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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Italia, i talenti se ne vanno
Piero Valesio, Tuttosport del 19.11.08
Ciao mamma, ciao papa: vado in Germania. Anche se ho tredici anni, Anzi: soprattutto perché ho tredici anni. Perché è adesso che devo imparare a volare. Era il 2001 quando Carolina Kostner, allora soprattutto la cugina di Isolde, decise di staccarsi dalla natia Ortìsei per trasferirsi in Baviera, a Oberstdorf ; che non sarà l'Australia in quanto a distanza dal focolare domestico, ma è pur sempre un altro posto. Carolina aveva deciso dì accasarsi alla corte di Michael Huth, il tecnico cresciuto nella vecchia Germania Est che garantiva di sviluppare il suo talento. Tredici anni: l'età in cui la mamma di quattro marzo '43 mise al mondo il suo pargoletto, secondo Dalla. A quell'età Carolina ha deciso di imprimere una svolta al suo futuro. Andando all'estero. EXODUS Non è stata la prima e non sarà l'ultima. Per crescere (non per sposarsi o per non morire) è andata all'estero. E non per un Erasmus all'acqua di rose, ma per sottoporsi ad un lavoro duro, durissimo, e a tredici anni è sano e naturale avere anche altri desideri oltre a quelli di imparare un salchow sempre più perfetto, con un atterraggio da cigno. Ma il fenomeno aumenta: tanto da pensare che oltre alla tanto analizzata fuga di cervelli sia in corso anche una fuga di talenti. Che poi gareggeranno per l'italica gloria; ma che per migliorarsi valicano i patri confini e vanno a studiare lontano. ARRIBA Gli ultimi casi in ordine di tempo sono due. Il primo è quello di Francesca Schiavone. Colei che solo un paio d’anni fa raggiunse l'undicesima posizione del ranking mondiale (migliore azzurra di sempre assieme a Silvia Farina) ha deciso di preparare la prossima stagione (dopo un 2008 deludente) a Barcellona con Gabriel Urpi, il tecnico spagnolo che si è occupato anche di Sania Mirza. Non una scelta da poco visto che Francesca ha 28 anni e a Verona, l'anno scorso, il team di Daniel Panajotti (un argentino che ha trovato fortuna come tecnico in Italia) gli aveva messo a disposizione una struttura a lei espressamente dedicata. Non è facile dopo tre quarti di vita trascorsi a prendere a racchettate una palla, farsi carico di armi e bagagli e trasferirsi in un altro paese. Anche per tennisti che sono in pratica dei non luoghi viventi dato che nei periodi più intensi della loro carriera a casa non risiedono quasi mai. FLORIDA A Tredici anni aveva Carolina Kostner quando si è trasferita in Germania; aveva undici anni Sara Errani quando piangendo lacrime amare, mia amare davvero dato che non parlava un parola di inglese?, ha accettato di salire su un aereo per raggiungere Bradenton che sta in Florida ed è la sede di Nick Bollettieri. Da sola. La domanda sarebbe pertinente: ma possibile che nel mondo globalizzato non esistesse una struttura capace di accogliere una ragazzina desiderosa di tentare la strada del tennis professionistico? E' una domanda la cui risposta che ci porterebbe lontano dunque limitiamoci a registrare un altro caso di italiano che, non per sposarsi, è andata davvero in America. Strada seguita anche da Gianluigi Quinzi, che di anni ne ha 14 ed è numero 2 in Europa della sua categoria e pure lui sta affinando la sua arte da Bollettieri. MILIONI Ma la migrazione verso altri lidi, spesso americani è anche situazione che si rende necessaria in altri sport. Se Belinelli e Bagnani negli States ci vanno a guadagnare milioni, c'è chi ci va a spendere milioni. E' il caso di Valentina Marchei, azzurra dell'artistico, nata a Milano e che si è allenata a lungo tra Milano e Courchevel, che da casa dista qualche ora di macchina. Ma nella perla delle Trois Vallèe si possono trovare una bella abbronzatura e un sacco di amici piacevoli per trascorrere una serata in rifugio. Difficilmente però si trova la molla che ti può portare ad una medaglia olimpica. E allora Valentina, interamente finanziata dalla sua famiglia, dopo uno stage si è trasferita in pianta stabile in un luogo impronunciabile del New Jersey, Hackensack, dove si è messa anima e corpo a disposizione dal santone Nikolay Morozov. Abita in appartamento, divide i costì della pista con Miki Ando, comunica con amici e genitori tramite Facebook e Skype per limitare i costi delle telefonate. Obbiettivo: raggiungere a tutti i costì una medaglia a Vancouver. A introdurla nella realtà americana ci hanno pensato Federica Faiella e Massimo Scali, secondo nello scorso wekeend nel prestigioso Trofeo Bompard di Parigi, tappa del Grand Prix, che da un paio d'anni lavorano nel Michigan a un tiro di schioppo dalla Chicago di Obama. Se la sfortunata Vanessa Ferrari della ginnastica di chili in tre mesi di inattività ne ha presi sette, Federica in America ne ha persi cinque e pure per lei il podio di Vancouver ora è un po' più vicino. Povera Italia si diceva una volta. Una frase che viene voglia di riesumare. Chissà perché.
