Nonostante gli infortuni il talento ligure ha compiuti buoni progressi, sopratutto sul rosso. Si aspettano miglioramenti sulla tenuta mentale. Roberto Commentucci
Torneo Atp di Umago, 18 luglio 2008. Quarti di finale, sessione serale. In campo, Fabio Fognini, ventunenne azzurro, che sfida un avversario davvero particolare: lo spagnolo Carlos Moya, il mito della sua adolescenza. Quello stesso Carlos Moya che troneggiava in mille poster nella cameretta del Fabio 14enne, quel Moya vincitore di Parigi ed ex n. 1 del mondo, quel Moya che fu preso a modello dall’ex coach Caperchi, fotogramma dopo fotogramma, per l’impostazione del gesto di diritto della giovane promessa ligure.
Fabio è motivatissimo, parte a mille: ottiene subito un break, sale 2 a 0, ma poi si deconcentra e si fa riagganciare. L’azzurro tiene a bada l’emozione, sfodera forse la miglior prestazione della stagione, e pur tra alti e bassi, vince il primo set 64. Il suo rendimento sale ancora nella seconda partita. Servizi potenti, diritto pesante, ricami con la palla corta, improvvisi blitz verso la rete, conclusi con volèe ben piazzate. Uno spettacolo. Moya, che ad Umago vanta la bellezza di 4 titoli vinti, non ci si raccapezza, costantemente anticipato dal ligure. Fabio sale 5 a 2 e vede il traguardo, può servire per il match. Va sedersi al cambio campo con mille pensieri nella testa, la tensione che lo assale, lo blocca… Manca un match point, si irrigidisce, e finisce per farsi brekkare. Ansia. Ma l’azzurro riesce a dominarsi, torna padrone dei suoi nervi e chiude il match nel game successivo, per poi andare a stringere la mano, raggiante di gioia, al suo idolo di ragazzino.
E’ semifinale, una delle 3 semifinali Atp conquistate nel 2008 da Fabio Fognini, ed è best ranking, al n. 66 Atp. Il momento più bello della stagione, per Fabio. Ma anche un match, quello con Moya, che racconta nel bene e nel male l’attuale fisionomia tecnica del ragazzo, un tennista dal repertorio piuttosto completo e già temibile ad alto livello sul rosso, capace di momenti di ottimo tennis, ma che ancora non riesce a stare con la testa nella partita abbastanza a lungo, con vuoti mentali improvvisi e a volte prolungati, che finisce per pagare duramente.
Vediamo nel dettaglio come è stata questa annata per Fabio Fognini, che a fine 2007 era stato il più giovane azzurro ad entrare nei primi 100 dai tempi di Andrea Gaudenzi, ben 15 anni fa.
L’attività.
Il ragazzo di Arma di Taggia inizia il 2008 a Melbourne, dove fa il suo esordio nel tabellone principale di uno Slam per diritto di classifica. E subito iniziano i rimpianti, per un match di primo turno quasi vinto contro l’americano Russell, e poi ceduto di schianto dopo aver condotto 3 a 1 nel set decisivo. Il ligure trova la forma migliore in febbraio nel circuito sudamericano su terra rossa, dove batte avversari di spessore come Chela, Schwank, Montanes, centrando la prima semi Atp dell’anno, a Costa do Sauipe. E dove gioca un epico match di secondo turno contro David Nalbandian (e contro lo scatenato pubblico argentino) sull’infuocato centrale di Buenos Aires, arrendendosi solo dopo una lunghissima battaglia e dopo aver condotto – anche qui – per 3 a 1 nel set decisivo. Si arriva al cemento americano di primavera. Fabio si qualifica ad Indian Wells, fa in tempo a giocare due discrete partite con Schuettler e Mathieu quando ecco che arriva la doccia fredda: lesione al polso sinistro, urge intervento chirurgico, tutore, riabilitazione. Fanno tre mesi di stop, e tutta la stagione sulla terra europea, Roma compresa, va a farsi benedire. Fabio non si perde d’animo. Approfitta della sosta forzata per lavorare su se stesso e sul suo tennis, dato che l’infortunio gli impedisce in pratica solo di giocare il rovescio a due mani. Continua a potenziarsi fisicamente, lavora sul servizio, affina il back di rovescio, la tecnica di corsa, il gioco al volo. Il rientro nel circuito è promettente: subito semifinale Atp a Varsavia, con lo scalpo di Willy Canas appeso alla cintura. Dopo una negativa parentesi sull’erba, Fognini riesce ad ottenere altri buoni risultati sul rosso: si aggiudica i due challenger di Torino e di Genova, e coglie come detto una terza semifinale Atp ad Umago. Sono invece negative le esperienze sul cemento americano (con un altro match possibile perso sul filo di lana, quello con il mancino americano Odesnik al primo turno dell’US Open) e quelle nei tornei indoor di fine stagione, dove però Fabio arriva in condizioni fisiche precarie. E’ successo infatti che ai primi di settembre, nella sua partita di esordio in Davis, contro il lettone Gulbis a Montecatini, Fabio nel rincorrere generosamente una palla corta si è procurato una lesione al menisco esterno del ginocchio sinistro. Dopo qualche incertezza, il ligure torna sotto i ferri. Si chiude così, anzitempo, la stagione, una stagione davvero sfortunata. Fabio è più o meno dove aveva iniziato l’anno, intorno alla 90a posizione del ranking. Il bilancio complessivo nei tornei Atp parla di 16 vittorie e 18 sconfitte, mentre sulla terra il saldo è notevolmente migliore: 12 vittorie e 7 sconfitte.
Il best 18 di Fabio.
