.....................................
Rubrica a cura di Daniele Flavi
Del Potro, l'Argentina ha il suo condottiero
Vincenzo Martucci, la Gazzetta dello Sport del 20.11.08
Si scrive finale di coppa Davis, e si legge sogno argentino: vincere per la prima volta, da domani a domenica sul veloce indoor di Mar del Plata, contro la Spagna, orfana di Rafa Nadal. Al di là del corto circuito che ha costretto tutti alla fuga durante l'allenamento nel complessi «Malvians Argentinas», al di là della focosità dei tifosi locali (previsto il tutto esaurito di 10.000 posti) e al di là dell'imbattibilità decennale dei padroni di casa. Scuola. Si scrive Jüan Martin Del Potrò, e cioè il numero 9 del mondo (da 50 che era il 7 gennaio, e dall'81 del 7 aprile dopo problemi fisici), il più giovane della sfida (20 anni appena), il più alto (1.98), la più grande speranza di eccellenza bianco-celeste in questo sport, 40 anni dopo Guillermo Vilas, e si legge Tandil. Cioè il piccolo centro fra Buenos Aires e Mar Del Plata, sede della scuola di Raul Perez Roldan e poi di Eduardo Infantino, dalla quale sono spuntati tennisti argentini a grappoli: da Perez Roldan figlio (Guillermo), a Franco Davin, a Mariano Zabaleta, da Gaston Gaudio a Guillermo Coria e, ora, all'evoluzione della specie: gigante di talento ed esplosività, giocatore dell'anno (ha vinto 4 titoli consecutivi, due sulla terra e due sul cemento, Stoccarda, Kitzbuhel, Los Angeles e Washington), progetto di numero 1 del mondo e, subito, eroe della patria. Magari, domenica, sotto gli occhi del neo ct della nazionale, Maradona. Promesse Gli amici lo chiamano Palilo (stecchino), i colleghi Delpo (crasi del cognome), altri, ironicamente, Enano (nano) . «Jüan Martin è un predestinato, carattere forte, talento naturale, capacità di lavorare molto alta, in 6 mesi, col preparatore atletico-storico del nostro gruppo, Anselmi, ha fatto il salto di qualità fisico, guadagnando in coordinazione senza perdere potenza. Sta sfruttando le esperienze di vent'anni. Raul imparò da Lo Cicero (il primo maestro di Vilas), io ho imparato da lui, Davin da me. Se fa tutto bene, in 3 anni è numero 1 del mondo», dice Infantino, che ha guidato Del Potrò dai 12 anni fino a 12 mesi fa, quand'è diventato capo-tecnico delle migliori promesse azzurre Al centro Fit di Tirrenia. Vendetta La storia della Davis argentina è satura di delusioni. Nel 2002, quando Del Potrò vinceva il prestigioso Orange Bowl under 14, la nazionale di Davis, al primo anno nel gruppo mondiale dopo 10 di purgatorio del gruppo regionale, arrivò in semifinale, ma Gaudio si suicidò contro Kafelnikov da 5-2 40-15 al quinto. Nel 2003, tra semifinale, in Spagna, senza gli infortunati Coria e Nalbandian, e con gli inutili miracoli di Calieri, perché a Zabaleta saltarono i nervi e Gaudio si sciolse ancora. Nel 2006, quando Del Potrò debuttava nell'Atp Tour, l'Argentina perdeva la seconda finale di Davis della storia, dopo quella del 1981. Ma adesso, con Del Potrò, tutti sognano il riscatto. Del resto, nessuno mai aveva vinto i primi 4 titoli Atp, e di fila. E, degli altri 11 adolescenti capaci, nella storia del tennis, di mettere 4 firme così presto, 10 - da Agassi a , Sampras, da Hewitt a Nadal - sono poi diventati numero 1 del mondo. Solo uno dei primi allievi di Nick Bollettieri, Jimmy Arias, si è fermato al 5.