I reportages dall’Argentina
Riccardo Bisti, TenniBest.com del 19.11.08
CALMA APPARENTE
Le presunte dichiarazioni di Nadal (“Se il pubblico si comporta male bisogna lasciare il campo”) e le condizioni (non perfette) dell’impianto sono i temi più caldi a tre giorni dalla finale. I protagonisti minimizzano, ma la calma è solo apparente...
Mar Del Plata. L’impressione è che non ce la raccontino giusta. Assisti alle conferenze stampa di argentini e spagnoli, e mentre abbandoni il tendone predisposto nei pressi del Polideportivo Islas Malvinas, beh, senti che manca qualcosa. Vogliono far trasparire tranquillità, cercano di abbassare i toni della polemica, ma l’impressione è che basti poco per incendiare la scintilla. La bomba era scoppiata nella giornata di lunedì, quando il quotidiano spagnolo “Marca” aveva pubblicato delle (presunte?) dichiarazioni di Rafael Nadal. Eccole, riportate testualmente: “Si parla tanto dell’ambiente che si troverà, ma non bisogna dimenticare che è solo una partita di tennis. L’ITF deve mettere dei limiti, e se non si può giocare bisogna uscire dal campo. Io non sono d’accordo con chi vuole prendersi la vittoria a qualunque costo”. Apriti cielo, non si parla d’altro. Le domande dei giornalisti, ovviamente, hanno spesso toccato “l’argomento-Rafa”, ed è innegabile che la sua assenza sia quanto mai assordante. “Le dichiarazioni di Nadal? E’ un tema che non esiste” ha dichiarato Alberto Mancini, capitano del team argentino “Mi pare che proprio Feliciano Lopez abbia smentito, quindi per me finisce qui”. Un paio d’ore dopo, sull’argomento è intervenuto anche Emilio Sanchez, capitano delle Furie Rosse. “Rafa è un personaggio di grande impatto mediatico. Bisogna vedere quando e in quale contesto ha rilasciato queste dichiarazioni. Non credo che lo abbia fatto in un momento in cui la sua preoccupazione è il recupero dall’infortunio al ginocchio”. Tra l’altro, gli spagnoli hanno detto di aver apprezzato l’accoglienza. “Veniamo da una settimana molto positiva, la federazione argentina ci ha messo a disposizione ogni cosa. Possiamo solo dire grazie, ci sembra quasi di giocare in casa”. Il timore che il pubblico possa andare oltre viene ulteriormente esorcizzato da capitan Sanchez, che ha ribadito un concetto espresso nei giorni scorsi: “Il pubblico argentino è molto competente, perchè da queste parti il tennis è molto seguito. Di sicuro ci sarà un grande tifo, ma mi auguro che la partita resti nei limiti della sportività. D’altra parte siamo proprio noi, giocando bene, ad avere l’opportunità di tenere a bada il pubblico”. E’ vero che gli argentini, nel bene e nel male, sanno sempre sorprenderti, ma ci riesce difficile pensare ad un clima particolarmente infuocato. Se non altro perchè i posti riservati al pubblico argentino sono pochissimi (circa 3.000) e i prezzi elevatissimi hanno sicuramente scoraggiato i casinari di professione (salvo incoraggiare i bagarini). Anche la Spagna godrà di un importante sostegno: saranno circa 1000 gli iberici che proveranno a spingere Ferrer e compagni verso la terza Insalatiera dopo quelle del 2000 e del 2004. Le condizioni dell’impianto e della superficie sono un altro tema ottimo per versare un pò di pepe. Nella giornata di lunedì, durante un allenamento tra Feliciano Lopez e Fernando Verdasco, l’impianto di illuminazione del Polideportivo Islas Malvinas, poco abituato a restare acceso così tante ore, ha lasciato al buio gli spagnoli. L’organizzazione ha dichiarato che si è trattato di un black-out previsto e controllato, tant’è che dopo mezzora la situazione è tornata alla normalità. Ciò che ha indispettito gli spagnoli sono le condizioni della superficie, un acrilico denominato “Compocushion”, e preparato dalla Composan, un’azienda...spagnola. L’impressione è che il campo sia più veloce in alcune zone e più lento in altre. Emilio Sanchez l’ha presa con filosofia: “Il campo è quello che è, e soprattutto sarà uguale per tutti. Non migliorerà più perchè è già pitturato, però non peggiorerà. E abbiamo ancora qualche giorno per adattarci”. Del Potro, interpellato sull’argomento, ha tagliato corto: “Noi ci troviamo bene su questo campo. Io non ho avvertito nulla di particolare, e se l’ho avvertito è perchè vengo dalla Cina e sono ancora un pò stanco”. Allusioni, mezze parole, frasi buttate quà e là: la Coppa Davis è speciale, si vede anche da questo. Il clima si sta accendendo, pronto a deflagrare nel pomeriggio di venerdì.