In questa annata acefala, Fognini ha potuto giocare solo 23 tornei, ed il suo best 18 è in realtà un best 15, nel senso che i suoi 493 punti sono stati ottenuti in appena 15 eventi. Ciò significa che il ligure non ha alcun punto da scartare, e potrà salire rapidamente in classifica. La terra rossa fa la parte del leone:qui Fabio ha raccolto ben 420 punti, l’85%. Il resto viene dal cemento all’aperto, con qualche match vinto fra Indian Wells, Washington e New Haven (dove ha sconfitto, per la seconda volta in due incontri, l’altro azzurro Simone Bolelli). Rispetto allo scorso anno, quando Fabio aveva raccolto fuori dal rosso oltre un punto su quattro, la performance sul veloce è leggermente peggiorata. Molto positiva è invece la drastica riduzione del contributo dei challenger: nel 2007 la classifica di Fognini si basava per oltre il 60% sui punti ottenuti in nel circuito minore. Quest’anno invece Fabio ha giocato solo 3 challenger (vincendone 2) e il 72% dei suoi punti è stato conquistato a livello Atp. Una differenza importante.
Il livello di gioco e l’evoluzione tecnica.
Nonostante gli infortuni, il ligure ha dimostrato di aver compiuto notevoli progressi. Nel 2007, per mettere insieme i 444 punti che ha conquistato, Fabio aveva dovuto giocare oltre 100 partite ufficiali. Quest’anno, ne ha conquistati 50 in più giocando molto meno, e ad un livello più alto. In tutto il 2007 aveva battuto 3 top 100, in questa stagione ne ha sconfitti una decina. I progressi più evidenti Fabio li ha compiuti soprattutto nella pesantezza di palla (sia nei fondamentali da dietro, sia nella prima di servizio, che ora supera spesso i 200 orari). E’ il frutto di un incessante, certosino lavoro di potenziamento muscolare. Inoltre, si è vista una maggiore varietà nel repertorio tecnico. Il ligure ha acquisito più fiducia nelle sue doti di tocco, ha affinato la palla corta, e ha dimostrato di sapersi muovere piuttosto bene nei pressi della rete, anche grazie alla notevole rapidità nello spostamento in avanti.
I margini di miglioramento del ligure sono ancora tanti. In primo luogo, è necessario crescere ulteriormente al servizio, o sarà difficile ottenere buoni risultati sui campi veloci. Fabio ha sì una prima palla molto incisiva, ma deve assolutamente alzare la % di prime in campo e soprattutto deve irrobustire parecchio la seconda, che ad alti livelli, sul duro, non è ancora abbastanza consistente. Probabilmente, tuttavia, l’aspetto dove Fabio deve ancora crescere maggiormente è quello mentale. In primo luogo, nella capacità di restare più concentrato e focalizzato durante i match, limitando le pause agonistiche che troppo spesso si concede, talvolta proprio nei momenti decisivi. E in secondo luogo, va detto, l’azzurro deve migliorare il proprio atteggiamento in campo, evitando di comportarsi come nei match con Safin a Wimbledon e con Monfils a Madrid, tra l’altro ripresi dalla tv, che hanno proiettato fra il pubblico una immagine del ligure che non gli rende giustizia. Fognini quando gioca deve sforzarsi di assumere un linguaggio del corpo meno indolente, deve cercare di apparire meno sprezzante, di migliorare insomma il proprio comportamento nei confronti del pubblico, dei giudici di linea, degli arbitri. Fabio è un bravissimo ragazzo, onesto, sincero, molto stimato da tutti nell’ambiente, ed è un professionista serio e volenteroso, che si allena con grande impegno e determinazione. E’ un patrimonio del tennis italiano. Come ha dichiarato Riccardo Piatti, ha il potenziale per arrivare nei primi 15. Purtroppo una volta in campo si trasforma. Ma deve riuscire a dominarsi.
Se arriverà ad assumere un atteggiamento più positivo, ne beneficierà non solo a livello mediatico, ma anche, e soprattutto, in termini di risultati agonistici.
La programmazione.
E’ difficile giudicare la programmazione in un anno così travagliato dai malanni fisici. Tuttavia, come detto, Fabio non si è nascosto e, pur con l’esigenza di puntellare la classifica, ha limitato al minimo indispensabile la partecipazione ai tornei challenger ed ha affrontato senza paura anche i tornei sul veloce e quelli indoor, certificando la dichiarata ambizione a migliorarsi e completarsi come giocatore. L’impressione è che mentre sul cemento all’aperto il ligure sia piuttosto vicino ad acquisire una buona competitività ad alto livello, sui campi indoor e sull’erba la strada da percorrere sia parecchio più lunga.
Conclusioni
Nonostante gli infortuni ne abbiano frenato la crescita in classifica (è lecito pensare che avesse potuto giocare i tornei europei sulla terra ora sarebbe vicino alla 50° posizione) si è trattato di una stagione importante per Fabio. Ha esordito in Coppa Davis (purtroppo portando a casa per ora una sconfitta e un infortunio al menisco), ha iniziato a battere giocatori importanti, ha mostrato sprazzi di gran gioco e progressi in molti settori, che testimoniano la bontà del lavoro svolto dal suo team (oltre a Riccardo Piatti, il coach Oscar Serrano, il preparatore atletico Salva Sosa).
Il futuro del ligure si può racchiudere in tre parole, dal contenuto augurale: salute, continuità, maturità.
Roberto Commentucci
“Credo nella libertà di stampa, ma cosa ne pensate della libertà dalla stampa?”
Martina Navratilova a proposito della stampa inglese
Andre AGASSI vs. Pete SAMPRAS (sempre pernici...), con la Gazzetta dello Sport