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ATP 2008

Il ballo dei debuttanti

Nel 2008 undici giocatori hanno conquistato il loro primo titolo ATP. Una lista guidata da Juan Martin Del Potro e Jo-Wilfried Tsonga (unici top-10); tra gli altri Nishikori, Cilic e Petzschner. Mastroluca

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Non più solo Federer-Nadal. Il 2008 ha dimostrato che il tennis maschile sta vivendo un importante processo di innalzamento del livello medio delle prestazioni con nuovi protagonisti che guadagnano il proscenio della gloria. Non è un caso, infatti, che nel 2008 undici giocatori hanno alzato il loro primo trofeo ATP: nel 2007 erano stati solo in cinque, il dato più basso dal 1983. Tra gli iscritti al “ballo dei debuttanti”, i nomi più illustri sono certamente quelli di Del Potro e Tsonga. Il nostro viaggio, però, inizia da Delray Beach e dal trionfo di un giapponese dal sangue yankee.

Un ragazzino educato che a 13 anni lascia la sua famiglia nella prefettura montagnosa di Shimane, nella regione del Chugoku, in Giappone e si trasferisce in America senza sapere una sola parola di inglese. Quel ragazzo, Kei Nishikori, è oggi il più giovane top-100 in classifica. Suo padre, Kiyoshi e sua madre, Eri, insegnante di piano, gli hanno messo in mano una racchetta a cinque anni. E hanno scoperto di avere un figlio benedetto dal dio del tennis. Nishikori, dopo aver superato le selezioni a Tokyo, parte per il tempio della racchetta, l'accademia di Nick Bollettieri a Bradenton. Gabe Jaramillo, Head Coach dal 1981, costituisce un'equipe di 14 persone per costruire la carriera di quel giovanotto chiuso dal dritto dirompente e dal servizio ancora da assemblare. “Un giorno” racconta Jaramillo, “gli avevamo chiesto di giocare contro uno dei nostri migliori ragazzi, Philip Bester, alle sei di sera. Avevamo pubblicizzato la partita praticamente ovunque. Kei non voleva giocare, ma scese in campo e vinse alla grande. Da allora iniziò a credere in se stesso”.

Proprio la fiducia gli ha permesso di arrivare a Delray Beach senza niente da perdere e giocare senza inibizioni. Così ha superato le qualificazioni, ha annullato quattro match point alla testa di serie numero 3 Sam Querrey e in finale ha rimontato un set (per la terza volta nel torneo) e battuto James Blake 36 61 64. Nishikori è diventato il primo giapponese a vincere un torneo dal 1992 e soprattutto, a 18 anni, un mese e 19 giorni, il più giovane tennista a vincere un torneo dal 1998, quando Hewitt si impose ad Adelaide a 16 anni, 10 mesi e 18 giorni.

In stagione, Nishilori ha scalato 223 posizioni nel ranking, passando dalla posizione 286 alla numero 63 e chiudendo con un record di 16-12, illuminato anche dalla semifinale di Stoccolma, persa con Soderling.

Passiamo da samurai a Samurai. Così è infatti soprannominato Sam Querrey, giocando sul suo nome di battesimo e sul significato della parola, che in giapponese significa “servire”, che è il suo atout principale. Nella città del gioco, delle luci e dei casinò vince la sua scommessa col destino. Il 20enne californiano, che ha rinunciato ad una borsa di studio della USC per tentare la strada del professionismo, al terzo anno di carriera mette idealmente la prima medaglia sul bavero della giacca. Salva un match point al primo turno con Grosjean, poi batte Kiefer, Canas e arriva alla finale di Las Vegas dove rimonta un set e la spunta sul sudafricano Kevin Anderson.

Capace di vincere anche sul rosso (elimina Seppi a Montecarlo prima di arrendersi a Federer e i giornali americani di lui scrivono che “è una specie in via d'estinzione, un americano che vince sulla terra), Sam si arrampica fino agli ottavi degli Us Open, dove si ferma contro Nadal, e in semifinale a Delray Beach e Indianapolis. Così per la prima volta in carriera entra nei primi 50, chiudendo la stagione al n.39.