L'asso di Coppa per la Juve
Dario Torromeo, il Corriere dello Sport del 20.11.08
Ha solo 20 anni Jüan Martin Del Potrò, ma già porta sulle spalle il peso di un evento unico per l'Argentina sportiva La prima conquista della Coppa Davis Viene da una stagione magica il giovanotto, ha messo in fila una lunga sene di vittorie che l'hanno portato al successo in quattro tornei e condotto sino ai quarti degli US Open contro Andy Murray Sembra nato per questo sport, ma fino a qualche anno fa non la pensava cosi Del Potrò e nato nel quartiere Falucho di Tandil, nella provincia di Buenos Aires, nella stessa città di Mauro German Camoranesi Per questo, ma non solo per questo, il giovanotto tifa Juventus. E' la sua seconda squadra del cuore dopo il Boca Junior (Palermo e Palacio i suoi preferiti) A calcio Jüan Martin ha giocato da bambino Difensore centrale dell'Indipendente di Tandil. Poi quando aveva attorno ai 13 anni ha dovuto scegliere ed ha scelto il tennis Aveva poco più di 14 anni quando Diego Armando Maradona l'ha visto all'opera su un campo da tennis. Hai aspettato la fine della partita, l'ha avvicinato e gli ha detto «Sei fortissimo diventerai un genio del tennis Come io lo sono stato nel calcio» Genio ancora non lo è, ma sta marciando davvero forte Viene da una famiglia della buona borghesia argentina II papa, Daniel, e un ex rugbista che oggi fa il veterinario girando per le campagne. La mamma, Patricia, è insegnante di lettere nelle scuole superiori Ha una sorella di 16 anni, Julieta. Un'altra sorella, pm grande di lui, e morta anni fa. E' questa la tragedia che Jüan Martin si porta nell'anima. Ex calciatore, tennista professionista, ma per il suo futuro sogna una laurea in architettura e magari anche una donna con cui andare a vivere prima di chiudere la carriera sportiva. Carattere forte, a volte irascibile. Ricordiamo la lite con Andy Murray quest'anno sul Centralino del Foro Italico. Gli sparò una palla contro, l'intenzione era (probabilmente) quello di centrare lo scozzese sulla fronte Falli il colpo e subì le parolacce del focoso Murray Fisico imponente, 1 98 per 78 chili di peso, ha nel servizio e nel rovescio bimane i suoi colpi migliori. I suoi idoli tennisti sono Sampras (in passato), Nadal e Federer (oggi) Nel mondo dei giocatori ha un grande amico italiano Simone Bolelli Con lui ha giocato in doppio, ha girato il circuito junior, ha disputano alcune esibizioni. Contro di lui, commentava il maestro del bolognese, Claudio Pistolesi, seduto in tribuna ad allenarlo è stato, dal 2006, Eduardo Infantino Da marzo lo guida Franco Davin, La Coppa Davis è nel suo destino. Sono stati suoi i punti decisivi della semifinale contro la Russia, quando ha battuto prima Davydneko e poi Andreev nella partita che ha chiuso la sfida Nettamente, senza alcun momento di indecisione Corre veloce Jüan Martin A maggio era 68 del mondo, oggi e numero 9 Ad inizio stagione il suo montepremi era fermo a 604 139 per tre anni di professionismo. Ora è salito a 1 926 786$ .La gloria, ma anche i soldi stanno accompagnando il 2008 dell'argentino L'unica preoccupazione di questi giorni sembra siano le unghie degli alluci. Soffre per il dolore che gli danno ogni volta che scende m campo deve fare un lungo massaggio con crema antifiammante e (in partita) fa anche alcune infiltrazioni analgesiche. Ma per la tre giorni di questo fine settimana, ha già tranquillizzato i tifosi «La Coppa voglio vincerla non sarà certo un po' di dolore a fermarmi». L'Argentina si aggrappa a questo gigante, calciatore mancato e con la Juventus nel cuore, per conquistare la sua prima Davis La Spagna è avvertita. E'la sorpresa del 2008 A maggio era soltanto numero 68 del mondo oggi è arrivato al n. 9 vincendo quattro tornei il papa, ex rugbista, fa il veterinario. Lui sogna di diventare architetto Nel suo passato c'è il dolore di una tragedia ha giocato al calcio da difensore centrale. Quest'anno ha vinto (tutti in fila) Stoccarda, Kitzbuhel, Los Angeles e Washington. Da domani a Mar del Plata si giocherà la finale di Coppa Davis tra Argentina e Spagna. E la Rai la trasmetterà tutta in diretta televisiva. I sudamericani non hanno mai vinto la Coppa e questa e la loro grande occasione Gioca in casa, davanti a 12.000 tifosi entusiasti, su una superficie veloce (e non sulla terra rossa) contro una Spagna che non schiera il miglior giocatore del mondo: Rafa Nadal, uno che avrebbe dato l'anima pur di esserci. A guidare la squadra sudamericana e Jüan Martin Del Potrò, la grande rivelazione del 2008, l'uomo che ha fatto un incredibile balzo in classifica ed ora è stabilmente nei Top Ten. Ha messo assieme una stagione fantastica e avrà come compagno di singolare un altro grande dei nostri giorni: David Naibandian. La Spagna presenta Ferrer e Verdasco come punte, ma sente il peso di non poter avere quel fenomeno di Rafa, un trascinatore capace di dare spinta e morale (oltre che punti) al suo team. Partita incerta, con l'Argentina comunque favorita.
