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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Argentina e Spagna. Una finale senza Nadal
Stefano Semeraro, la Stampa del 21.11.08
Nadal non è la stessa cosa, ma è pur sempre la finale di Coppa Davis quella che s'inizia oggi a Mar Del Piata fra Argentina e Spagna. Il campionato del mondo a squadre di tennis è nato nel 1900 e forse avrebbe bisogno di una nuova formula - sede unica? - e di un calendario meno stressante per ritrovare il vecchio luccichio. La tendinite che ha già tenuto il n° 1 del mondo lontano dal Masters ha tolto il protagonista più atteso fra i gauchos (alla 3a finale, la prima in casa dopo quelle perse con Usa nell'84 e Russia nel 2006) e gli spagnoli che di Zuppiere ne hanno vinte due (2000-2004) e sono 2-0 nei precedenti. E' un' occasione storica per i sudamericani, che puntano su Nalbandian (n. 11 Atp) e sulla giovane stella Jüan Martin Del Potrò (n. 9), però dolorante ad un piede. In doppio capitan Mancini schiererà Calieri (n. 60) e Acasuso (48), mentre gli spagnoli si affidano in singolare a Ferrer (n. 12) e Lopez. Per il doppio Sanchez affiancherà a Lopez Fernando Verdasco, fidanzato della ex n. 1 Ana Ivanovic, annunciata in tribuna. «Avrei preferito giocare contro Nadal», ha detto Nalbandian. Ma per l'Argentina, che aveva allestito un campo indoor velocissimo e ha dovuto «rallentarlo» dopo il forfait dello spagnolo, va sicuramente meglio così. Il programma. Oggi: Nalbandian-Ferrer; Del Potro-Lopez. Domani (h 17): AcasusoCalleri/Lopez-Verdasco. Domenica (h 15): Del Potro-Ferrer; Nalbandian-Lopez. Diretta Raisport Più dalle 16 ;
Una storia Argentina Del Potrò a 20 anni sogna la Davis
Marco De Martino, il Messaggero del 21.11.08
“Palilo” sfida la storia. Palito in argentino vuoi dire stecchino, e stecchino e il soprannome di Jüan Martin Del Potrò, appena vent'anni, quasi due metri, quasi un fenomeno, numero 9 del mondo e tennista dell'anno in questo 2008 per l'Atp visto che ad aprile era ancora perso nelle secche del numero 81 del ranking ma poi ha vinto quattro tornei di fila e si e arrampicato fin quasi sulla vetta dell'Everest Schizzi del genere nel tennis non capitano quasi mai, ma a Del Potrò e capitato e adesso e l'idolo molto giovane di una nazione che sogna una cosa molto vecchia. In 108 anni di storia - il trofeo venne inventato da Dwight Davis, studente dell'università di Harvard, nel 1900 - l'Argentina non ha mai vinto la coppa Davis. Da oggi ci prova contro la Spagna nello stadio bollente di Mar del Plata, diecimila spettatori dentro e altri diecimila fuori in riva all'Oceano e davanti allo schermo gigante sistemato in spiaggia. II trappolone per la Spagna e pronto da tempo, da prima che si rottamasse Nadal impianto al coperto, campo veloce e tutta una città a ululare a un passo Gia II tennis e uno sport individuale, la Davis conta meno di uno Slam ma per i protagonisti delle due nazioni che vanno in finale e il modo pm semplice per diventare eroi Sulla terra, in Spagna e con Nadal in pista sarebbe stata durissima, quasi impossibile. Ma a campo invertito e con Rafa sulla sedia a dondolo di casa sua con il ginocchio destro ammaccato, la favola prende forma Oggi alle ore 16 italiane, diretta su Raisport, cominciano Nalbandian (n 11 ) contro Ferrer (n 12), due che si conoscono benissimo poi Del Potrò (n 9) contro Feliciano Lopez (n 31) nella sfida dei giovani più glamour del circuito. Si gioca al coperto e sul veloce Diecimila in tribuna e altri diecimila