ANCORA DUBBI
Ci si avvicina al weekend con un paio di incognite: il doppio argentino e il secondo singolarista spagnolo. Questioni non semplici, che metteranno in difficoltà i capitani. Nel frattempo si brucia un riflettore durante un allenamento
Mar Del Plata. Ma alla fine chi giocherà? Al di là della pretattica che evoca paragoni calcistici, le formazioni paiono abbastanza delineate. Tuttavia permangono un paio di incertezze: il doppio dell’Argentina e il secondo singolarista spagnolo. Abbastanza chiara la situazione in casa albiceleste: in singolare sono inamovibili Del Potro e Nalbandian, mentre c’è l’incognita doppio: schierare il duo Acasuso-Calleri, recente semifinalista al torneo ATP di Basilea, o puntare sulla classe e l’esperienza di David Nalbandian anche nella gara a due? Capitan Mancini non ha sciolto i dubbi: “I risultati e l’intensità delle partite del venerdì influiranno sulla scelta. Io sono comunque certo che tutti i cinque punti siano alla nostra portata”. E’ molto difficile fare previsioni: Acasuso/Calleri sono una coppia inedita, e contro Lopez/Verdasco partirebbero sfavoriti. D’altra parte, schierare Nalbandian può rivelarsi un boomerang. Gli argentini ricordano ancora con angoscia il papocchio nella semifinale con la Russia: dopo il 2-0 nella prima giornata, Mancini schierò la coppia Canas/Nalbandian. I due persero 9-7 al quinto, e il giorno dopo uno stremato Nalbandian venne “vapuleado”, come dicono da queste parti, dall’implacabile Davydenko. E meno male che Del Potro ci mise una pezza, altrimenti avrebbero firmato una clamorosa caporetto. “Noi siamo pronti” ha aggiunto Agustin Calleri “Poi le scelte le farà il capitano. In questi giorni ci stiamo allenando bene, in particolare stiamo allenando il servizio e la risposta. Il doppio spagnolo sarà formato da due mancini, per questo stiamo lavorando con Mariano Puerta, che ci sta abituando alle rotazioni”. Più intricata la situazione in casa spagnola: se da un lato David Ferrer dovrebbe essere il numero 1 (sebbene lui rifugga questo ruolo), e il doppio sarà certamente composto da Lopez e Verdasco, c’è un vero e proprio ballottaggio tra i due per il ruolo di secondo singolarista. Dice Del Potro, che troverà il prescelto nella giornata inaugurale: “Sono entrambi mancini, giocatori di grande livello. Feliciano serve meglio, mentre Verdasco è più solido da fondocampo, mi costringerebbe a giocare scambi più lunghi”. Non lo dice, ma l’impressione è che preferisca Lopez, in modo da giocarsela sull’uno-due o giù di lì. “Forse Feliciano ha qualche chance in più” conclude Mancini. Le dichiarazioni di Del Potro vengono riferite a Emilio Sanchez, che svicola dalla questione: “Stiamo ultimando gli allenamenti, non ho ancora scelto. Prima lo dirò ai giocatori, poi anche a voi. Penso proprio che sarà Giovedì, in occasione del sorteggio. Noi non pensiamo ai problemi degli altri, ma ci concentriamo sulle nostre forze, e faremo il possibile per metterli in difficoltà. La stanchezza di Del Potro? Si, forse può influire, ma se sei stanco vuol dire che stai giocando tante partite e che stai bene”. Insomma, un bel rebus. Noi proviamo ad azzardare un pronostico: non crediamo che Sanchez si affidi totalmente a un giocatore, facendolo giocare tutti e tre i giorni: più probabile che uno venga schierato il venerdì e l’altro la domenica. Con quale ordine e criterio, tuttavia, fatichiamo ad immaginarlo.