Provoca Nadal ma si morde la lingua
Federica Cocchi, la Gazzetta dello Sport del 20.11.08
Nell'antica Grecia tutto sarebbe stato molto chiaro: in risposta al peccato di tracotanza del comune mortale arrivava puntuale la punizione di Nemesis mandata dagli dei a punire colui che li aveva sfidati. Oggi non ci sono spiegazioni mitologiche sebbene quello che è successo a Del Potrò ieri in allenamento sia piuttosto curioso. Il 20enne talento argentino, che dopo la semifinale vinta contro la Russia aveva sfidato a parole Nadal, il numero uno al mondo, mandandogli a dire che gli argentini nella finale di Davis gli avrebbero «tolto le mutande dal sedere», ieri si è morso la lingua. E non nel senso che si è pentito di quello che ha fatto. Il riferimento dell'argentino era chiaramente al gesto di sistemarsi gli slip che lo spagnolo ha l'abitudine di fare durante le partite. Che dolore Del Potrò stava palleggiando con David Nalbandian quando all'improvviso si è allontanato dolorante dal campo e si è andato a sedere. «Gli sanguinava la lingua ed ha interrotto l'allenamento», ha raccontato un membro dello staff argentino. Il n.9 del mondo è stato subito raggiunto dal capitano Alberto Mancini e da Nalbandian. Il 20enne Del Potrò ha provato a riprendere l'allenamento, ma a quanto pare il dolore era troppo forte e ha dovuto smettere di allenarsi. E dire che la speranza del tennis argentino aveva anche chiesto pubblicamente scusa per la provocazione. Chissà se Rafa Nadal, che alla finale tra l'altro nemmeno partecipa a causa di un infortunio, si sarà fatto una grassa risata alla notizia dell'inconveniente occorso al suo avversario? Di certo non si è divertito nei giorni scorsi quando hanno cominciato a circolare le immagini del sito www.Loscalzonesdenadal.com. che ha lanciato l'idea di far diventare gli slip di Rafa una bandiera, azzurra con i colori dell'Argentina. Torcida Tutti i diecimila spettatori della finale che si giocherà all'Estadio Islas Malvinas saranno muniti di uno slip da sventolare durante la sfida. Mar del Piata pullula di manifesti che pubblicizzano l'iniziativa e nel video si vedono tifosi di Del Potrò e compagni che girano per la città mostrando mutande gigantesche. Naturalmente il sito invita anche i tifosi spagnoli a munirsi di slip, questa volta rossi, da sventolare come incitamento alla loro squadra. Magari anche Ana Ivanovic si metterà a sventolare mutande dalla tribuna d'onore. La tennista serba, fidanzata di Verdasco sarà in Argentina per tifare Spagna.