fuori visto che ha il fisico, ha fatto anche il modello, Feliciano Lopez, celebre per avere gli occhi più azzurri dell'Atp, domina invece ogni anno da diecimila anni la classifica dei tennisti più fascinosi stilata dalle colleghe della Wta. Domenica i singolari invertiti, mentre sabato sarà il giorno del doppio Calleri-Acasuso contro Lopez-Verdasco Verdasco, almeno lui, avrà il tifo della sua fidanzata in tribuna, la numero cinque del mondo e molto molto bella Ana Ivanovic. La Spagna ha vinto due Davis, nel 2000 e nel 2004 L'Argentina invece ha perso due finali, nel 1981 contro gli Usa e nel 2006 contro la Russia. II sapore vagamente storico della sfida traspare da due cose, soprattutto la prima è che l'Argentina in casa e imbattuta da dieci anni la seconda è che Del Potrò è chiamato al replay della strepitosa semifinale con la Russia vinta 3-2, quando porto due punti pesantissimi distruggendo prima Davydenko e poi Andreev lasciando ai poveretti 14 game in 6 set .Che farà caldo, allo stadio Malimas Argentinas, è certo, che invece il confronto potrebbe esplodere l'ha detto addirittura Nadal, arrivato a sentenziare «Se la situazione finirà fuori controllo la nostra squadra farà bene a ritirarsi» La risposta di "Palilo" non si e fatta attendere «Io stavolta devo giocarmi la vita» E infatti oggi, per non sentire dolore, prima di scendere in campo si farà una bella infiltrazione al piede destro tormentato da una piaga che l'ha già eliminato dal Master. Precedenti sul veloce Nalbandian-Ferrer 3-2, Del Potro-Lopez 21 Del Potrò modello al Masters di Shangha Si gioca al coperto e sul veloce Diecimila in tribuna e altri diecimila fuori.
Argentina-Spagna, è Davis da brividi
Piero Valesio, Tuttosport del 21.11.08
Da oggi a domenica nell'impianto di Mar del Plata dedicato alle Isole Malvinas (quelle che per il resto del mondo continuano a chiamarsi Falklands e per riconquistare le quali madama Thatcher spedì la Royal Navy ad affondare il General Belgrano) conteranno solo i presenti. Durante la finale di Davis che opporrà i padroni di casa dell'Argentina alla Spagna (seconda finale tutta latina della storia) non avrà alcun valore il fatto che Rafael Nadal sarà a Maiorca a seguire il match in tv. Avrà invece un peso enorme, in misura forse superiore a quanto mai successo prima, il comportamento di quelli (poco più di novemila) che affolleranno l'impianto. Perché per il tennis l'Argentina impazzisce, da i numeri. Talvolta troppa. Ne sa qualcosa Potito Starare (ricordate?) che nel febbraio scorso si è sentito preso a male parole per un'ora da un argentino di un certo peso, Diego Maradona, che ancora lungi dall'indossare i panni del compassato commissario tecnico della Selection, era a Buenos Aires per seguire il match fra l'azzurro e David Nalbandian; e davanti al fastidio che Potito stava causando al nobile avversario pensò bene di minarne l'autostima indirizzandogli un rosario di vituperie. Ne sa qualcosa Igor Andreev che nella semifinale di settembre (giocata sempre a Buenos Aires) ha subito un trattamento analogo dal pubblico presente dovendo scontare la colpa di allenarsi in Spagna. Una situazione che ben conoscono Jüan Ignatio Chela e la buonanima di Coria che, dopo essersi presi a spintoni e sputi con Hewitt in Australia nel 2005, invitarono espressamente quel simpaticone di Lleyton a presentarsi in Argentina per festeggiarlo a dovere. Quel pubblico che oggi sarà dotato di novemila paia di mutandoni con i colori argentini da sventolare: quei mutandoni