Forse il nome di Christian Miniussi vi dice poco. Eppure era l'ultimo lucky loser ad aver vinto un torneo, a Sao Paulo, nel 1991. Il 5 marzo il suo nome però sparisce dagli almanacchi. A Zagabria trionfa infatti Sergiy Stakhovski, 22 ucraino che si allena in Repubblica Ceca. Entrato in tabellone per il ritiro di Llodra, ha trovato il modo di farsi sportivamente “odiare” da tutta una nazione, avendo battuto i due beniamini di casa, Karlovic e soprattutto Ljubicic, in finale. Per lui è una prima volta assoluta: alle spalle infatti ha solo una finale persa a livello challenger.

Il titolo gli vale un salto dalla posizione 209 alla 123 nel ranking, ma i miglioramenti non sono finiti. Chiude infatti al n.73 e diventa il primo ucraino ad entrare nei top ten dopo il suo grande idolo, Andrei Medvedev (n.58 a fine 2000). “Se gioco a tennis è grazie a lui” confessa al sito dell'ATP.

Nell'anno sportivamente migliore della sua storia, la Spagna aggiunge altri due nomi all'elenco dei vincitori di tornei. Mentre Ferrer supera Almagro a Valencia, Marcel Granollers, 22enne da Barcellona, emerge da una finale difficile, quasi compromessa contro James Blake, a Houston. Lo spagnolo, che vivrà da riserva la vittoria in Davis, in semifinale sembra spacciato: è sotto 36 35 contro Wayne Odesnik, ma riesce a rimontare. In finale parte bene, va subito 3-0 sopra, brekka per andare 5-4 e chiude il primo set. Blake vince il secondo e schizza 3-0 nel terzo. Ancora una volta spalle al muro, Granollers si tira fuori. “Mi piace essere aggressivo e solido da fondo” dice di sé il giovane catalano che ha migliorato di 76 posizioni la sua classifica, grazie anche ai quarti ad Acapulco, Varsavia e Amersfoort.

Proprio nel torneo olandese, un altro catalano, residente pure lui a Barcellona, diventa il sesto spagnolo ad aggiudicarsi un torneo nel 2008. Albert Montanes, 27 anni, è il più anziano del gruppo dei “debuttanti di successo”. Lo spagnolo perde solo un set in tutto il torneo, in finale (la quinta della carriera) contro il campione in carica, il belga Steve Darcis. Alla fine ne emerge, vincendo 16 75 63, e si conferma nei top 100 per l'ottava stagione consecutiva.

La più bella storia della stagione arriva da Gstaad. Tra i monti svizzeri Victor Hacescu, che ha saltato quasi tutto il 2006 per un infortunio prima ad una costola poi alla schiena, e nel 2007 ha recuperato più di 100 posizioni, alza la sua prima coppa. Il rumeno arriva a Gstaad dopo aver giocato solo cinque match nel circuito maggiore, ma per una settimana torna quello del 2005, capace di arrivare al numero 35 del ranking. Salva tre match point al secondo turno contro Karlovic e in finale concede appena sette game a Igor Andreev. Diventa così il primo rumeno dal 2001 a vincere un torneo (l'ultimo era stato Pavel a Montreal).

Da quest'anno la Croazia ha un nuovo numero 1, Marin Cilic, che ha chiuso al numero 22 e a New Haven ha tolto lo zero alla casella tornei ATP vinti. Di ritorno da Pechino, il 19enne di Zagabria beneficia di un bye al primo turno e del ritiro di Troicki al secondo. Il riposo supplementare lo porta fino alla finale e al successo 64 46 62 su Mardy Fish. Allo stesso momento della stagione, l'anno scorso, Cilic era fuori dai primi 100 e perdeva al primo turno di quali a Flushing Meadows contro il giapponese Go Soeda.