I Reportages dall’Argentina
Riccardo Bisti, Tennis Best del 20.11.08
"GRINTA E CUORE"
Con ogni probabilità, la finale di Mar Del Plata sarà l’ultima presenza di Emilio Sanchez Vicario sulla panchina della Spagna. Qualche polemica di troppo, in particolare tra l’area tecnica e la presidenza, dovrebbe indurlo a lasciare l’incarico. Il catalano non parla dell’argomento, ma è chiaro che il suo sogno è chiudere da trionfatore, regalando alla Spagna un successo in trasferta dopo quelli casalinghi del 2000 (a Barcellona contro l’Australia) e del 2004 (a Siviglia contro gli Stati Uniti). Allora Emilio non c’era, e l’opportunità di passare alla storia è grande. Da giocatore è stato top-ten in singolare (di lui si ricorda una vittoria agli Internazionali D’Italia in finale, pensate un pò, proprio contro Alberto Mancini) e numero 1 in doppio (mitica la sua coppia con Sergio Casal). “Ma sono due tappe completamente differenti. Da giocatore la vivi in prima persona, sei giovane, pensi soprattutto a te stesso e a ottenere il meglio. Essere responsabile di una squadra è diverso. Credo che sia un premio alla mia carriera da giocatore, ed è una soddisfazione extra poter condividere certe esperienze con una generazione di tennisti che la Spagna non aveva mai avuto. E’ un privilegio, una fortuna. E inoltre c’è l’ammirazione per dei giocatori che hanno vinto più di me. Poi c’è uno scambio di esperienze, un insegnamento reciproco che permette di imparare sempre qualcosa, sia a livello tennistico che umano”. Ma adesso c’è da pensare a una finale di Coppa Davis, che Emilio considera come una sfida tra i due migliori paesi del mondo. “Non credo che Argentina e Spagna abbiano le migliori scuole tennistiche del mondo, però sono i paesi più competitivi, con più voglia di vincere e con i tennisti più lottatori. Ci sono scuole migliori: mi viene in mente quella francese, che a livello tecnico è probabilmente la migliore. Ma se vincono spagnoli e argentini un motivo ci sarà. La tecnica è importante, aiuta. Ma secondo me il cuore e la testa sono ancora più importanti. Per non parlare della condizione fisica. Ecco, in questo spagnoli e argentini sono i migliori”. Per Sanchez è un ritorno a Mar Del Plata, poiché era venuto a giocarci una ventina d’anni fa. E allora, oltre che di Argentina, l’occasione è buona per parlare di argentini. Vilas e Mancini, per esempio. “Vilas è un mito. Lo vedevo allenarsi ore e ore, a volte restava in campo anche per pranzare. Io gli domandai il perché, e lui rispose che abituarsi a stare in campo era la cosa più importante, che in una partita di cinque set si sarebbero visti i frutti. Mancini lo conosco meglio, è un giocatore della mia epoca. Aveva uno stile personale, ma si vedeva che faceva parte della “Scuola Vilas”. Poi ho scoperto che è stato seguito dallo stesso insegnante di Guillermo (Felipe Locicero, ndr), e la cosa non mi ha stupito. All’epoca eravamo rivali, quindi non siamo mai stati grandi amici. Ma abbiamo un’ottima relazione, ci rispettiamo molto”. Emilio è un bel personaggio, non ha paura di esprimere il suo pensiero. Se racconta qualche frottola, beh, la nasconde bene. Però nella sua esperienza di capitano ha imparato una cosa: svicolare dalle domande più scomode. Quando gli si chiede come si immagina lunedì 24 fa un sorriso e dice: “Sull’aereo! No, in realtà è difficile dirlo. L’unica cosa a cui tengo veramente è che i ragazzi diano tutto. Saremo più felici se porteremo la Davis in Spagna, ma tornare a casa con la consapevolezza di aver lottato su ogni palla sarà ugualmente una soddisfazione”. E fa lo stesso quando si tocca l’argomento Nadal e le sue presunte dichiarazioni: Rafa avrebbe detto che se il pubblico si comporterà male, la Spagna dovrà abbandonare il campo. “Adesso è in vacanza, probabilmente le ha fatte in precedenza e sono state estrapolate dal contesto. A Rafa è dispiaciuto non poter venire, ma è chiaro che siamo qui per giocare e non per andarcene”.