che, con chiari riferimenti al dolce stil novo, Del Potrò aveva annunciato di voler «sfilare dal culo di Nadal» quando ancora si pensava che questi potesse essere della partita. Saranno quei novemila, un bomba pronta a esplodere, a poter influenzare l'esito della finale in modo sostanziale. Non per niente qualche giorno fa il grande assente ha mandato un messaggio chiaro dal suo letto di dolore: se si potrà giocare, bene. Se no prepariamoci a uscire dal campo. Noi italiani assisteremo alla possibile vittoria dell'Argentina non senza un vago senso di beffa dato che: 1) Del Potro-dall'unghia-dolorante (e si è pure morsicato la lingua in allenamento procurandosi un male del diavolo) è tennisticamente cresciuto anche in Italia; 2) Eduardo Infantino, che Del Potrò ha allevato, è un argentino italianissimo dato che oltre alla scuola di Tandil ha lavorato per anni in Italia e tuttora segue per conto della Fit la crescita dei giovani azzurri più promettenti 3) Nalbandian ha sangue piemontese da parte di nonna e dunque invece che a Cordoba, avrebbe potuto nascere a Front Canavese. Sgrunt
I Reportages dall’Argentina
Riccardo Bisti, TennisBest del 21.11.08
L'ORA DI FELICIANO
E così il primo dubbio si è sciolto sotto il sole di una Mar Del Plata assolata e (finalmente) calda, come si addice a una città di mare a pochi giorni dall’estate. Filtrava, la luce del sole, dalle tende del lussuoso Gran Hotel Provincial, ubicato nei pressi della famosa Playa Bristol. Si è svolta qui, alla presenza di moltissimi giornalisti e addetti ai lavori (nonchè di molti curiosi rimasti fuori), la cerimonia-sorteggio della seconda finale tutta latina nella storia della Coppa. Dopo mezzora di preamboli, cui hanno partecipato Daniel Scioli (presidente della Provincia di Buenos Aires), il presidente ITF Francesco Ricci Bitti e i vertici delle federazioni spagnola e argentina, alle 13.31 è arrivata la notizia che tutti aspettavano: sarà Feliciano Lopez il secondo singolarista della Spagna. “E’ stata una decisione difficile, perchè sia Lopez che Verdasco si sono allenati bene” ha detto Emilio Sanchez nella conferenza stampa post-cerimonia. “Però negli ultimi giorni Feliciano ha fatto la differenza. La scelta l’ho fatta nella mattinata di mercoledì”. Noi avremmo detto il contrario, ma tant’è. Non appena è stato fatto il nome di Feliciano, nella sala si è alzato un vivace brusio: erano le voci degli inviati di radio e TV argentine, tutte collegate in diretta. D’altra parte, qui a Mar Del Plata, l’esito di questo match è considerato una questione di vita o di morte. Persino l’esordio di Diego Armando Maradona come CT della nazionale di calcio è passato in secondo piano. El Pibe de Oro, tra l’altro, potrebbe arrivare in tempo per sostenere i suoi connazionali. Dice Nalbandian: “Si, credo che venga”. Gli fa eco Calleri, nel suo unico intervento in due conferenze stampa: “Diego ci ha sempre accompagnato, e mi piacerebbe che venisse”. Ad aprire la serie (ore 13 locali, 16 italiane, Diretta Rai Sport Più), per la soddisfazione degli argentini, saranno i due David: Nalbandian e Ferrer. E sebbene Nalbandian, con il suo fare perennemente scazzato, dica: “Per me non cambia niente, non ci sono problemi”, questo è l’ordine di gioco sperato da capitan Mancini. Giocando per primo, Nalbandian avrà qualche ora in più per recuperare in vista dell’eventuale doppio. Ore che non avrà Feliciano Lopez, in campo per secondo contro Juan Martin Del Potro. Il timore degli spagnoli, ovviamente, è che il bel