La campionessa in carica di Wimbledon vince il suo primo Sony Ericsson Ch. imponendosi su una coraggiosa Zvonareva. Il punteggio finale dice 5-7 6-0 6-2. Da Doha, Giorgio Spalluto
Alla fine ha vinto la più forte, quella che un po’ tutti pronosticavano alla vigilia di questa finale che più anomala non si poteva immaginare. La prima volta nella storia del Masters in cui a giocarsi la finale erano le tenniste col peggior ranking a qualificarsi. In precedenza c’era stata una finale tra una numero 6 ed una numero 7, quella tra Serena Williams e Maria Sharapova a Los Angeles nel 2004. Prima della Zvonareva, la giocatrice col peggior ranking a raggiungere la finale era stata Anke Huber nell 1995 (numero 11) quando a partecipare al Masters erano 16 giocatrici.
La finale non ha disatteso le aspettative. La Zvonareva, reduce da una settimana indimenticabile, partiva subito forte imponendo al match il ritmo forsennato che l’ha contraddistinta durante tutta la settimana.
Strappato subito il break all’americana, la russa si portava sul 5-2, respingendo qualche pericolo solo sul 2-0 quando era costretta a fronteggiare 2 palle per l’immediato contro break. Sul 5-3 andava a servire per il set ma non riusciva a sfruttare ben 4 set point (3 dei quali consecutivi) grazie alla caparbia Venus che abbiamo imparato a conoscere in questi giorni, che già nel primo match di questo Masters, contro la Safina aveva annullato 3 set point. Si giungeva così al tiebreak con la Williams che scappava subito 5-1, sfruttando il dritto ballerino della russa che, però, si esibiva in uno strepitoso recupero, agevolato da un doppio fallo sanguinoso di Venus sul 5-5. Il 5° set point di Vera (come i precedenti, sul proprio servizio) scaturiva da uno scambio rocambolesco conclusosi con un nastro vincente, susseguente ad un nastro di Venus. In quel momento sembrava davvero che tutto girasse dalla parte della 24 enne moscovita, protagonista di un recupero insperato e della vittoria di un set contro un’avversaria che poteva vantare nei suoi confronti una striscia di 10 set vinti consecutivamente.
La reazione di orgoglio di Venus non si faceva attendere ed era rabbiosa come quella a cui avevamo assistito durante il derby con la sorellona. Un 6-0 6-2, che dice tutto sulla superiorità di Venus e che non richiede ulteriori commenti. Quando nel terzo set, la Zvonareva ha tentato una seppur minima resistenza, all’americana è venuto in soccorso il servizio, che fino a quel momento non l’aveva aiutata più di tanto: 4 ace nei primi 2 turni di battuta che hanno messo il punto esclamativo su un match che alla fine si è rivelato essere un vero e proprio monologo.
Per Venus 1.340.000 dollari ed un numero 6 nella nuova classifica mondiale che non le rende giustizia, per quello che si è visto in questi giorni qui a Doha. Per l’americana, che in questo torneo ha vinto 4 partite su 5 al terzo set, questa è la dimostrazione di aver ritrovato la voglia di lottare e di primeggiare che sembrava aver perso negli ultimi anni. Un plauso va anche alla sua avversaria che, va ricordato, senza l’infortunio della Sharapova non avrebbe neanche preso parte a questa manifestazione che si chiude tra poche luci e molte ombre. Malgrado le parole entusiastiche di Larry Scott nella conferenza stampa tenutasi poco prima della finale, è innegabile come questo torneo non abbia avuto il successo di pubblico ed il ritorno mediatico che una manifestazione del genere meriterebbe. Lo stesso Scott ha fatto riferimento alle modifiche alla Road Map 2009, presentata a New York durante gli US Open, e che tante polemiche aveva suscitato tra le giocatrici. In particolare si è soffermato sui tornei “back to back” che non avrebbero garantito sufficiente riposo a quelle giocatrici che giungendo in fondo al primo torneo, avrebbero dovuto presentarsi in condizioni gioco forza precarie al torneo successivo. Si è fatto riferimento al torneo di Roma che dall’anno prossimo sarà seguito da quello di Madrid, che non prevede l’assegnazione dei consueti 8 bye alle prime 8 giocatrici. Scott ha proposto di assegnare i bye alle 4 giocatrici che avranno raggiunto le semifinali del Foro Italico. La stessa situazione si riproporrà in autunno con il torneo di Tokyo che verrà seguito immediatamente da quello di Pechino, che l’anno prossimo sarà un evento di prim’ordine obbligatorio per le migliori giocatrici.
Si chiude così una stagione, per molti versi anomala, che ha visto 4 giocatrici alternarsi al trono lasciato vacante da Justine Henin. Jelena Jankovic, pur non essendosi aggiudicata alcuna prova dello slam, merita il primato per l’enorme vantaggio accumulato durante tutta l’annata. Questa la classifica finale con cui va in archivio la stagione 2008:
1 (=) Jelena Jankovic SRB 4710
2 (+1) Serena Williams USA 3831
3 (-1) Dinara Safina RUS 3817
4 (+1) Elena Dementieva RUS 3663
5 (-1) Ana Ivanovic SRB 3442
6 (+2) Venus Williams USA 3272
7 (+2) Vera Zvonareva RUS 2952
8 (-1) Svetlana Kuznetsova RUS 2726
9 (-3) Maria Sharapova RUS 2515
10 (=) Agnieszka Radwanska POL 2141
13 (+1) Flavia Pennetta ITA 1670 (best ranking, appaia Raffaella Reggi al terzo posto della classifica delle migliori italiane di sempre)
In mattinata nel silenzio di un centrale deserto, Cara Black, dallo Zimbábwe, and Liezel Huber, nata in Sud Africa, ma naturalizzata statunitense, avevano chiuso la loro strepitosa stagione battendo la ceca Kveta Peschke, e l’australiana Rennae Stubbs col punteggio di 6/1 7/5, per un torneo di doppio di cui nessuno avvertiva il bisogno.
Giorgio Spalluto
“ Era da Roma che non mi riusciva di vincere un titolo importante. Probabilmente e’ per questo motivo che non ho chiuso sul 5-4. Ero un po’ nervoso e avvertivo molta pressione. Sono felice di aver mantenuto i nervi saldi nelle fasi conclusive.”
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