IL GIORNO DELLE SCUOLE
Sarà stato il prezzo esorbitante dei biglietti, che impedirà di esserci a gran parte dei marplatensi; oppure il sincero entusiasmo dei ragazzi delle scuole tennis. Qualunque sia il motivo, oggi i controlli si sono leggermente allentati e diverse centinaia di persone (soprattutto ragazzini) hanno potuto varcare i cancelli del Polideportivo Islas Malvinas. Un signore dotato di megafono diceva loro cosa fare (sostanzialmente il concetto era: “Silenzio assoluto durante gli scambi”): e loro, come soldatini obbedienti, eseguivano. Un lato lungo delle tribune si è sostanzialmente riempito, e i ragazzini hanno potuto assistere alle ultime fasi dell’allenamento della Spagna e, soprattutto, a quello dei loro beniamini. In casa spagnola si sono dedicati intensamente al doppio: da una parte Verdasco e Ventura, dall’altra Lopez e Granollers. Le indiscrezioni giornalistiche parlano di Lopez leggermente favorito per il posto di secondo singolarista, ma l’impressione è che sia Verdasco il più in forma tra i due. Il bel Feliciano sbagliava molto, ed è parso un pò nervoso. Va bene che allenamento e partita sono due sport diversi (basti pensare a Cedric Pioline, uno che in allenamento non la cacciava di là e poi ha fatto due finali Slam), ma certe sensazioni non saranno sfuggite a un capitano attento e scrupoloso come Emilio Sanchez. A proposito di capitani, Sanchez e Mancini hanno un punto in comune: collaborano molto con i coach dei giocatori. Durante gli allenamenti, infatti, si limitano a supervisionare il lavoro che i gocatori effettuano con i vari Davin e Jaite da una parte, Perlas e Piles dall’altra. Nel frattempo il simbolo della manifestazione, la gigantesca insalatiera, ha fatto il suo ingresso all’interno dell’impianto. La Coppona è già oggetto di curiosità ed interesse da parte dei presenti, e non crediamo di sbagliare se diciamo che è stata lei, ancor più dei giocatori, la più fotografata della giornata.
PIOGGIA DI SOLDI
E’ bello vedere che il tuo paese ti ammira, ma è ancora meglio che sia il mondo ad ammirare il tuo paese”. Con queste parole Juan Martin Del Potro ha voluto ringraziare la gente per l’affetto che gli sta dimostrando. Il messaggio è sincero, ma non esattamente spontaneo. Si tratta, infatti, di un breve filmato della campagna pubblicitaria preparata appositamente dalla Nike per la Coppa Davis. Già, perchè in Argentina non sono solo i tennisti a giocarsi tutto in questa finale. Anche le aziende vivranno in prima persona questa finale. Motivo? Diversi sponsor hanno puntato forte sulla finale di Coppa Davis, sulla quale hanno investito milioni di dollari. Questa finale, infatti, si sta rivelando uno degli eventi più importanti dell’anno sul piano del marketing sportivo. Lo è per il pubblico (disposto a comprare i biglietti dai bagarini a un prezzo 10 volte superiore al valore originale), e lo è per gli sponsor. Secondo gli organizzatori, la trentina di aziende legate alla finale di Coppa Davis spenderanno una cifra intorno ai 12 milioni di dollari. Per rendere l’idea, basti pensare che è il doppio rispetto ai Giochi di Pechino, ed è una cifra maggiore rispetto ai mondiali di rugby 2007, grande sorpresa del marketing “Made in Argentina”. I motivi? In primis l’appeal di campioni come Nalbandian e Del Potro, un target di clientela con un buon potere d’acquisto (in altre parole: la pubblicità è rivolta ai ricchi), e il fatto che il tennis sia praticato da tutte le fasce d’età. Un altro aspetto importante riguarda gli ascolti televisivi: da queste parti, la Coppa Davis è trasmessa da Tyc Sports, e se lo share è importante, si verifica un’interessante equilibrio tra pubblico maschile e femminile. Cosa che non accade in sport come il calcio. “Il tennis è uno sport con valori molto importanti per le aziende: il lavoro di squadra, la correttezza e la passione” ha fatto sapere Alejandro Signorelli, direttore del marketing di BNP Paribas, sponsor che dal 2002 regala nome e logo alla Davis.