toledano non possa reggere tre match al meglio dei cinque set. Timore, ovviamente, riportato a Capitan Sanchez: “Io ho la massima fiducia in Feliciano, e mi attendo che sia in grado di giocare il doppio. Non dovesse farcela, vedremo chi sarà in grado di rimpiazzarlo”. Come spesso (anzi, sempre) accade, il sorteggio del giovedì non ha svelato ciò che realmente accadrà nel fine settimana. Perchè il tabellone parla di un doppio argentino composto da Josè Acasuso e Agustin Calleri, ma vale la pena ricordare che David Nalbandian lo ha sempre giocato. E perchè cambiare proprio nell’occasione più importante? “Come ho detto più volte, la presenza di David in doppio dipenderà dall’esito e dall’intensità del suo primo match” ha ribadito Mancini “Chi sarebbe il suo eventuale compagno? Ho un’idea in proposito, ma non è il caso di dirlo ora”. Eppoi, se il match dovesse arrivare alla terza giornata, non è da escludere l’inserimento di Fernando Verdasco, magari al posto del “gemello” Lopez. Insomma, la Davis è a un passo. Sappiamo come inizierà, ma non abbiamo idea di come finirà. Di sicuro si parlerà solo in spagnolo, visto che lo stesso David Nalbandian si è rifiutato di fare una battuta in inglese. “Non c’è un traduttore? Qui siamo in Argentina”. E dopo alcune insistenze, si è limitato a dire: “It will be a tough match”. Dando un’occhiata alle statistiche, c’è un dato curioso: Ferrer conduce 6-3 su Nalbandian, sebbene l’argentino abbia vinto l’ultimo match (Parigi Bercy 2007). Intrigante. Al contrario, Del Potro è 2-1 su Lopez, ma in questo caso i precedenti non sembrano essere troppo significativi.
MATCH DELLA VITA
Due quarti di finale a Wimbledon. E’ questo, soprattutto, il biglietto da visita con cui Feliciano Lopez deve far paura agli argentini. E tanto basta per definirlo uno spagnolo atipico. Nato nella terra dei pallettari, non avrebbe sfigurato tra i grandi volleatori australiani. Di lui si è (troppo?) spesso parlato per le doti estetiche, che lo hanno reso un idolo del pubblico femminile, e che talvolta lo hanno distratto dal tennis. Ma sarebbe ingiusto limitarsi a questo. Perchè Lopez è un giocatore brillante, uno di quelli per cui vale la pena pagare il biglietto. Dotato di un servizio mortifero e grandi qualità acrobatiche nei pressi della rete, Lopez è (Nadal a parte) il miglior spagnolo sulle superfici indoor. In carriera ha vinto solo un titolo (Vienna 2004, guardacaso indoor, e battendo in finale un argentino, Guillermo Canas), ma al di là dei luoghi comuni la sua è stata una carriera solida, costante. Salvo il 2006, in cui ha vissuto qualche mese di crisi, il toledano è costantemente tra i top-30 da cinque anni, e questo deve far riflettere i detrattori. Si è tirato su grazie alla cura di Albert Costa, che gli ha insegnato a soffrire sul campo da tennis. Adesso, per effettuare un ulteriore salto di qualità, si è affidato a Josè Perlas, e già si vede un certo tipo di lavoro sul rovescio in topspin, storico punto debole del suo repertorio. La scelta di Emilio Sanchez, al di là di tutto, è rischiosa. Perchè il buon “Feli” non ha mai giocato un match veramente importante, e dovrà travestirsi da eroe proprio oggi, a 27 anni, sul Compocushion di Mar Del Plata. “Le proverò tutte” ha fatto sapere “La superficie mi aiuta, ma in realtà non è così veloce. Penso che si adatti a qualsiasi tipo di giocatore”. Quello contro Juan Martin Del Potro sarà il tipico match che può segnare una carriera. Vedremo se Feliciano sarà in grado di afferrare l’occasione.
