferrer. Ma il buon Gilles sembrerebbe proprio di altra tempra. Tignoso.
Roger Federer
Avrà anche perso, non superando per la prima volta in carriera il Round Robin in un Master, ma ho come l’impressione che per i suoi avversari giungano notizie funeste in ottica 2009. Il perché è presto detto: se un Federer si e no al 50% della condizione, gioca quasi alla pari con il giocatore più in forma del momento, perdendo solo 7-5 al terzo, cosa potrà combinare allora una volta recuperata la piena efficienza fisica? Vero: con i “se” e con i “ma” non si fa la storia. Però si possono trarre alcune buone e utili indicazioni. Ad esempio, il Federer di Shangai era praticamente privo di servizio. Contro Murray, per larghi tratti, era sotto al 50% di punti realizzati con la prima. Una cosa mai vista. Nonostante ciò, è rimasto con orgoglio aggrappato al match, rischiando anche di portarlo a casa. In un certo senso questa partita ha ricordato la finale persa contro Nalbandian. Anche allora, un Federer malandato portò a casa i primi due set. Subì il ritorno prepotente dell’argentino, per poi reagire al quinto. Arrivò a due punti dal match, prima di arrendersi definitivamente alla sua caviglia e alla maggior freschezza dell’avversario. Questa volta dovrà maledire quel famoso ottavo gioco del terzo set, quando ha servito sul 4-3 e 40-15, sbagliando un paio di dritti non da lui. Ma la sensazione è che non abbia alcuna voglia di mollare: “Non mi piace sentirmi chiamare numero due”. Minaccioso.
Jo-Wilfried Tsonga
Gli ha detto male. Ha giocato tre bei match e poteva vincerli addirittura tutti e tre. Gli è mancata nei momenti chiave quella lucidità che aveva esibito nel recente torneo di Parigi Bercy. Se il fisico non lo tradisce, lo rivedremo molto spesso nell’appuntamento di fine anno. E non soltanto nel Round Robin. Predestinato.
Juan Martin Del Potro
M’aspettavo di più. Non si può dire che abbia deluso, ma ha toppato clamorosamente il match decisivo contro Davydenko. È sicuramente arrivato a corto di energie ed è stato forse inconsciamente condizionato dall’imminente finale di Davis contro la Spagna. Forse è suo il colpo più bello del torneo, il mitico passantone in corsa lungolinea giocato contro Tsonga. Svagato.
Andy Roddick
Si ha come l’impressione che il meglio di sè lo abbia già dato. Un solo match giocato contro Murray, dove ha rimediato una stesa ancor più netta di quanto racconti il punteggio. Qualcosa mi dice che difficilmente lo vedremo ancora in un Master. Bocciatissimo.
Radek Stepanek
“Col fucile, le pinne e gli occhiali”. Raccattato da una vacanza in Thailandia, gli hanno prestao calzini e racchetta e lo hanno sbattutto in campo contro Federer e Simon. Zero set vinti, ma 75.000$ guadagnati. Un genio!
Enzo Cherici
“I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo.”
Arthur Ashe
Roger Federer e Bjorn Borg conversano ai piedi delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, Malesia, prima di un'esibizione.