SI BRUCIA UN RIFLETTORE
Entrando per la prima volta dentro il Polideportivo Islas Malvinas (tutte le altre strutture, dalla sala stampa agli stand commerciali, sono ospitate attorno all’impianto) si ha un unico pensiero: questo palazzetto è ottimo per le partite del Penarol (team locale di basket, in questo periodo costretto ad emigrare), ma da una finale di Davis ci si aspetterebbe qualcosa di più. Alla fine la capienza è stata aumentata a circa 9.500 spettatori, cifra insufficiente per un match di tale richiamo. Il palazzetto è gradevole, accogliente, ma non ha nulla (anzi, forse qualcosa meno) rispetto a quelli di “semplici” tornei indoor come Rotterdam, Metz, Marsiglia o Vienna. La desuetudine dell’impianto ad ospitare il tennis l’abbiamo vissuta in prima persona nel pomeriggio di ieri: mentre in campo c’erano Del Potro ed Acasuso si è bruciato un riflettore, provocando una piccola fiamma. Non è certo stato un principio di incendio, ma tanto è bastato per far evacuare la cinquantina di appassionati che erano riusciti a convincere la controlleria a farli entrare. Le fiamme si sono spente da sole, e l’allenamento è potuto riprendere. La speranza è che un inconveniente del genere non si presenti durante i match. Francamente sarebbe molto imbarazzante.
Tifare Argentina con «le mutande» di Nadal
Il Corriere della Sera del 19.11.08
Rafa Nadal non ci sarà. Ma alla finale di Coppa Davis tra Argentina e Spagna, che inizia venerdì, il suo spirito, ma soprattutto la sua biancheria intima, saranno evocati spesso. Merito di uno dei singolaristi argentini, Jüan Martin Del Potrò, che dopo la vittoria nella semifinale contro la Russia del 22 settembre, fece una promessa in tv: «In finale toglieremo le mutande dal culo di Nadal». Lo sfumato riferimento è spiegato su un video che si trova sul sito www.loscalzonesdenadal.com: tra i numerosi riti osservati dal n. i del mondo nelle sue lunghe pause tra un servizio e l'altro, c'è anche quello di aggiustarsi immancabilmente le mutande. La cosa dev'essere oggetto di ironie nel mondo tra i tennisti, ma la faccenda è destinata ad allargarsi, il sito, infatti (citato su quello del quotidiano spagnolo El Mundo, www.elmundo.es) ha deciso di far diventare una bandiera (azzurra) gli slip, prodotti probabilmente insieme a una griffe di Buenos Aires il cui link compare nella homepage. Tutti i 9750 presenti al Polideportivo Islas Malvinas dovranno sventolarli. L'idea è piaciuta un sacco, tanto che nelle città argentine sono spuntati i manifesti e nel video si vede gente che gira per strada con gigantesche mutande che pubblicizzano l'idea e il sito. Ma prima della patria viene il business: i tifosi spagnoli che volessero arginare l'entusiasmo dei padroni di casa, possono comprare identiche mutande rosse. t.p.
Un colpo di racchetta contro la leucemia
Giovanni Marino, repubblica.it
Quando lo sport guarda altrove. Alle realtà più drammatiche. E dà il suo contributo. Tennis club Napoli, c'è la serie A. Ci sono i volti allegri dei 36 raccattapalle teutonicamente organizzati dal maestro Riccardo Fortunati. C'è il pubblico delle grandi occasioni, favorito dal bel tempo e dall'ingresso gratuito. Ma c'è un angolo dove tristezza e speranza si fondono. È un tavolo corredato da molte foto, ritraggono Federico Luzzi, il tennista aretino fulminato dalla leucemia in sei giorni, ex azzurro di Coppa Davis, grande amico di Potito Starace, con il quale divideva la stanza quando si allenavano assieme ad Arezzo. Federico è caduto contro un avversario vile e silenzioso, una malattia rapidissima che non gli ha concesso scampo. Arriva dai suoi compagni di smash e volee l'iniziativa di aprire una raccolta di fondi in favore della ricerca scientifica sulla leucemia, su quell'avversario a cui bisogna assolutamente trovare il punto debole per attaccare e debellarlo. Starace, Volandri, Petrazzuolo e Biasella hanno fortemente voluto quel desk apparso nei vialetti del Tc Napoli con le foto di Federico e la possibilità di contribuire alla ricerca contro il male che lo ha ucciso. Proprio Potito, commosso, ha fatto la prima donazione, subito seguito dai presidenti del Capri Sports Academy, Roberto Russo e del Tc Napoli, Luca Serra. Il progetto parte da Napoli ma non si ferma a Napoli. Il tennis e i suoi campioni lo porteranno in giro per l'Italia. Per Federico, sconfitto senza poter scendere in campo.
“ Era da Roma che non mi riusciva di vincere un titolo importante. Probabilmente e’ per questo motivo che non ho chiuso sul 5-4. Ero un po’ nervoso e avvertivo molta pressione. Sono felice di aver mantenuto i nervi saldi nelle fasi conclusive.”
Novak Djokovic mostra la sua soddisfazione dopo la vittoria nella Masters Cup di Shanghai
Roger Federer e Bjorn Borg conversano ai piedi delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, Malesia, prima di un'esibizione.