VERA SODDISFAZIONE
Come ormai tradizione, la giornata del sorteggio della finale è anche quella dedicata alla conferenza stampa dei vertici ITF. Mai come in questa occasione c’era tanta carne al fuoco: in particolare, c’era da discutere sul perchè l’ITF (prima volta nella storia) ha scelto in prima persona la sede tra le due proposte dalla federazione argentina. E non a caso la prima domanda è arrivata da un giornalista de “La Voz del Interior”, giornale di Cordoba, la città sconfitta in extremis da Mar Del Plata. Erano presenti Francesco Ricci Bitti, presidente ITF, e Juan Margets, presidente del comitato della Coppa Davis. E’ stato proprio Margets a prendere la parola: “In merito alla scelta della sede, il Comitato della Coppa Davis ha detto tante cose. La situazione era del tutto inedita. La Federazione argentina ci ha proposto due sedi, e il Comitato ha scelto quella che riteneva più adatta. Nessuno ha detto che Cordoba fosse una cattiva sede, ma c’erano 7-8 aspetti da tenere in considerazione, come la disponibilità di hotel o la presenza di un aeroporto internazionale (o comunque ben collegato). Cordoba era leggermente superiore come capienza dell’impianto, ma a parte questo il Comitato ha ritenuto Mar Del Plata la sede più adatta. E’ una valutazione, e come tale è opinabile, ma secondo noi è stata la scelta migliore”. Nel corso della chiacchierata sono state fatte alcune allusioni sulla presunta influenza degli sponsor nella scelta della sede. “Assolutamente no, anche se giocare nella provincia di Buenos Aires era una priorità”. La diatriba per la finale 2008, tuttavia, porterà quasi certamente ad una regolamentazione. “In particolare per semifinali e finali, che coinvolgono un pubblico più globale, dovremo fare in modo che si giochi in sedi adeguate. Dovremo iniziare a parlare con le varie federazioni. Le possibilità sono diverse: per ogni nazione potremmo stabilire a priori la qualità delle sedi, o addirittura fare un ranking ITF sulle città più adatte. Ma è ancora presto per parlarne, vedremo. Di sicuro il regolamento attuale permette di effettuare la scelta migliore tra quelle proposte, ma non certo quella ottimale”. A partire dal 2009, la Coppa Davis distribuirà punti ATP. Nel “Best 18” di un giocatore sarà valutata come un torneo, il cui valore sarà una via di mezzo tra i Masters 1000 e i Masters 500. Tuttavia, Francesco Ricci Bitti tiene a precisare un concetto: “Se la Coppa darà punti non è per incentivare i migliori a giocarla, ma sarà un riconoscimento per il loro attaccamento alla nazione. A noi piace pensare che un tennista giochi la Davis per il piacere di farlo”. Si è parlato anche della congiuntura economica sfavorevole, che in qualche modo potrebbe condizionare anche il tennis. In questo senso, Ricci Bitti e Margets sono tranquilli. BNP Paribas, tra l’altro, è una delle banche meno colpite dalla crisi. “Gli accordi che abbiamo con i nostri sponsor sono tutti a medio e lungo termine” osserva Margets “E soprattutto sono distribuiti in tutte le zone del mondo. La situazione del tennis è realmente buona, inoltre ci sono mercati in forte ascesa come quello orientale”. Ricci Bitti è d’accordo: “Una cinquantina d’anni fa il tennis era uno sport d’elite, adesso non più. E’ molto popolare in Europa, Asia, Australia e nelle Americhe. L’Africa, nonostante alcuni paesi di grande tradizione, è ancora indietro. Per questo ci stiamo investendo molto”. L’impressione, al di là delle parole di circostanza, è che il nostro sport stia vivendo un buon momento. Lo si è visto durante i Giochi di Pechino, dove le star della racchetta erano le più ricercate dagli stessi atleti, e perchè lo stesso Comitato Olimpico Internazionale, facendo una graduatoria delle varie discipline, non ha dubbi nell’inserire il tennis come sport di “Fascia 1”. “L’ITF ha 205 federazioni affiliate, e in più una ricerca effettuata nel 2006 ha rivelato che, negli ultimi 20 anni, il numero di praticanti si è quadruplicato”. E questo fa ben sperare per il futuro. Non è forse vero, come dice Rino Tommasi, che dopo l’atletica leggera il tennis è lo sport più internazionale del mondo?
“Non ho mai creduto che una donna potesse giocare a rete con successo.”
Bill Tilden
Roger Federer e Bjorn Borg conversano ai piedi delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, Malesia, prima di un'esibizione.