ENIGMA DEL POTRO
Come sta Juan Martin Del Potro? Questa filastrocca è ormai un ossessione per gli appassionati argentini, sempre più infervorati all’idea di portarsi a casa la Coppa Davis. La Zuppiera è arrivata martedì sera a Mar Del Plata, e la gente del posto non ha nessuna intenzione di vedersela portare via. In fondo in fondo, non lo credono neanche. Tutti danno per favorita l’Argentina, da Roger Federer (“Vedo un 65% di chance per l’Argentina”) al più umile degli operai che armeggiano dalle parti del Polideportivo Islas Malvinas. L’unico dubbio, che di giorno in giorno diventa angoscia, riguarda proprio Del Potro, il Golden Boy del tennis albiceleste, l’angelo caduto dal cielo, colui senza il quale l’Argentina non sarebbe qui. Il nome di Del Potro, in questi giorni, è associato ad un paio di paranoie: la prima riguarda la stanchezza, la seconda l’ormai cronico dolore all’unghia del piede destro. Partiamo dalla stanchezza, tecnicamente definibile come “Jet-Lag”, ovvero la sensazione di spossatezza dopo un lungo viaggio. Essì, perchè “Palito” è arrivato lunedì da Shanghai, dopo 30 ore di volo. “Sono un pò stanco, è logico” ha raccontato al suo arrivo a Mar Del Plata “Il viaggio è stato terribile, non arrivavamo mai, ci siamo ridotti a camminare per l’aereo”. Ma poi ha iniziato a sorridere “Qui sono con la famiglia, gli amici. Quindi non importa se dormo meno”. Ok, ma come sta realmente il numero 1 del tennis argentino? La persona adatta a rispondere, probabilmente, è coach Franco Davin. “Lunedì sera io mi sono addormentato alle otto e mezza, mentre Juan è rimasto a cena con i compagni di squadra. Poi si è svegliato presto, e mi ha confidato che avrebbe preferito restare a letto...Il nostro obiettivo è farlo dormire a orari normali, farlo stare tanto sotto il sole e il meno possibile dentro il palazzetto. Di giorno in giorno va sempre meglio, e poi non ha preso nessun prodotto di quelli che si vendono per assorbire meglio un brusco cambio di orario”. Parole piene di fiducia, ma la realtà è che JMDP ha meno ore di allenamento rispetto ai suoi compagni. Per recuperare, nella giornata di ieri ha effettuato un intensa sessione con David Nalbandian, poi ci ha dato dentro con Mariano Puerta. La scelta dell’ex finalista del Roland Garros come sparring non è casuale: Puerta è mancino, proprio come Verdasco e Lopez, i papabili avversari di Del Potro nella giornata di venerdì. Nella pausa tra i due allenamenti, vale la pena ricordarlo, il tandilense si è concesso all’entusiasmo dei ragazzini, dispensando autografi per (quasi) tutti. C’è poi un altro problema: l’unghia dell’alluce destro, che gli causa molto dolore. “Adesso ha una bendatura differente” continua Davin “Quasi come se fosse un’infiltrazione. Il problema è che, se la partita si allunga, la soluzione perde effetto. Ad ogni modo questo è l’ultimo sforzo, e Juan lo fa molto volentieri. Vuole chiudere la sua grande stagione vincendo la Coppa Davis”. Eppoi si lascia sfuggire “Juan preferirebbe giocare per secondo, e non gli sarebbe dispiaciuto un campo un pò più lento...”
FURTO ALLA TV SPAGNOLA
Gli spagnoli hanno più volte ringraziato per l’accoglienza ricevuta a Mar Del Plata. “Dobbiamo solo dire grazie” ha più volte ribadito Emilio Sanchez. Non la pensano più così gli inviati di TVE, la televisione spagnola che coprirà l’evento. Il team composto da quattro persone, era arrivato nella “Ciudad Feliz” da appena dodici ore, e si era sistemato nel lussuoso Hermitage, hotel a 5 stelle. Neanche il tempo di adattarsi, e tutta l’attrezzatura professionale (telecamere, cavi, microfoni) è svanita nel nulla. “Sono certo che l’obiettivo non eravamo noi, ma i nostri tennisti” ha detto Oscar Nieto, uno degli inviati. Il sistema a circuito chiuso dell’Hotel Hermitage mostra un individuo scendere le scale dell’albergo con due grosse borse. “E’ lo stesso tizio che appena arrivati ci aveva avvicinati, spacciandosi per giornalista, e ci aveva chiesto numerose informazioni”. A parte la perdita delle attrezzature (del valore di circa 50.000 euro, comunque assicurate), gli inviati di TVE sono seccati per aver perso il materiale registrato nei giorni scorsi: l’atterraggio a Buenos Aires, un pranzo effettuato a Dolores e l’arrivo a Mar Del Plata. Nulla di tutto questo potrà essere mandato in onda.
“ Era da Roma che non mi riusciva di vincere un titolo importante. Probabilmente e’ per questo motivo che non ho chiuso sul 5-4. Ero un po’ nervoso e avvertivo molta pressione. Sono felice di aver mantenuto i nervi saldi nelle fasi conclusive.”
Novak Djokovic mostra la sua soddisfazione dopo la vittoria nella Masters Cup di Shanghai
Roger Federer e Bjorn Borg conversano ai piedi delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, Malesia, prima di un'esibizione.