Ottobre regala due ulteriori componenti al gruppo, Philipp Petzschner e Igor Kunitsin, che arrivano al traguardo del primo torneo in carriera lo stesso giorno, rispettivamente a Vienna e Mosca. Il tedesco, soprannominato Picasso, mette tutto il suo genio sul tappeto austriaco dove diventa il terzo qualificato a vincere un torneo dopo Nishikori e Simon, e il primo tedesco a riuscirci dal 2001. Il russo, invece, dimostra di trovare a Mosca il suo habitat migliore. Dopo la semifinale del 2007, che aveva perso con Safin, il 27enne residente a Vladivostok si prende una vendetta sportiva, supera Marat per chiudere la stagione al n.44 con un balzo avanti di 72 posizioni.

C'è un po' di Marat anche nella storia di Del Potro, uno dei principali protagonisti della stagione tennistica. “Voglio avere il gioco di Safin e la solidità di Hewitt” confessa in un'intervista. Il turning point della stagione per il 20 enne di Tandil arriva subito dopo l'eliminazione al secondo turno a Wimbledon (contro Wawrinka). Superati i problemi alla schiena che l'hanno frenato nelle ultime stagioni, Del Potro a Stoccarda inizia la sua serie di 23 successi consecutivi nonostante un tabellone difficile (vittoria in finale su Gasquet in due set). Una serie che lo porterà a trionfare a Kitzbuhel (su Melzer), Los Angeles (su Roddick) e Washington (su Troicki). In dodici prima di lui avevano vinto le prime quattro finali giocate. Nessuno però aveva giocato le sue prime quattro finali in carriera in altrettante settimane. La serie di vittorie si interrompe ai quarti agli Us Open, contro Murray. Il suo record stagionale di 46-16 e la finale di Tokyo gli sono valsi l'ingresso in top-10 e la partecipazione al Masters di Shanghai.

Torneo dove la partita a tratti più bella, servita però da base per criticare la formula del torneo di fine stagione, ha visto di fronte il già qualificato Djokovic e il già eliminato Tsonga. I due, protagonisti della finale degli Australian Open, si erano ritrovati anche in finale a Bangkok, dove Tsonga ha vinto il suo primo torneo, bissando la gioia poche settimane dopo al Masters Series di Parigi Bercy. Nonostante i tre mesi di assenza per l'operazione al ginocchio, il “Cassius Clay” del tennis ha raggiunto tre semifinali (Adelaide, Casablanca e Lione) e ha chiuso la stagione al n.6, primo dei francesi, appena una posizione sopra il connazionale Simon. È la prima volta dal 1986 (n.4 Noah e n.6 Leconte) che due francesi chiudono la stagione tra i primi 10.

Chiudiamo con i propositi per l'anno che verrà, augurandoci che nel 2009 si possa aggiungere un italiano all'elenco dei vincitori di tornei. Seppi è andato più vicino degli altri, con la semifinale di Montecarlo e il successo di Rotterdam su Nadal. Ma l'ultimo nome è ancora quello di Filippo Volandri, che si impose a Palermo nel 2006.

Tra i top 100 sembra arrivato a maturazione Ernests Gulbis, che potrebbe presto togliersi le prime importanti soddisfazioni, mentre ci si potrebbe aspettare un salto di qualità da Schwank (ottimo nei challenger sul rosso) e dall'imprevedibile Tipsarevic. Tra i giovani, due nomi potrebbero raggiungere ribalte importanti: il taiwanese Hsun-Lu e il francese Chardy (classe '87) rivelatosi al Roland Garros. Scendendo oltre i primi 100, il più accreditato ad alzare il primo trofeo in carriera sembra Dudi Sela, che ha visto alzare di molto le sue quotazioni dopo la finale al torneo di Pechino persa da Roddick, ma giocata divinamente per almeno un set e mezzo.
 

Alessandro Mastroluca

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